Rendicontazione di sostenibilità

Rendicontazione di sostenibilità

Cosa sono gli ESRS: standard e novità della revisione 2026

Cosa sono gli ESRS: standard e novità della revisione 2026

Guida per le aziende, aggiornata a luglio 2026

Foto primo piano Sharon Ridolfo
Sharon Ridolfo
Illustrazione che mostra come il quadro normativo CSRD conduca ai principi ESRS, che strutturano i dati utilizzati per redigere il bilancio di sostenibilità aziendale.

Cosa sono gli ESRS e cosa significa l’acronimo

L’acronimo ESRS indica gli European Sustainability Reporting Standards, in italiano principi europei di rendicontazione di sostenibilità. Sono stati introdotti per uniformare le informazioni pubblicate dalle aziende e renderle più confrontabili all’interno dell’Unione europea.

Infografica sulla struttura degli ESRS: funzione degli standard, ruolo di EFRAG, ESRS 1 e 2 e suddivisione tra standard ambientali, sociali e di governance.

Gli standard traducono gli obblighi generali della CSRD in requisiti informativi. La direttiva definisce il perimetro delle imprese soggette alla rendicontazione e i principi generali da rispettare. Gli ESRS stabiliscono quali informazioni devono essere valutate, come devono essere organizzate e quali elementi devono accompagnare i dati pubblicati.

La rendicontazione deve permettere di comprendere gli impatti generati dall’impresa sulle persone e sull’ambiente, insieme ai rischi e alle opportunità di sostenibilità che possono incidere su risultati economici, flussi finanziari, accesso ai capitali e continuità operativa.

Queste due prospettive spiegano perché gli ESRS richiedano informazioni ambientali, sociali e di governance collegate al modello di business. Un valore numerico deve essere accompagnato da elementi sufficienti a comprenderne il perimetro, la metodologia di calcolo, le ipotesi utilizzate e l’eventuale collegamento con politiche, azioni e obiettivi aziendali.

L’elaborazione tecnica degli standard è affidata a EFRAG, organismo indipendente che supporta la Commissione europea in materia di rendicontazione finanziaria e di sostenibilità. La Commissione adotta poi gli ESRS attraverso atti delegati. La prima versione è stata introdotta con il Regolamento delegato UE 2023/2772, consultabile anche nella versione ufficiale italiana su EUR-Lex.

Il rapporto tra EFRAG ed ESRS è quindi di natura tecnica: EFRAG sviluppa le proposte e gli strumenti applicativi, mentre la Commissione europea è responsabile dell’adozione normativa. Le guide di implementazione pubblicate da EFRAG approfondiscono in particolare la doppia materialità, la catena del valore e la lista dei datapoint ESRS.

Per le imprese, questa struttura rende necessario anticipare il lavoro rispetto alla pubblicazione del report. Responsabilità, fonti, controlli e frequenza di aggiornamento devono essere definiti durante l’esercizio, evitando di concentrare la raccolta delle informazioni nelle settimane precedenti alla rendicontazione.

Quali sono gli standard ESRS

La struttura degli ESRS comprende due standard trasversali e dieci standard tematici.

ESRS 1 – Requisiti generali contiene i principi da seguire per preparare la dichiarazione di sostenibilità. Disciplina la doppia materialità, il perimetro di rendicontazione, la catena del valore, gli orizzonti temporali, l’uso delle stime e le caratteristiche qualitative delle informazioni.

ESRS 2 – Informazioni generali definisce le informazioni trasversali sull’impresa. Comprende governance, strategia, modello di business, processo di valutazione della materialità e modalità utilizzate per gestire impatti, rischi e opportunità.

I cinque standard ambientali coprono i principali temi legati alle attività e alle risorse naturali:

  • ESRS E1: cambiamenti climatici;

  • ESRS E2: inquinamento;

  • ESRS E3: risorse idriche e marine;

  • ESRS E4: biodiversità ed ecosistemi;

  • ESRS E5: uso delle risorse ed economia circolare.

Gli standard sociali comprendono ESRS S1 sulla forza lavoro propria, ESRS S2 sui lavoratori nella catena del valore, ESRS S3 sulle comunità interessate ed ESRS S4 su consumatori e utilizzatori finali.

L’area della governance è coperta da ESRS G1, dedicato alla condotta aziendale. Lo standard affronta temi quali cultura d’impresa, prevenzione della corruzione, rapporti con i fornitori e pratiche di pagamento.

La presenza di uno standard nell’architettura degli ESRS non comporta automaticamente la pubblicazione di tutte le informazioni che contiene. L’azienda deve prima determinare quali temi siano materiali e successivamente individuare i requisiti informativi applicabili.

