Direttive e Regolamenti UE ESG

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CSRD: cos’è, cosa prevede e quali aziende sono obbligate (guida aggiornata 2026)

CSRD: cos’è, cosa prevede e quali aziende sono obbligate (guida aggiornata 2026)

Allineamento con GRI e altri standard di sostenibilità
Headshot Alessandro Nora
Alessandro Nora

Cos’è la direttiva CSRD

La direttiva CSRD (UE 2022/2464) è la normativa che disciplina il reporting di sostenibilità in Europa, sostituendo la precedente NFRD.

Il suo obiettivo è rendere le informazioni ESG:

  • più trasparenti

  • più comparabili

  • più affidabili

Per farlo, introduce un cambiamento fondamentale: il bilancio di sostenibilità diventa parte integrante del reporting aziendale, al pari dei dati finanziari.

Questo significa che le aziende devono includere nella relazione sulla gestione informazioni strutturate su:

  • impatti ambientali

  • aspetti sociali

  • governance

La CSRD segna quindi il passaggio da un approccio volontario a un sistema regolamentato e verificabile.

Cosa cambia con la CSRD rispetto al passato

Rispetto alla normativa precedente, la CSRD introduce tre elementi chiave che cambiano radicalmente il reporting ESG.

Maggiore profondità dei dati

Le aziende non devono più limitarsi a dichiarazioni qualitative, ma devono fornire dati misurabili, inclusi:

  • emissioni GHG (Scope 1, 2 e 3)

  • obiettivi di decarbonizzazione

  • KPI ESG

Introduzione degli standard ESRS

La rendicontazione deve seguire gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), sviluppati da EFRAG, che definiscono cosa e come comunicare.

Obbligo di audit

Le informazioni ESG devono essere verificate da terze parti, aumentando l’affidabilità dei dati.

In sintesi, la CSRD trasforma il reporting ESG in un processo strutturato, simile a quello finanziario.

CSRD e doppia materialità: il cambiamento più rilevante

Uno degli elementi più innovativi della direttiva CSRD è la doppia materialità.

Prima della CSRD, le aziende valutavano principalmente l’impatto delle loro attività sull’ambiente e sulla società. Oggi devono considerare anche il contrario:

  • come l’azienda impatta su ambiente e società

  • come i fattori ambientali e sociali impattano sull’azienda

Questo secondo aspetto è particolarmente rilevante perché introduce la sostenibilità come tema di rischio e opportunità finanziaria.

Ad esempio, le emissioni di CO₂ non sono solo un impatto ambientale, ma possono tradursi in:

  • costi futuri (carbon tax, CBAM)

  • rischi operativi

  • perdita di competitività

La doppia materialità rende la sostenibilità un tema centrale nella strategia aziendale, non solo nella comunicazione.

Quali aziende sono obbligate alla CSRD (aggiornamento 2026)

Uno degli aspetti più discussi riguarda il perimetro di applicazione della CSRD, che è stato modificato dal pacchetto Omnibus.

Nella versione iniziale, la direttiva coinvolgeva circa 50.000 aziende. Tuttavia, le semplificazioni introdotte nel 2025 hanno ridotto drasticamente il numero di imprese obbligate.

Nuove soglie (post-Omnibus)

La CSRD si applicherà principalmente a:

  • imprese UE con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato

  • imprese extra-UE con almeno 450 milioni di fatturato nell’UE

Questo restringimento del perimetro non significa però una riduzione dell’importanza dei dati ESG.

Sempre più attori di mercato — in particolare banche e investitori — richiedono informazioni di sostenibilità anche alle aziende non obbligate, rendendo il reporting ESG di fatto uno standard di mercato.

Tempistiche CSRD e direttiva “stop-the-clock”

L’implementazione della CSRD è stata accompagnata da modifiche importanti alle tempistiche.

Nel 2025, la direttiva “stop-the-clock” ha posticipato di due anni gli obblighi per alcune categorie di imprese (wave 2 e 3).

Questo significa che:

  • alcune aziende hanno ottenuto più tempo per adeguarsi

  • altre potrebbero uscire dal perimetro obbligatorio se non rientrano nelle nuove soglie

Le aziende già soggette alla prima ondata (grandi imprese quotate) continuano invece a rendicontare senza interruzioni.

 La fase attuale è quindi una fase di transizione, in cui le aziende devono prepararsi a requisiti che continueranno a evolvere.

Il ruolo degli ESRS nella CSRD

Gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) sono il cuore operativo della CSRD.

