Rendicontazione di sostenibilità

Rendicontazione di sostenibilità

Che cos’è il bilancio di sostenibilità e quando è obbligatorio

Che cos’è il bilancio di sostenibilità e quando è obbligatorio

Aggiornato a luglio 2026

Foto primo piano Sharon Ridolfo
Sharon Ridolfo
Illustrazione aziendale minimale di un processo di rendicontazione di sostenibilità, che mostra l'afflusso di fonti di dati ESG e documenti verificati in un report centrale con grafici, indicatori, icone ambientali, persone, simboli di governance e di business.

Che cos’è il bilancio di sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità è una rendicontazione aziendale che descrive il modo in cui l’impresa gestisce i temi ambientali, sociali e di governance (ESG) rilevanti per la propria attività. Viene chiamato anche report di sostenibilità, rapporto di sostenibilità o bilancio ESG, ma l’obiettivo resta lo stesso: presentare dati, politiche, risultati e obiettivi in modo ordinato e verificabile.

Alcune informazioni che sono ad esempio contenute nei bilanci di sostenibilità sono consumi energetici, emissioni di gas serra, gestione dei rifiuti, formazione, diversità, catena di fornitura ed etica aziendale. La selezione dei contenuti dipende dal profilo dell’azienda, dal settore, dal perimetro considerato e dallo standard di rendicontazione scelto.

Infografica che mostra il processo di preparazione del bilancio di sostenibilità, dalla raccolta dei dati aziendali ESG alla verifica delle fonti, fino alla costruzione del report e al suo utilizzo per decisioni interne, richieste di clienti e preparazione agli obblighi normativi.

La differenza rispetto a una comunicazione ESG generica è il livello di metodo. Una pagina web o una presentazione commerciale possono raccontare singole iniziative. Un report di sostenibilità deve invece spiegare quali temi sono stati considerati, quali dati sono stati utilizzati, da dove arrivano le informazioni e come sono cambiate le performance nel periodo di riferimento.

Per esempio, dichiarare una riduzione dei consumi energetici ha poco valore se non vengono indicati periodo, sedi incluse, dato di partenza e metodo di calcolo. Nel bilancio di sostenibilità, quel risultato dovrebbe essere collegato a un indicatore, a una fonte interna e a un confronto temporale chiaro.

Questa impostazione rende il bilancio utile anche per la gestione aziendale. Quando le informazioni ESG vengono raccolte con continuità, l’azienda può confrontare sedi o reparti, individuare aree inefficienti, rispondere più rapidamente ai questionari dei clienti e prepararsi con maggiore ordine a eventuali obblighi normativi.

Per le aziende che vogliono strutturare questo lavoro in modo più continuo, un software per bilancio di sostenibilità può aiutare a centralizzare dati, evidenze, standard e responsabilità in un unico ambiente di lavoro.

Chi deve redigere il bilancio di sostenibilità: obbligatorio o volontario

La domanda “chi deve fare il bilancio di sostenibilità?” dipende da due elementi: l’obbligo normativo e le richieste del mercato. In Europa, il riferimento principale è la CSRD, la Corporate Sustainability Reporting Directive, che ha ampliato il perimetro della rendicontazione societaria di sostenibilità rispetto alla normativa precedente.

Con gli ultimi aggiornamenti del pacchetto Omnibus, l’obbligo individuale di rendicontazione è stato ristretto alle imprese che superano entrambe le soglie: oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato netto. Per queste aziende, il bilancio di sostenibilità deve essere redatto secondo gli ESRS, gli European Sustainability Reporting Standards.

Infografica che mostra il percorso per capire se un’organizzazione deve redigere un bilancio di sostenibilità obbligatorio, volontario o un bilancio sociale, distinguendo tra aziende soggette a CSRD, aziende non obbligate e ETS o imprese sociali.

Le aziende già incluse nella prima ondata CSRD, cioè le grandi imprese di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti già soggette alla precedente rendicontazione non finanziaria, hanno iniziato a rendicontare sull’esercizio 2024, con pubblicazione nel 2025.

Per le altre grandi aziende che rientrano nel nuovo perimetro CSRD, l’applicazione è stata rinviata di due anni dalla Direttiva “Stop-the-clock”. Questo significa che la prima rendicontazione obbligatoria riguarderà l’esercizio 2027, con pubblicazione nel 2028. Le PMI quotate, inizialmente previste in una fase successiva della CSRD, sono state anch’esse interessate dal rinvio e dal ridimensionamento del perimetro normativo.