Per un gruppo articolato, questa valutazione deve tenere conto delle differenze tra società, stabilimenti, attività e aree geografiche. Un tema può essere rilevante soltanto per una parte del perimetro. I dati devono quindi essere consolidati con criteri comuni, conservando la possibilità di distinguere le situazioni specifiche che incidono sul risultato complessivo.

Gli ESRS possono inoltre essere letti in relazione ad altri sistemi di rendicontazione. Il confronto tra GRI ed ESRS è particolarmente rilevante per le imprese che utilizzavano già i GRI Standards prima dell’introduzione della CSRD. I due sistemi condividono diversi temi, ma gli ESRS includono requisiti specifici legati alla doppia materialità e alla normativa europea.

Per le aziende non soggette alla CSRD, lo standard VSME rappresenta invece un riferimento volontario più proporzionato. Può essere utilizzato dalle PMI per strutturare i propri dati e rispondere alle richieste informative di clienti, banche e aziende capofiliera senza applicare l’intero impianto ESRS.

La revisione degli ESRS del 2026: cosa cambia

La revisione adottata dalla Commissione europea nel luglio 2026 interviene sulle difficoltà osservate durante la prima applicazione degli standard. Il nuovo impianto è più breve, riorganizza diversi requisiti e introduce flessibilità pensate per ridurre il carico amministrativo mantenendo informazioni rilevanti, affidabili e confrontabili.

La revisione si inserisce nel percorso avviato con il Pacchetto Omnibus, che ha modificato il quadro europeo della rendicontazione di sostenibilità, intervenendo sia sul perimetro della CSRD sia sulle tempistiche di applicazione.

Infografica sulle principali novità della revisione ESRS 2026: riduzione dei datapoint, minori costi di reporting, nuovo approccio alla materialità e applicazione dal 2027.

Secondo la Commissione europea, la nuova versione riduce di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di più del 70% il numero complessivo dei datapoint. Le modifiche dovrebbero abbassare i costi di rendicontazione di oltre il 30% per impresa.

Durante il webinar organizzato da Metrikflow in collaborazione con EFRAG dedicato alla revisione degli ESRS, Michele Dicorato di EFRAG ha richiamato tre criteri centrali nel nuovo impianto: materialità, corretta rappresentazione e utilità dell’informazione.

Questi criteri richiedono alle aziende di spiegare perché un’informazione sia significativa e come contribuisca a rappresentare la situazione aziendale. La revisione punta a limitare le rendicontazioni costruite attraverso una successione di dati formalmente corretti, ma poco collegati al modello di business e alle decisioni dell’impresa.

Un cambiamento rilevante riguarda la valutazione di doppia materialità. La nuova versione chiarisce l’utilizzo di un approccio dall’alto verso il basso, nel quale la direzione parte dalla conoscenza dell’azienda, delle sue attività e dei suoi principali impatti, rischi e opportunità.

Michele Dicorato ha sottolineato come questo approccio attribuisca maggiore responsabilità al management. La valutazione non può ridursi all’esecuzione meccanica di una sequenza di controlli. Le conclusioni devono essere motivate e sostenute da informazioni fedeli, comparabili e verificabili.

La revisione introduce inoltre semplificazioni relative alle informazioni difficili da ottenere lungo la catena del valore, alle acquisizioni e cessioni avvenute durante l’esercizio e alle attività non significative. Vengono chiariti anche alcuni criteri di presentazione, compresa la possibilità di inserire una sintesi iniziale della dichiarazione di sostenibilità.

L’esperienza di Evoca Group

Il Gruppo Evoca è leader mondiale nella produzione di macchine da caffè professionali e distributori automatici per il consumo fuori casa, forte di oltre 90 anni di tradizione nel settore del caffè e della distribuzione automatica. 

Il contributo di Giusi Bonini, Chief Sustainability Officer di Evoca Group, mostra l’effetto operativo della precedente struttura. In preparazione alla CSRD, il gruppo aveva svolto una valutazione di doppia materialità dalla quale era emersa la necessità di analizzare e potenzialmente rendicontare oltre 1.200 datapoint.

Per un’organizzazione con quattro siti produttivi e più di quindici società commerciali, questo livello di dettaglio spostava gran parte delle risorse verso la ricerca e la raccolta dei dati. Secondo Bonini, molte delle informazioni richieste non miglioravano in misura proporzionata la comprensione dell’azienda e dei suoi obiettivi.

La sua valutazione della revisione è quindi positiva, perché il nuovo impianto permette di concentrare l’analisi sugli elementi realmente rilevanti. La riduzione dei datapoint, nella sua esperienza, aiuta a recuperare una visione complessiva senza mettere in discussione l’importanza delle misurazioni e degli indicatori.