Definiscono in modo dettagliato:

  • quali dati ESG raccogliere

  • come strutturarli

  • come comunicarli

Gli standard coprono:

  • ambiente (clima, risorse, biodiversità)

  • aspetti sociali

  • governance

Nel 2026 è in corso una revisione degli ESRS, con l’obiettivo di:

  • ridurre il numero di datapoint

  • semplificare l’applicazione

  • mantenere comunque un alto livello di qualità del reporting

Questo dimostra come la normativa sia ancora in evoluzione, ma con una direzione chiara verso maggiore standardizzazione.

Perché la CSRD è importante per le aziende (anche se non obbligate)

Anche per le aziende che non rientrano direttamente nell’obbligo, la CSRD rappresenta un cambiamento strutturale.

Il motivo è semplice: il mercato sta andando nella stessa direzione della normativa.

Pressione da parte delle banche

Le nuove linee guida europee richiedono agli istituti finanziari di valutare i rischi ESG dei clienti.

Richieste della supply chain

Le grandi aziende soggette a CSRD devono raccogliere dati dai fornitori, trasferendo la richiesta lungo tutta la catena del valore.

Accesso a finanziamenti

Le performance ESG influenzano sempre più:

  • condizioni di credito

  • rating

  • investimenti

In questo contesto, anche un bilancio di sostenibilità volontario diventa uno strumento strategico.

Le principali sfide operative della CSRD

Adeguarsi alla CSRD non significa solo produrre un report, ma costruire un sistema interno di gestione dei dati ESG.

Le difficoltà principali riguardano:

  • raccolta dati distribuiti tra più funzioni aziendali

  • gestione delle emissioni Scope 3

  • coinvolgimento della supply chain

  • preparazione all’audit

Molte aziende scoprono che il vero ostacolo non è il reporting, ma la strutturazione dei dati a monte.

Come Metrikflow supporta la conformità CSRD

Metrikflow aiuta le aziende a trasformare la CSRD da obbligo complesso a processo strutturato e gestibile.

La piattaforma consente di:

  • centralizzare i dati ESG

  • calcolare emissioni Scope 1, 2 e 3

  • gestire la raccolta dati dalla supply chain

  • allinearsi agli standard ESRS

  • generare report pronti per audit

Il risultato è un processo più efficiente, dati più affidabili e una gestione della sostenibilità realmente integrata nel business.

Report tecnico

Una conversazione tra EFRAG e l'industria

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Cos’è la direttiva CSRD

La direttiva CSRD (UE 2022/2464) è la normativa che disciplina il reporting di sostenibilità in Europa, sostituendo la precedente NFRD.

Il suo obiettivo è rendere le informazioni ESG:

  • più trasparenti

  • più comparabili

  • più affidabili

Per farlo, introduce un cambiamento fondamentale: il bilancio di sostenibilità diventa parte integrante del reporting aziendale, al pari dei dati finanziari.

Questo significa che le aziende devono includere nella relazione sulla gestione informazioni strutturate su:

  • impatti ambientali

  • aspetti sociali

  • governance

La CSRD segna quindi il passaggio da un approccio volontario a un sistema regolamentato e verificabile.

Cosa cambia con la CSRD rispetto al passato

Rispetto alla normativa precedente, la CSRD introduce tre elementi chiave che cambiano radicalmente il reporting ESG.

Maggiore profondità dei dati

Le aziende non devono più limitarsi a dichiarazioni qualitative, ma devono fornire dati misurabili, inclusi:

  • emissioni GHG (Scope 1, 2 e 3)

  • obiettivi di decarbonizzazione

  • KPI ESG

Introduzione degli standard ESRS

La rendicontazione deve seguire gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), sviluppati da EFRAG, che definiscono cosa e come comunicare.

Obbligo di audit

Le informazioni ESG devono essere verificate da terze parti, aumentando l’affidabilità dei dati.

In sintesi, la CSRD trasforma il reporting ESG in un processo strutturato, simile a quello finanziario.

CSRD e doppia materialità: il cambiamento più rilevante

Uno degli elementi più innovativi della direttiva CSRD è la doppia materialità.

Prima della CSRD, le aziende valutavano principalmente l’impatto delle loro attività sull’ambiente e sulla società. Oggi devono considerare anche il contrario:

  • come l’azienda impatta su ambiente e società

  • come i fattori ambientali e sociali impattano sull’azienda

Questo secondo aspetto è particolarmente rilevante perché introduce la sostenibilità come tema di rischio e opportunità finanziaria.

Ad esempio, le emissioni di CO₂ non sono solo un impatto ambientale, ma possono tradursi in:

  • costi futuri (carbon tax, CBAM)

  • rischi operativi

  • perdita di competitività

La doppia materialità rende la sostenibilità un tema centrale nella strategia aziendale, non solo nella comunicazione.

Quali aziende sono obbligate alla CSRD (aggiornamento 2026)

Uno degli aspetti più discussi riguarda il perimetro di applicazione della CSRD, che è stato modificato dal pacchetto Omnibus.