Accanto all’obbligo diretto, molte aziende redigono un bilancio di sostenibilità su base volontaria. È il caso di PMI, aziende fornitrici di grandi gruppi, imprese che ricevono questionari ESG da clienti o banche, o realtà che vogliono iniziare a misurare le proprie performance ambientali, sociali e di governance in modo più ordinato.

In questi casi il bilancio non nasce da un obbligo di legge, ma dalla necessità di fornire dati affidabili e coerenti. Per una PMI fornitrice di un grande gruppo, ad esempio, la rendicontazione ESG può diventare rilevante anche senza obbligo normativo diretto: il cliente può richiedere dati su emissioni, consumi energetici, politiche del lavoro, sicurezza, governance o gestione dei fornitori.

Per il bilancio volontario, l’azienda può utilizzare standard meno rigidi rispetto agli ESRS, come il VSME o i GRI Standards. Alcune aziende non obbligate scelgono comunque di utilizzare gli ESRS, o di avvicinarsi progressivamente alla loro struttura, soprattutto quando prevedono di rientrare in futuro nel perimetro CSRD, appartengono a un gruppo più grande o ricevono richieste ESG molto dettagliate.

Per le aziende che iniziano, il bilancio volontario può servire a costruire una prima base dati ESG. Il perimetro può essere graduale: sedi principali, consumi energetici, emissioni Scope 1 e Scope 2, dati sul personale, salute e sicurezza, politiche di governance e principali informazioni sulla catena di fornitura. Il primo anno serve spesso a capire quali dati esistono, chi li possiede, quanto sono affidabili e quali informazioni mancano.

Quando il bilancio include anche il calcolo delle emissioni, un software carbon footprint può aiutare a raccogliere i dati emissivi, calcolare Scope 1, Scope 2 e Scope 3 e mantenere tracciabilità sulle fonti utilizzate.

ESRS, VSME e GRI: quale standard scegliere

La scelta dello standard dipende prima di tutto dall’obiettivo del bilancio. Se l’azienda è soggetta alla CSRD, il riferimento sono gli ESRS. Se il bilancio è volontario, la scelta può essere più flessibile e dipendere da dimensione aziendale, settore, richieste esterne e maturità dei dati disponibili.

Gli ESRS sono indicati per aziende obbligate dalla CSRD o per imprese che vogliono prepararsi a una rendicontazione più strutturata. Richiedono un livello di dettaglio elevato e collegano la sostenibilità a impatti, rischi, opportunità, governance, metriche e obiettivi. Per un’azienda non obbligata possono essere utili, ma solo se il livello di lavoro richiesto è sostenibile per i team interni.

Infografica che confronta ESRS, VSME e GRI come standard di rendicontazione per il bilancio di sostenibilità, indicando quando usare ciascuno in base a obblighi CSRD, dimensione aziendale, richieste degli stakeholder e maturità dei dati.

Il VSME è più adatto alle PMI non quotate e alle aziende che vogliono costruire un primo bilancio volontario con un impianto più proporzionato. Permette di partire da informazioni essenziali e di rispondere in modo più ordinato alle richieste di clienti, banche o partner commerciali, senza adottare subito una struttura pensata per grandi imprese.

I GRI Standards possono essere una buona scelta per aziende che vogliono usare un riferimento internazionale riconosciuto. Sono particolarmente utili quando il bilancio deve raccontare gli impatti dell’azienda in modo comprensibile anche fuori dal perimetro europeo o quando l’impresa ha già una storia di reporting volontario basata su questo standard.

La scelta finale dovrebbe considerare anche la capacità dell’azienda di raccogliere dati affidabili, aggiornare le informazioni nel tempo e mantenere coerenza tra report, questionari ESG, richieste dei clienti e comunicazione esterna. Uno standard troppo complesso può rallentare il lavoro; uno troppo leggero può non bastare per richieste più evolute.

Bilancio sociale e bilancio di sostenibilità: qual è la differenza

Bilancio sociale e bilancio di sostenibilità vengono spesso usati come espressioni simili, ma non indicano lo stesso documento. La differenza riguarda sia il perimetro dei contenuti sia le regole di applicazione.

Il bilancio sociale è tradizionalmente legato alla rendicontazione del valore sociale generato da un’organizzazione. In Italia, però, per alcuni soggetti non è solo una scelta volontaria: è un obbligo previsto dalla normativa sul Terzo Settore e sull’impresa sociale.