Il lavoro già svolto dalle imprese mantiene comunque una propria utilità. La mappatura realizzata in preparazione alla CSRD consente di sapere quali informazioni esistono, dove sono conservate e chi ne è responsabile. Le aziende possono quindi adattare il sistema alla nuova versione, eliminando le attività non più necessarie e mantenendo le procedure che supportano decisioni, controlli e obiettivi interni.

La versione rivista sarà obbligatoria per gli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027. Per gli esercizi iniziati nel 2026, le imprese soggette alla rendicontazione potranno scegliere di adottarla anticipatamente. Le disposizioni transitorie e il testo della revisione sono disponibili nell’atto delegato pubblicato su EUR-Lex.

Al 23 luglio 2026, l’atto delegato è stato adottato dalla Commissione e sottoposto al periodo di esame del Parlamento europeo e del Consiglio. L’applicazione definitiva è subordinata alla conclusione di questa procedura e alla successiva pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Per prepararsi, le aziende possono confrontare le due versioni degli standard e classificare i datapoint in quattro categorie: confermati, modificati, accorpati ed eliminati. Questa analisi permette di aggiornare responsabilità e procedure senza interrompere la raccolta delle informazioni ancora utili.

Guarda il webinar sui nuovi ESRS

Metrikflow ha approfondito la revisione insieme a Michele Dicorato di EFRAG e Giusi Bonini, Chief Sustainability Officer di Evoca Group. Il confronto analizza le principali modifiche e le conseguenze operative per le aziende che hanno già avviato il percorso di adeguamento.

Banner del webinar “Unlock the New ESRS: What Companies Need to Know”, con le bandiere dell’Unione europea e gli speaker Giusi Bonini, Michele Dicorato e Alessandro Nora, in collaborazione con Evoca Group ed EFRAG.

Guarda il webinar completo “Unlock the New ESRS: What Companies Need to Know”

ESRS E1: cosa prevede lo standard sui cambiamenti climatici

ESRS E1 disciplina le informazioni relative ai cambiamenti climatici. Per molte imprese è uno degli standard più impegnativi, perché collega dati ambientali, processi produttivi, acquisti, logistica, investimenti e pianificazione finanziaria.

Lo standard riguarda la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento ai loro effetti. L’impresa deve descrivere le politiche adottate, le azioni avviate, le risorse assegnate e gli obiettivi definiti. Quando previsto, deve inoltre presentare il proprio piano di transizione e chiarire come questo si inserisca nella strategia aziendale.

Una parte rilevante è dedicata alla misurazione delle emissioni di gas a effetto serra. L’azienda deve costruire un inventario coerente delle emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3, definendo confini organizzativi, fonti, fattori di emissione e metodologie di calcolo.

Lo Scope 1 comprende le emissioni dirette provenienti da fonti controllate dall’impresa. Lo Scope 2 riguarda le emissioni associate all’energia acquistata. Lo Scope 3 comprende le altre emissioni indirette lungo la catena del valore, incluse quelle legate a beni e servizi acquistati, trasporti, viaggi di lavoro, utilizzo dei prodotti venduti e fine vita.

Per approfondire classificazione e differenze tra le tre categorie è possibile consultare la guida dedicata alle emissioni Scope 1, 2 e 3.

ESRS E1 include anche informazioni sui consumi e sul mix energetico, sull’intensità emissiva e sui rischi climatici. I rischi fisici possono derivare da eventi meteorologici estremi o da variazioni strutturali delle condizioni climatiche. I rischi di transizione possono dipendere da norme, tecnologie, andamento del mercato o costi associati alle emissioni.

La qualità della rendicontazione dipende dalla possibilità di interpretare le variazioni. Una riduzione delle emissioni deve essere letta rispetto all’anno base, ai cambiamenti nel perimetro, ai volumi produttivi e alle azioni realizzate. Senza queste informazioni non è possibile distinguere un miglioramento delle prestazioni da una diminuzione dovuta alla cessione di un’attività o al calo della produzione.

La preparazione a ESRS E1 richiede quindi dati aggiornati e riconducibili alle fonti originarie. Bollette, consumi, quantità acquistate, registri degli impianti e dati logistici devono essere raccolti secondo criteri uniformi. Le stime possono essere utilizzate quando il dato primario non è disponibile, purché la metodologia sia documentata e applicata in modo coerente.

Doppia materialità e datapoint: come si applicano gli ESRS

La doppia materialità ESRS permette di identificare i temi di sostenibilità rilevanti per la rendicontazione. L’analisi considera la materialità d’impatto e la materialità finanziaria.

La materialità d’impatto esamina gli effetti positivi e negativi, effettivi o potenziali, generati dall’impresa sulle persone e sull’ambiente. La valutazione tiene conto della gravità degli effetti e, per quelli potenziali, della probabilità che si verifichino.