Nella versione iniziale, la direttiva coinvolgeva circa 50.000 aziende. Tuttavia, le semplificazioni introdotte nel 2025 hanno ridotto drasticamente il numero di imprese obbligate.

Nuove soglie (post-Omnibus)

La CSRD si applicherà principalmente a:

  • imprese UE con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato

  • imprese extra-UE con almeno 450 milioni di fatturato nell’UE

Questo restringimento del perimetro non significa però una riduzione dell’importanza dei dati ESG.

Sempre più attori di mercato — in particolare banche e investitori — richiedono informazioni di sostenibilità anche alle aziende non obbligate, rendendo il reporting ESG di fatto uno standard di mercato.

Tempistiche CSRD e direttiva “stop-the-clock”

L’implementazione della CSRD è stata accompagnata da modifiche importanti alle tempistiche.

Nel 2025, la direttiva “stop-the-clock” ha posticipato di due anni gli obblighi per alcune categorie di imprese (wave 2 e 3).

Questo significa che:

  • alcune aziende hanno ottenuto più tempo per adeguarsi

  • altre potrebbero uscire dal perimetro obbligatorio se non rientrano nelle nuove soglie

Le aziende già soggette alla prima ondata (grandi imprese quotate) continuano invece a rendicontare senza interruzioni.

 La fase attuale è quindi una fase di transizione, in cui le aziende devono prepararsi a requisiti che continueranno a evolvere.

Il ruolo degli ESRS nella CSRD

Gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) sono il cuore operativo della CSRD.

Definiscono in modo dettagliato:

  • quali dati ESG raccogliere

  • come strutturarli

  • come comunicarli

Gli standard coprono:

  • ambiente (clima, risorse, biodiversità)

  • aspetti sociali

  • governance

Nel 2026 è in corso una revisione degli ESRS, con l’obiettivo di:

  • ridurre il numero di datapoint

  • semplificare l’applicazione

  • mantenere comunque un alto livello di qualità del reporting

Questo dimostra come la normativa sia ancora in evoluzione, ma con una direzione chiara verso maggiore standardizzazione.

Perché la CSRD è importante per le aziende (anche se non obbligate)

Anche per le aziende che non rientrano direttamente nell’obbligo, la CSRD rappresenta un cambiamento strutturale.

Il motivo è semplice: il mercato sta andando nella stessa direzione della normativa.

Pressione da parte delle banche

Le nuove linee guida europee richiedono agli istituti finanziari di valutare i rischi ESG dei clienti.

Richieste della supply chain

Le grandi aziende soggette a CSRD devono raccogliere dati dai fornitori, trasferendo la richiesta lungo tutta la catena del valore.

Accesso a finanziamenti

Le performance ESG influenzano sempre più:

  • condizioni di credito

  • rating

  • investimenti

In questo contesto, anche un bilancio di sostenibilità volontario diventa uno strumento strategico.

Le principali sfide operative della CSRD

Adeguarsi alla CSRD non significa solo produrre un report, ma costruire un sistema interno di gestione dei dati ESG.

Le difficoltà principali riguardano:

  • raccolta dati distribuiti tra più funzioni aziendali

  • gestione delle emissioni Scope 3

  • coinvolgimento della supply chain

  • preparazione all’audit

Molte aziende scoprono che il vero ostacolo non è il reporting, ma la strutturazione dei dati a monte.

Come Metrikflow supporta la conformità CSRD

Metrikflow aiuta le aziende a trasformare la CSRD da obbligo complesso a processo strutturato e gestibile.

La piattaforma consente di:

  • centralizzare i dati ESG

  • calcolare emissioni Scope 1, 2 e 3

  • gestire la raccolta dati dalla supply chain

  • allinearsi agli standard ESRS

  • generare report pronti per audit

Il risultato è un processo più efficiente, dati più affidabili e una gestione della sostenibilità realmente integrata nel business.

AUTORE

Headshot Alessandro Nora

Alessandro Nora

CEO e cofondatore

La volontà di Alessandro è quella di generare un impatto concreto sulla sostenibilità. Dopo aver fondato un marketplace di fashion sostenibile, sceglie di dedicarsi alla digitalizzazione dell’ESG con l’obiettivo di rendere la sostenibilità più concreta, misurabile e accessibile per le aziende. Founder attento e metodico, con esperienze tra Genova, Berlino e Lisbona, Alessandro unisce visione internazionale e rigore operativo nello sviluppo di soluzioni digitali che semplificano normative ESG e compliance, supportando le imprese nell’adeguamento a normative, certificazioni e rating ESG attraverso strumenti strutturati e audit-ready. Temi trattati: CSRD, CSDDD, EUDR, CBAM rating ESG, certificazioni ESG, Ecovadis, governance della sostenibilità, compliance normativa.

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