Infografica che mostra il percorso per capire se un’organizzazione deve redigere un bilancio di sostenibilità obbligatorio, volontario o un bilancio sociale, distinguendo tra aziende soggette a CSRD, aziende non obbligate e ETS o imprese sociali.

In particolare, il bilancio sociale è obbligatorio per gli Enti del Terzo Settore con ricavi, rendite, proventi o entrate superiori a 1 milione di euro. Deve essere redatto secondo le Linee guida del Ministero del Lavoro, depositato presso il RUNTS e pubblicato sul sito dell’ente. L’obbligo riguarda anche i Centri di servizio per il volontariato, indipendentemente dalla dimensione economica.

Il bilancio sociale è obbligatorio anche per le imprese sociali, comprese le cooperative sociali e i loro consorzi, che acquisiscono di diritto la qualifica di impresa sociale. In questo caso il documento deve essere depositato presso il Registro delle imprese e pubblicato sul sito internet dell’organizzazione, secondo quanto previsto dalla disciplina sull’impresa sociale.

Il bilancio di sostenibilità, invece, è il documento con cui un’azienda rendiconta in modo più ampio le proprie informazioni ESG: ambiente, persone, governance, rischi, obiettivi e performance. Per le aziende soggette alla CSRD segue le regole della rendicontazione di sostenibilità europea; per le aziende non obbligate può essere redatto su base volontaria, scegliendo lo standard più adatto al proprio profilo.

Per un’azienda profit, quindi, la differenza pratica è questa: il bilancio sociale è rilevante soprattutto quando l’organizzazione rientra nelle categorie previste dalla normativa sul Terzo Settore o sull’impresa sociale; il bilancio di sostenibilità è invece il riferimento più adatto quando l’obiettivo è rendicontare le performance ESG verso clienti, banche, investitori, gruppi industriali o partner commerciali.

Come iniziare a preparare un bilancio di sostenibilità

Per iniziare a preparare un bilancio di sostenibilità, il primo passaggio è definire il perimetro. L’azienda deve chiarire quali società, sedi, attività e periodi includere nel report. Questa scelta incide sui dati da raccogliere, sulle funzioni coinvolte e sulla possibilità di confrontare i risultati negli anni successivi.

Il secondo passaggio riguarda lo standard. Una PMI non obbligata può valutare un bilancio volontario allineato al VSME. Un’azienda soggetta alla CSRD dovrà rendicontare secondo gli ESRS. Un’impresa che vuole mantenere un’impostazione internazionale può considerare i GRI Standards, soprattutto se ha già esperienza di rendicontazione o stakeholder abituati a quel linguaggio.

Il terzo passaggio è la mappatura dei dati. Prima di scrivere il report, l’azienda deve capire quali informazioni possiede già e quali mancano. I dati possono trovarsi in bollette, sistemi gestionali, fogli di calcolo, documenti HR, registri sicurezza, software qualità, questionari fornitori o report ambientali. Senza questa mappatura, la redazione rischia di diventare un lavoro manuale e frammentato.

Il quarto passaggio è l’assegnazione delle responsabilità. Ogni area aziendale dovrebbe sapere quali dati deve fornire, con quale frequenza e con quali evidenze. Questo riduce il rischio di raccogliere informazioni all’ultimo momento, senza controllo sulla fonte o sulla qualità del dato.

Il quinto passaggio è la costruzione del report. A questo punto l’azienda può organizzare contenuti, indicatori e commenti in modo coerente. Il documento dovrebbe spiegare le performance senza sovraccaricare il lettore, distinguendo tra dati consolidati, obiettivi, azioni già avviate e aree ancora da migliorare.

Un software per bilancio di sostenibilità può aiutare soprattutto nella parte di raccolta, controllo e aggiornamento dei dati. Il vantaggio riguarda la possibilità di centralizzare informazioni ESG, collegarle agli standard scelti, mantenere evidenze tracciabili e ridurre il lavoro ripetitivo tra un anno e l’altro.

Il bilancio di sostenibilità è uno dei principali strumenti con cui le aziende organizzano e comunicano le informazioni ESG. Per alcune imprese è un obbligo normativo, per altre è una scelta volontaria legata a richieste di clienti, banche, investitori o gruppi industriali.

La differenza tra un buon bilancio di sostenibilità e un report debole dipende dalla qualità del processo che lo sostiene. Prima ancora della scrittura, servono dati disponibili, responsabilità interne chiare, uno standard coerente con il profilo aziendale e un perimetro di rendicontazione definito.