La materialità finanziaria analizza i rischi e le opportunità di sostenibilità che possono produrre effetti sui risultati economici, sulla posizione finanziaria, sui flussi di cassa, sull’accesso ai finanziamenti o sul costo del capitale.

Infografica in cinque fasi per applicare gli ESRS in azienda: valutazione di impatti e rischi, doppia materialità, mappatura dei datapoint, raccolta dati e redazione del report.

Un tema deve essere considerato materiale quando soddisfa i criteri di almeno una delle due prospettive. La scarsità idrica, per esempio, può rappresentare un impatto ambientale dovuto ai prelievi dell’impresa e un rischio finanziario per uno stabilimento situato in una zona soggetta a stress idrico.

L’analisi deve riflettere il funzionamento effettivo dell’organizzazione. Settore, localizzazione degli impianti, materie prime utilizzate, composizione della forza lavoro e struttura della catena di fornitura modificano l’esposizione dell’impresa. Una matrice standard non può sostituire la valutazione delle caratteristiche specifiche.

Nel webinar sui nuovi ESRS, Giusi Bonini ha descritto la materialità come un esercizio di gestione che richiede all’azienda di assumersi la responsabilità delle proprie valutazioni. Questa lettura è coerente con l’approccio dall’alto verso il basso: la direzione individua le priorità, mentre le funzioni aziendali forniscono dati ed evidenze a supporto.

Una volta identificati i temi materiali, l’impresa determina quali informazioni rendicontare. I datapoint ESRS sono i singoli elementi informativi contenuti negli standard. Possono consistere in valori numerici, descrizioni, metodologie, politiche, azioni oppure obiettivi.

Per governarli, è utile associare ogni datapoint allo standard di riferimento, alla società interessata, alla funzione responsabile, alla fonte, alla metodologia e allo stato di validazione. Questa mappatura rende visibili i dati mancanti, le responsabilità non assegnate e le differenze di calcolo tra società appartenenti allo stesso gruppo.

La digitalizzazione supporta questo processo centralizzando le informazioni e mantenendo il collegamento tra datapoint, fonti, società e responsabili. Un software per il bilancio di sostenibilità consente di impostare una raccolta coerente con gli standard ESRS, applicare metodologie uniformi e controllare lo stato di completamento e validazione dei dati. Per i gruppi con più entità, stabilimenti o funzioni coinvolte, riduce i passaggi manuali, facilita il consolidamento e rende disponibili le evidenze richieste durante i controlli e l’attestazione.

Bonini ha evidenziato che molti dati necessari alla rendicontazione sono già disponibili all’interno dell’impresa, ma risultano distribuiti tra sistemi e funzioni differenti. Il lavoro principale consiste spesso nell’identificare il proprietario dell’informazione, collegare le fonti e verificare che i criteri utilizzati siano coerenti.

Anche l’attestazione può contribuire a rafforzare questo processo. Evoca Group ha sottoposto il proprio secondo report di sostenibilità ad assurance limitata, pur non essendo ancora obbligata. L’attività ha permesso di verificare la solidità delle informazioni e chiarire le responsabilità associate ai dati.

La rendicontazione può quindi essere utilizzata come una revisione periodica della gestione. Consente di confrontare i risultati con gli obiettivi, analizzare gli scostamenti e stabilire le priorità dell’esercizio successivo. Perché questo avvenga, gli indicatori devono essere collegati ai processi decisionali e non trattati come informazioni destinate esclusivamente al documento finale.

La revisione del 2026 riduce il volume dei requisiti, ma mantiene centrali la coerenza delle metodologie, la tracciabilità e la capacità di spiegare le variazioni. Il primo passaggio per adeguarsi consiste nel confrontare i datapoint applicabili con i processi già presenti in azienda. Da questa verifica emerge quali informazioni possono essere confermate, quali devono essere aggiornate e quali attività possono essere eliminate o semplificate.

Per approfondire la struttura e le finalità del documento finale è disponibile anche la guida su che cos’è il bilancio di sostenibilità e quando è obbligatorio.

Gli ESRS, European Sustainability Reporting Standards, definiscono le informazioni di sostenibilità che le aziende soggette alla CSRD devono includere nella propria rendicontazione. Stabiliscono i temi da analizzare, i criteri da applicare e le informazioni qualitative e quantitative da presentare.

La rendicontazione secondo gli ESRS necessita inizialmente la definizione del perimetro di ciascun dato, una uniformazione delle metodologie e uno storico relativo alle evidenze necessarie alla sua verifica.

Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato una versione semplificata degli standard. La revisione riduce il numero dei datapoint, introduce nuove flessibilità e modifica alcuni passaggi della valutazione di doppia materialità. I nuovi ESRS dovranno essere utilizzati a partire dagli esercizi che iniziano il 1° gennaio 2027, con possibilità di adozione anticipata per l’esercizio 2026.

Cosa sono gli ESRS e cosa significa l’acronimo

L’acronimo ESRS indica gli European Sustainability Reporting Standards, in italiano principi europei di rendicontazione di sostenibilità. Sono stati introdotti per uniformare le informazioni pubblicate dalle aziende e renderle più confrontabili all’interno dell’Unione europea.

Infografica sulla struttura degli ESRS: funzione degli standard, ruolo di EFRAG, ESRS 1 e 2 e suddivisione tra standard ambientali, sociali e di governance.

Gli standard traducono gli obblighi generali della CSRD in requisiti informativi. La direttiva definisce il perimetro delle imprese soggette alla rendicontazione e i principi generali da rispettare. Gli ESRS stabiliscono quali informazioni devono essere valutate, come devono essere organizzate e quali elementi devono accompagnare i dati pubblicati.

La rendicontazione deve permettere di comprendere gli impatti generati dall’impresa sulle persone e sull’ambiente, insieme ai rischi e alle opportunità di sostenibilità che possono incidere su risultati economici, flussi finanziari, accesso ai capitali e continuità operativa.

Queste due prospettive spiegano perché gli ESRS richiedano informazioni ambientali, sociali e di governance collegate al modello di business. Un valore numerico deve essere accompagnato da elementi sufficienti a comprenderne il perimetro, la metodologia di calcolo, le ipotesi utilizzate e l’eventuale collegamento con politiche, azioni e obiettivi aziendali.

L’elaborazione tecnica degli standard è affidata a EFRAG, organismo indipendente che supporta la Commissione europea in materia di rendicontazione finanziaria e di sostenibilità. La Commissione adotta poi gli ESRS attraverso atti delegati. La prima versione è stata introdotta con il Regolamento delegato UE 2023/2772, consultabile anche nella versione ufficiale italiana su EUR-Lex.

Il rapporto tra EFRAG ed ESRS è quindi di natura tecnica: EFRAG sviluppa le proposte e gli strumenti applicativi, mentre la Commissione europea è responsabile dell’adozione normativa. Le guide di implementazione pubblicate da EFRAG approfondiscono in particolare la doppia materialità, la catena del valore e la lista dei datapoint ESRS.

Per le imprese, questa struttura rende necessario anticipare il lavoro rispetto alla pubblicazione del report. Responsabilità, fonti, controlli e frequenza di aggiornamento devono essere definiti durante l’esercizio, evitando di concentrare la raccolta delle informazioni nelle settimane precedenti alla rendicontazione.

Quali sono gli standard ESRS

La struttura degli ESRS comprende due standard trasversali e dieci standard tematici.

ESRS 1 – Requisiti generali contiene i principi da seguire per preparare la dichiarazione di sostenibilità. Disciplina la doppia materialità, il perimetro di rendicontazione, la catena del valore, gli orizzonti temporali, l’uso delle stime e le caratteristiche qualitative delle informazioni.

ESRS 2 – Informazioni generali definisce le informazioni trasversali sull’impresa. Comprende governance, strategia, modello di business, processo di valutazione della materialità e modalità utilizzate per gestire impatti, rischi e opportunità.

I cinque standard ambientali coprono i principali temi legati alle attività e alle risorse naturali:

  • ESRS E1: cambiamenti climatici;

  • ESRS E2: inquinamento;

  • ESRS E3: risorse idriche e marine;

  • ESRS E4: biodiversità ed ecosistemi;

  • ESRS E5: uso delle risorse ed economia circolare.

Gli standard sociali comprendono ESRS S1 sulla forza lavoro propria, ESRS S2 sui lavoratori nella catena del valore, ESRS S3 sulle comunità interessate ed ESRS S4 su consumatori e utilizzatori finali.

L’area della governance è coperta da ESRS G1, dedicato alla condotta aziendale. Lo standard affronta temi quali cultura d’impresa, prevenzione della corruzione, rapporti con i fornitori e pratiche di pagamento.

La presenza di uno standard nell’architettura degli ESRS non comporta automaticamente la pubblicazione di tutte le informazioni che contiene. L’azienda deve prima determinare quali temi siano materiali e successivamente individuare i requisiti informativi applicabili.

Per un gruppo articolato, questa valutazione deve tenere conto delle differenze tra società, stabilimenti, attività e aree geografiche. Un tema può essere rilevante soltanto per una parte del perimetro. I dati devono quindi essere consolidati con criteri comuni, conservando la possibilità di distinguere le situazioni specifiche che incidono sul risultato complessivo.