In questa guida vediamo che cos’è il bilancio di sostenibilità, quali aziende devono redigerlo, quali standard considerare tra ESRS, VSME e GRI, qual è la differenza rispetto al bilancio sociale e come iniziare a prepararlo.

Che cos’è il bilancio di sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità è una rendicontazione aziendale che descrive il modo in cui l’impresa gestisce i temi ambientali, sociali e di governance (ESG) rilevanti per la propria attività. Viene chiamato anche report di sostenibilità, rapporto di sostenibilità o bilancio ESG, ma l’obiettivo resta lo stesso: presentare dati, politiche, risultati e obiettivi in modo ordinato e verificabile.

Alcune informazioni che sono ad esempio contenute nei bilanci di sostenibilità sono consumi energetici, emissioni di gas serra, gestione dei rifiuti, formazione, diversità, catena di fornitura ed etica aziendale. La selezione dei contenuti dipende dal profilo dell’azienda, dal settore, dal perimetro considerato e dallo standard di rendicontazione scelto.

Infografica che mostra il processo di preparazione del bilancio di sostenibilità, dalla raccolta dei dati aziendali ESG alla verifica delle fonti, fino alla costruzione del report e al suo utilizzo per decisioni interne, richieste di clienti e preparazione agli obblighi normativi.

La differenza rispetto a una comunicazione ESG generica è il livello di metodo. Una pagina web o una presentazione commerciale possono raccontare singole iniziative. Un report di sostenibilità deve invece spiegare quali temi sono stati considerati, quali dati sono stati utilizzati, da dove arrivano le informazioni e come sono cambiate le performance nel periodo di riferimento.

Per esempio, dichiarare una riduzione dei consumi energetici ha poco valore se non vengono indicati periodo, sedi incluse, dato di partenza e metodo di calcolo. Nel bilancio di sostenibilità, quel risultato dovrebbe essere collegato a un indicatore, a una fonte interna e a un confronto temporale chiaro.

Questa impostazione rende il bilancio utile anche per la gestione aziendale. Quando le informazioni ESG vengono raccolte con continuità, l’azienda può confrontare sedi o reparti, individuare aree inefficienti, rispondere più rapidamente ai questionari dei clienti e prepararsi con maggiore ordine a eventuali obblighi normativi.

Per le aziende che vogliono strutturare questo lavoro in modo più continuo, un software per bilancio di sostenibilità può aiutare a centralizzare dati, evidenze, standard e responsabilità in un unico ambiente di lavoro.

Chi deve redigere il bilancio di sostenibilità: obbligatorio o volontario

La domanda “chi deve fare il bilancio di sostenibilità?” dipende da due elementi: l’obbligo normativo e le richieste del mercato. In Europa, il riferimento principale è la CSRD, la Corporate Sustainability Reporting Directive, che ha ampliato il perimetro della rendicontazione societaria di sostenibilità rispetto alla normativa precedente.

Con gli ultimi aggiornamenti del pacchetto Omnibus, l’obbligo individuale di rendicontazione è stato ristretto alle imprese che superano entrambe le soglie: oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato netto. Per queste aziende, il bilancio di sostenibilità deve essere redatto secondo gli ESRS, gli European Sustainability Reporting Standards.

Infografica che mostra il percorso per capire se un’organizzazione deve redigere un bilancio di sostenibilità obbligatorio, volontario o un bilancio sociale, distinguendo tra aziende soggette a CSRD, aziende non obbligate e ETS o imprese sociali.

Le aziende già incluse nella prima ondata CSRD, cioè le grandi imprese di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti già soggette alla precedente rendicontazione non finanziaria, hanno iniziato a rendicontare sull’esercizio 2024, con pubblicazione nel 2025.

Per le altre grandi aziende che rientrano nel nuovo perimetro CSRD, l’applicazione è stata rinviata di due anni dalla Direttiva “Stop-the-clock”. Questo significa che la prima rendicontazione obbligatoria riguarderà l’esercizio 2027, con pubblicazione nel 2028. Le PMI quotate, inizialmente previste in una fase successiva della CSRD, sono state anch’esse interessate dal rinvio e dal ridimensionamento del perimetro normativo.

Accanto all’obbligo diretto, molte aziende redigono un bilancio di sostenibilità su base volontaria. È il caso di PMI, aziende fornitrici di grandi gruppi, imprese che ricevono questionari ESG da clienti o banche, o realtà che vogliono iniziare a misurare le proprie performance ambientali, sociali e di governance in modo più ordinato.