Gli ESRS possono inoltre essere letti in relazione ad altri sistemi di rendicontazione. Il confronto tra GRI ed ESRS è particolarmente rilevante per le imprese che utilizzavano già i GRI Standards prima dell’introduzione della CSRD. I due sistemi condividono diversi temi, ma gli ESRS includono requisiti specifici legati alla doppia materialità e alla normativa europea.

Per le aziende non soggette alla CSRD, lo standard VSME rappresenta invece un riferimento volontario più proporzionato. Può essere utilizzato dalle PMI per strutturare i propri dati e rispondere alle richieste informative di clienti, banche e aziende capofiliera senza applicare l’intero impianto ESRS.

La revisione degli ESRS del 2026: cosa cambia

La revisione adottata dalla Commissione europea nel luglio 2026 interviene sulle difficoltà osservate durante la prima applicazione degli standard. Il nuovo impianto è più breve, riorganizza diversi requisiti e introduce flessibilità pensate per ridurre il carico amministrativo mantenendo informazioni rilevanti, affidabili e confrontabili.

La revisione si inserisce nel percorso avviato con il Pacchetto Omnibus, che ha modificato il quadro europeo della rendicontazione di sostenibilità, intervenendo sia sul perimetro della CSRD sia sulle tempistiche di applicazione.

Infografica sulle principali novità della revisione ESRS 2026: riduzione dei datapoint, minori costi di reporting, nuovo approccio alla materialità e applicazione dal 2027.

Secondo la Commissione europea, la nuova versione riduce di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di più del 70% il numero complessivo dei datapoint. Le modifiche dovrebbero abbassare i costi di rendicontazione di oltre il 30% per impresa.

Durante il webinar organizzato da Metrikflow in collaborazione con EFRAG dedicato alla revisione degli ESRS, Michele Dicorato di EFRAG ha richiamato tre criteri centrali nel nuovo impianto: materialità, corretta rappresentazione e utilità dell’informazione.

Questi criteri richiedono alle aziende di spiegare perché un’informazione sia significativa e come contribuisca a rappresentare la situazione aziendale. La revisione punta a limitare le rendicontazioni costruite attraverso una successione di dati formalmente corretti, ma poco collegati al modello di business e alle decisioni dell’impresa.

Un cambiamento rilevante riguarda la valutazione di doppia materialità. La nuova versione chiarisce l’utilizzo di un approccio dall’alto verso il basso, nel quale la direzione parte dalla conoscenza dell’azienda, delle sue attività e dei suoi principali impatti, rischi e opportunità.

Michele Dicorato ha sottolineato come questo approccio attribuisca maggiore responsabilità al management. La valutazione non può ridursi all’esecuzione meccanica di una sequenza di controlli. Le conclusioni devono essere motivate e sostenute da informazioni fedeli, comparabili e verificabili.

La revisione introduce inoltre semplificazioni relative alle informazioni difficili da ottenere lungo la catena del valore, alle acquisizioni e cessioni avvenute durante l’esercizio e alle attività non significative. Vengono chiariti anche alcuni criteri di presentazione, compresa la possibilità di inserire una sintesi iniziale della dichiarazione di sostenibilità.

L’esperienza di Evoca Group

Il Gruppo Evoca è leader mondiale nella produzione di macchine da caffè professionali e distributori automatici per il consumo fuori casa, forte di oltre 90 anni di tradizione nel settore del caffè e della distribuzione automatica. 

Il contributo di Giusi Bonini, Chief Sustainability Officer di Evoca Group, mostra l’effetto operativo della precedente struttura. In preparazione alla CSRD, il gruppo aveva svolto una valutazione di doppia materialità dalla quale era emersa la necessità di analizzare e potenzialmente rendicontare oltre 1.200 datapoint.

Per un’organizzazione con quattro siti produttivi e più di quindici società commerciali, questo livello di dettaglio spostava gran parte delle risorse verso la ricerca e la raccolta dei dati. Secondo Bonini, molte delle informazioni richieste non miglioravano in misura proporzionata la comprensione dell’azienda e dei suoi obiettivi.

La sua valutazione della revisione è quindi positiva, perché il nuovo impianto permette di concentrare l’analisi sugli elementi realmente rilevanti. La riduzione dei datapoint, nella sua esperienza, aiuta a recuperare una visione complessiva senza mettere in discussione l’importanza delle misurazioni e degli indicatori.

Il lavoro già svolto dalle imprese mantiene comunque una propria utilità. La mappatura realizzata in preparazione alla CSRD consente di sapere quali informazioni esistono, dove sono conservate e chi ne è responsabile. Le aziende possono quindi adattare il sistema alla nuova versione, eliminando le attività non più necessarie e mantenendo le procedure che supportano decisioni, controlli e obiettivi interni.

La versione rivista sarà obbligatoria per gli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027. Per gli esercizi iniziati nel 2026, le imprese soggette alla rendicontazione potranno scegliere di adottarla anticipatamente. Le disposizioni transitorie e il testo della revisione sono disponibili nell’atto delegato pubblicato su EUR-Lex.

Al 23 luglio 2026, l’atto delegato è stato adottato dalla Commissione e sottoposto al periodo di esame del Parlamento europeo e del Consiglio. L’applicazione definitiva è subordinata alla conclusione di questa procedura e alla successiva pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Per prepararsi, le aziende possono confrontare le due versioni degli standard e classificare i datapoint in quattro categorie: confermati, modificati, accorpati ed eliminati. Questa analisi permette di aggiornare responsabilità e procedure senza interrompere la raccolta delle informazioni ancora utili.

Guarda il webinar sui nuovi ESRS

Metrikflow ha approfondito la revisione insieme a Michele Dicorato di EFRAG e Giusi Bonini, Chief Sustainability Officer di Evoca Group. Il confronto analizza le principali modifiche e le conseguenze operative per le aziende che hanno già avviato il percorso di adeguamento.

Banner del webinar “Unlock the New ESRS: What Companies Need to Know”, con le bandiere dell’Unione europea e gli speaker Giusi Bonini, Michele Dicorato e Alessandro Nora, in collaborazione con Evoca Group ed EFRAG.

Guarda il webinar completo “Unlock the New ESRS: What Companies Need to Know”

ESRS E1: cosa prevede lo standard sui cambiamenti climatici

ESRS E1 disciplina le informazioni relative ai cambiamenti climatici. Per molte imprese è uno degli standard più impegnativi, perché collega dati ambientali, processi produttivi, acquisti, logistica, investimenti e pianificazione finanziaria.

Lo standard riguarda la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento ai loro effetti. L’impresa deve descrivere le politiche adottate, le azioni avviate, le risorse assegnate e gli obiettivi definiti. Quando previsto, deve inoltre presentare il proprio piano di transizione e chiarire come questo si inserisca nella strategia aziendale.

Una parte rilevante è dedicata alla misurazione delle emissioni di gas a effetto serra. L’azienda deve costruire un inventario coerente delle emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3, definendo confini organizzativi, fonti, fattori di emissione e metodologie di calcolo.

Lo Scope 1 comprende le emissioni dirette provenienti da fonti controllate dall’impresa. Lo Scope 2 riguarda le emissioni associate all’energia acquistata. Lo Scope 3 comprende le altre emissioni indirette lungo la catena del valore, incluse quelle legate a beni e servizi acquistati, trasporti, viaggi di lavoro, utilizzo dei prodotti venduti e fine vita.

Per approfondire classificazione e differenze tra le tre categorie è possibile consultare la guida dedicata alle emissioni Scope 1, 2 e 3.

ESRS E1 include anche informazioni sui consumi e sul mix energetico, sull’intensità emissiva e sui rischi climatici. I rischi fisici possono derivare da eventi meteorologici estremi o da variazioni strutturali delle condizioni climatiche. I rischi di transizione possono dipendere da norme, tecnologie, andamento del mercato o costi associati alle emissioni.

La qualità della rendicontazione dipende dalla possibilità di interpretare le variazioni. Una riduzione delle emissioni deve essere letta rispetto all’anno base, ai cambiamenti nel perimetro, ai volumi produttivi e alle azioni realizzate. Senza queste informazioni non è possibile distinguere un miglioramento delle prestazioni da una diminuzione dovuta alla cessione di un’attività o al calo della produzione.

La preparazione a ESRS E1 richiede quindi dati aggiornati e riconducibili alle fonti originarie. Bollette, consumi, quantità acquistate, registri degli impianti e dati logistici devono essere raccolti secondo criteri uniformi. Le stime possono essere utilizzate quando il dato primario non è disponibile, purché la metodologia sia documentata e applicata in modo coerente.

Doppia materialità e datapoint: come si applicano gli ESRS

La doppia materialità ESRS permette di identificare i temi di sostenibilità rilevanti per la rendicontazione. L’analisi considera la materialità d’impatto e la materialità finanziaria.

La materialità d’impatto esamina gli effetti positivi e negativi, effettivi o potenziali, generati dall’impresa sulle persone e sull’ambiente. La valutazione tiene conto della gravità degli effetti e, per quelli potenziali, della probabilità che si verifichino.

La materialità finanziaria analizza i rischi e le opportunità di sostenibilità che possono produrre effetti sui risultati economici, sulla posizione finanziaria, sui flussi di cassa, sull’accesso ai finanziamenti o sul costo del capitale.