In questi casi il bilancio non nasce da un obbligo di legge, ma dalla necessità di fornire dati affidabili e coerenti. Per una PMI fornitrice di un grande gruppo, ad esempio, la rendicontazione ESG può diventare rilevante anche senza obbligo normativo diretto: il cliente può richiedere dati su emissioni, consumi energetici, politiche del lavoro, sicurezza, governance o gestione dei fornitori.

Per il bilancio volontario, l’azienda può utilizzare standard meno rigidi rispetto agli ESRS, come il VSME o i GRI Standards. Alcune aziende non obbligate scelgono comunque di utilizzare gli ESRS, o di avvicinarsi progressivamente alla loro struttura, soprattutto quando prevedono di rientrare in futuro nel perimetro CSRD, appartengono a un gruppo più grande o ricevono richieste ESG molto dettagliate.

Per le aziende che iniziano, il bilancio volontario può servire a costruire una prima base dati ESG. Il perimetro può essere graduale: sedi principali, consumi energetici, emissioni Scope 1 e Scope 2, dati sul personale, salute e sicurezza, politiche di governance e principali informazioni sulla catena di fornitura. Il primo anno serve spesso a capire quali dati esistono, chi li possiede, quanto sono affidabili e quali informazioni mancano.

Quando il bilancio include anche il calcolo delle emissioni, un software carbon footprint può aiutare a raccogliere i dati emissivi, calcolare Scope 1, Scope 2 e Scope 3 e mantenere tracciabilità sulle fonti utilizzate.

ESRS, VSME e GRI: quale standard scegliere

La scelta dello standard dipende prima di tutto dall’obiettivo del bilancio. Se l’azienda è soggetta alla CSRD, il riferimento sono gli ESRS. Se il bilancio è volontario, la scelta può essere più flessibile e dipendere da dimensione aziendale, settore, richieste esterne e maturità dei dati disponibili.

Gli ESRS sono indicati per aziende obbligate dalla CSRD o per imprese che vogliono prepararsi a una rendicontazione più strutturata. Richiedono un livello di dettaglio elevato e collegano la sostenibilità a impatti, rischi, opportunità, governance, metriche e obiettivi. Per un’azienda non obbligata possono essere utili, ma solo se il livello di lavoro richiesto è sostenibile per i team interni.

Infografica che confronta ESRS, VSME e GRI come standard di rendicontazione per il bilancio di sostenibilità, indicando quando usare ciascuno in base a obblighi CSRD, dimensione aziendale, richieste degli stakeholder e maturità dei dati.

Il VSME è più adatto alle PMI non quotate e alle aziende che vogliono costruire un primo bilancio volontario con un impianto più proporzionato. Permette di partire da informazioni essenziali e di rispondere in modo più ordinato alle richieste di clienti, banche o partner commerciali, senza adottare subito una struttura pensata per grandi imprese.

I GRI Standards possono essere una buona scelta per aziende che vogliono usare un riferimento internazionale riconosciuto. Sono particolarmente utili quando il bilancio deve raccontare gli impatti dell’azienda in modo comprensibile anche fuori dal perimetro europeo o quando l’impresa ha già una storia di reporting volontario basata su questo standard.

La scelta finale dovrebbe considerare anche la capacità dell’azienda di raccogliere dati affidabili, aggiornare le informazioni nel tempo e mantenere coerenza tra report, questionari ESG, richieste dei clienti e comunicazione esterna. Uno standard troppo complesso può rallentare il lavoro; uno troppo leggero può non bastare per richieste più evolute.

Bilancio sociale e bilancio di sostenibilità: qual è la differenza

Bilancio sociale e bilancio di sostenibilità vengono spesso usati come espressioni simili, ma non indicano lo stesso documento. La differenza riguarda sia il perimetro dei contenuti sia le regole di applicazione.

Il bilancio sociale è tradizionalmente legato alla rendicontazione del valore sociale generato da un’organizzazione. In Italia, però, per alcuni soggetti non è solo una scelta volontaria: è un obbligo previsto dalla normativa sul Terzo Settore e sull’impresa sociale.

Infografica che mostra il percorso per capire se un’organizzazione deve redigere un bilancio di sostenibilità obbligatorio, volontario o un bilancio sociale, distinguendo tra aziende soggette a CSRD, aziende non obbligate e ETS o imprese sociali.