Infografica in cinque fasi per applicare gli ESRS in azienda: valutazione di impatti e rischi, doppia materialità, mappatura dei datapoint, raccolta dati e redazione del report.

Un tema deve essere considerato materiale quando soddisfa i criteri di almeno una delle due prospettive. La scarsità idrica, per esempio, può rappresentare un impatto ambientale dovuto ai prelievi dell’impresa e un rischio finanziario per uno stabilimento situato in una zona soggetta a stress idrico.

L’analisi deve riflettere il funzionamento effettivo dell’organizzazione. Settore, localizzazione degli impianti, materie prime utilizzate, composizione della forza lavoro e struttura della catena di fornitura modificano l’esposizione dell’impresa. Una matrice standard non può sostituire la valutazione delle caratteristiche specifiche.

Nel webinar sui nuovi ESRS, Giusi Bonini ha descritto la materialità come un esercizio di gestione che richiede all’azienda di assumersi la responsabilità delle proprie valutazioni. Questa lettura è coerente con l’approccio dall’alto verso il basso: la direzione individua le priorità, mentre le funzioni aziendali forniscono dati ed evidenze a supporto.

Una volta identificati i temi materiali, l’impresa determina quali informazioni rendicontare. I datapoint ESRS sono i singoli elementi informativi contenuti negli standard. Possono consistere in valori numerici, descrizioni, metodologie, politiche, azioni oppure obiettivi.

Per governarli, è utile associare ogni datapoint allo standard di riferimento, alla società interessata, alla funzione responsabile, alla fonte, alla metodologia e allo stato di validazione. Questa mappatura rende visibili i dati mancanti, le responsabilità non assegnate e le differenze di calcolo tra società appartenenti allo stesso gruppo.

La digitalizzazione supporta questo processo centralizzando le informazioni e mantenendo il collegamento tra datapoint, fonti, società e responsabili. Un software per il bilancio di sostenibilità consente di impostare una raccolta coerente con gli standard ESRS, applicare metodologie uniformi e controllare lo stato di completamento e validazione dei dati. Per i gruppi con più entità, stabilimenti o funzioni coinvolte, riduce i passaggi manuali, facilita il consolidamento e rende disponibili le evidenze richieste durante i controlli e l’attestazione.

Bonini ha evidenziato che molti dati necessari alla rendicontazione sono già disponibili all’interno dell’impresa, ma risultano distribuiti tra sistemi e funzioni differenti. Il lavoro principale consiste spesso nell’identificare il proprietario dell’informazione, collegare le fonti e verificare che i criteri utilizzati siano coerenti.

Anche l’attestazione può contribuire a rafforzare questo processo. Evoca Group ha sottoposto il proprio secondo report di sostenibilità ad assurance limitata, pur non essendo ancora obbligata. L’attività ha permesso di verificare la solidità delle informazioni e chiarire le responsabilità associate ai dati.

La rendicontazione può quindi essere utilizzata come una revisione periodica della gestione. Consente di confrontare i risultati con gli obiettivi, analizzare gli scostamenti e stabilire le priorità dell’esercizio successivo. Perché questo avvenga, gli indicatori devono essere collegati ai processi decisionali e non trattati come informazioni destinate esclusivamente al documento finale.

La revisione del 2026 riduce il volume dei requisiti, ma mantiene centrali la coerenza delle metodologie, la tracciabilità e la capacità di spiegare le variazioni. Il primo passaggio per adeguarsi consiste nel confrontare i datapoint applicabili con i processi già presenti in azienda. Da questa verifica emerge quali informazioni possono essere confermate, quali devono essere aggiornate e quali attività possono essere eliminate o semplificate.

Per approfondire la struttura e le finalità del documento finale è disponibile anche la guida su che cos’è il bilancio di sostenibilità e quando è obbligatorio.

AUTORE

Foto primo piano Sharon Ridolfo

Sharon Ridolfo

ESG analyst

Con un background nella ricerca ambientale internazionale, Sharon ha sviluppato competenze avanzate nell’analisi dei dati e nel monitoraggio delle emissioni, con un focus sullo studio degli inquinanti atmosferici e degli impatti ambientali. Dopo aver coordinato attività di ricerca in progetti europei Horizon 2020 e sviluppato piani di monitoraggio e valutazioni del rischio ambientale, oggi si occupa di ESG reporting e di reporting di sostenibilità, supportando le aziende nella strutturazione di dati solidi, misurabili e coerenti con i principali standard di riferimento. Di indole solare ed energica, è appassionata del mondo animale e della tutela dell’ambiente, valori che rafforzano il suo impegno professionale. Argomenti trattati: ESG reporting, reporting di sostenibilità, KPI ambientali, monitoraggio delle emissioni, cambiamento climatico, analisi dei dati ambientali.

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