In particolare, il bilancio sociale è obbligatorio per gli Enti del Terzo Settore con ricavi, rendite, proventi o entrate superiori a 1 milione di euro. Deve essere redatto secondo le Linee guida del Ministero del Lavoro, depositato presso il RUNTS e pubblicato sul sito dell’ente. L’obbligo riguarda anche i Centri di servizio per il volontariato, indipendentemente dalla dimensione economica.

Il bilancio sociale è obbligatorio anche per le imprese sociali, comprese le cooperative sociali e i loro consorzi, che acquisiscono di diritto la qualifica di impresa sociale. In questo caso il documento deve essere depositato presso il Registro delle imprese e pubblicato sul sito internet dell’organizzazione, secondo quanto previsto dalla disciplina sull’impresa sociale.

Il bilancio di sostenibilità, invece, è il documento con cui un’azienda rendiconta in modo più ampio le proprie informazioni ESG: ambiente, persone, governance, rischi, obiettivi e performance. Per le aziende soggette alla CSRD segue le regole della rendicontazione di sostenibilità europea; per le aziende non obbligate può essere redatto su base volontaria, scegliendo lo standard più adatto al proprio profilo.

Per un’azienda profit, quindi, la differenza pratica è questa: il bilancio sociale è rilevante soprattutto quando l’organizzazione rientra nelle categorie previste dalla normativa sul Terzo Settore o sull’impresa sociale; il bilancio di sostenibilità è invece il riferimento più adatto quando l’obiettivo è rendicontare le performance ESG verso clienti, banche, investitori, gruppi industriali o partner commerciali.

Come iniziare a preparare un bilancio di sostenibilità

Per iniziare a preparare un bilancio di sostenibilità, il primo passaggio è definire il perimetro. L’azienda deve chiarire quali società, sedi, attività e periodi includere nel report. Questa scelta incide sui dati da raccogliere, sulle funzioni coinvolte e sulla possibilità di confrontare i risultati negli anni successivi.

Il secondo passaggio riguarda lo standard. Una PMI non obbligata può valutare un bilancio volontario allineato al VSME. Un’azienda soggetta alla CSRD dovrà rendicontare secondo gli ESRS. Un’impresa che vuole mantenere un’impostazione internazionale può considerare i GRI Standards, soprattutto se ha già esperienza di rendicontazione o stakeholder abituati a quel linguaggio.

Il terzo passaggio è la mappatura dei dati. Prima di scrivere il report, l’azienda deve capire quali informazioni possiede già e quali mancano. I dati possono trovarsi in bollette, sistemi gestionali, fogli di calcolo, documenti HR, registri sicurezza, software qualità, questionari fornitori o report ambientali. Senza questa mappatura, la redazione rischia di diventare un lavoro manuale e frammentato.

Il quarto passaggio è l’assegnazione delle responsabilità. Ogni area aziendale dovrebbe sapere quali dati deve fornire, con quale frequenza e con quali evidenze. Questo riduce il rischio di raccogliere informazioni all’ultimo momento, senza controllo sulla fonte o sulla qualità del dato.

Il quinto passaggio è la costruzione del report. A questo punto l’azienda può organizzare contenuti, indicatori e commenti in modo coerente. Il documento dovrebbe spiegare le performance senza sovraccaricare il lettore, distinguendo tra dati consolidati, obiettivi, azioni già avviate e aree ancora da migliorare.

Un software per bilancio di sostenibilità può aiutare soprattutto nella parte di raccolta, controllo e aggiornamento dei dati. Il vantaggio riguarda la possibilità di centralizzare informazioni ESG, collegarle agli standard scelti, mantenere evidenze tracciabili e ridurre il lavoro ripetitivo tra un anno e l’altro.

AUTORE

Foto primo piano Sharon Ridolfo

Sharon Ridolfo

ESG analyst

Con un background nella ricerca ambientale internazionale, Sharon ha sviluppato competenze avanzate nell’analisi dei dati e nel monitoraggio delle emissioni, con un focus sullo studio degli inquinanti atmosferici e degli impatti ambientali. Dopo aver coordinato attività di ricerca in progetti europei Horizon 2020 e sviluppato piani di monitoraggio e valutazioni del rischio ambientale, oggi si occupa di ESG reporting e di reporting di sostenibilità, supportando le aziende nella strutturazione di dati solidi, misurabili e coerenti con i principali standard di riferimento. Di indole solare ed energica, è appassionata del mondo animale e della tutela dell’ambiente, valori che rafforzano il suo impegno professionale. Argomenti trattati: ESG reporting, reporting di sostenibilità, KPI ambientali, monitoraggio delle emissioni, cambiamento climatico, analisi dei dati ambientali.

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