Direttive e Regolamenti UE ESG

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CSRD 2026: obblighi, novità e software per il reporting

CSRD 2026: obblighi, novità e software per il reporting

Guida per aziende aggiornata a luglio 2026

Foto ritratto Alessandro Nora
Alessandro Nora
Immagine di copertina per un articolo sulla CSRD, con la grande scritta verde "CSRD" circondata da report ESG, dashboard di sostenibilità, grafici e simboli dell'Unione Europea su uno sfondo chiaro e pulito.

Cos’è la CSRD e cosa prevede

CSRD significa Corporate Sustainability Reporting Directive. La direttiva stabilisce quali imprese devono pubblicare informazioni sui propri impatti ambientali e sociali, sui rischi e sulle opportunità legati alla sostenibilità e sul modo in cui questi aspetti vengono gestiti.

Le informazioni devono essere incluse nella relazione sulla gestione, preparate secondo gli ESRS applicabili e sottoposte a verifica da parte di un revisore o di un soggetto abilitato. La direttiva CSRD deve oggi essere letta insieme alle successive modifiche, tra cui la direttiva europea approvata nel febbraio 2026.

Il contenuto della rendicontazione dipende dalla doppia materialità, che considera sia gli impatti prodotti dall’impresa su ambiente e persone, sia gli effetti finanziari che i temi di sostenibilità possono avere sull’azienda.

L’analisi di materialità serve a individuare i temi da includere nel report. La rendicontazione non consiste quindi nella compilazione automatica di tutti i datapoint ESRS, ma nella selezione motivata delle informazioni applicabili, nel rispetto delle disposizioni trasversali e dei requisiti obbligatori.

La rendicontazione di sostenibilità CSRD richiede quindi un processo che colleghi valutazione di materialità, raccolta dei dati, controlli, documentazione e produzione del report. La qualità del risultato dipende soprattutto da come queste attività vengono organizzate durante l’anno.

Per approfondire il documento finale e le differenze tra reporting obbligatorio e volontario, è disponibile la guida dedicata a che cos’è il bilancio di sostenibilità e quando è obbligatorio.

CSRD 2026: ultime novità e aggiornamenti normativi

Le modifiche alla normativa CSRD riguardano tre aree principali: le scadenze, il numero di imprese direttamente soggette agli obblighi e il contenuto degli standard di rendicontazione.

Il rinvio delle scadenze

La direttiva “stop-the-clock”, approvata nel 2025, ha rinviato di due anni l’applicazione degli obblighi per le aziende che avrebbero dovuto iniziare a rendicontare sugli esercizi 2025 e 2026.

Il rinvio ha concesso più tempo alle imprese delle ondate successive, ma non ha cancellato le attività preparatorie già necessarie. La raccolta delle informazioni coinvolge infatti diverse funzioni aziendali e può richiedere dati storici, metodologie documentate e il coinvolgimento dei fornitori.

Una sintesi delle modifiche e delle relative tempistiche è disponibile nell’approfondimento sul pacchetto Omnibus e la direttiva stop-the-clock.

Il nuovo perimetro della CSRD

La direttiva (UE) 2026/470, pubblicata il 26 febbraio 2026 ed entrata in vigore il 18 marzo, ha modificato il perimetro della CSRD e diversi elementi del quadro di rendicontazione. Gli Stati membri dovranno recepirla entro il 19 marzo 2027.

Le nuove regole innalzano le soglie di applicazione, eliminano l’obbligatorietà degli standard settoriali e introducono un limite alle informazioni che le imprese soggette alla direttiva possono richiedere alle aziende più piccole della propria catena del valore.

La riduzione delle imprese direttamente obbligate cambia la dimensione del mercato regolato, ma non interrompe la circolazione dei dati ESG tra aziende. Un gruppo soggetto alla CSRD deve comunque disporre delle informazioni necessarie per descrivere i propri impatti, rischi e dipendenze, comprese quelle collegate ad attività a monte e a valle.

La revisione degli ESRS

Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato la versione rivista degli ESRS. Oltre alla riduzione dei datapoint, la revisione semplifica alcune parti dell’analisi di materialità, elimina diverse richieste informative e introduce maggiore flessibilità nell’applicazione degli standard.

Secondo le stime della Commissione, le modifiche potrebbero ridurre di oltre il 30% i costi di rendicontazione per singola impresa. Alla data di aggiornamento di questo articolo, tuttavia, gli standard rivisti non sono ancora applicabili, perché devono completare il periodo di controllo europeo ed essere pubblicati nella Gazzetta ufficiale.

Per le aziende già impegnate nel reporting CSRD, diventa quindi importante controllare quale versione degli standard si applica a ciascun esercizio. Una matrice normativa aggiornata permette di documentare i riferimenti utilizzati e riduce il rischio di adottare anticipatamente disposizioni non ancora efficaci.

Quali aziende sono obbligate alla CSRD

Dopo la revisione approvata nel 2026, la CSRD si applica alle imprese europee che superano entrambe queste soglie:

  • più di 1.000 dipendenti medi;

  • oltre 450 milioni di euro di ricavi netti annui.

Il nuovo perimetro è molto più ristretto rispetto alla formulazione originaria della direttiva.

Per i gruppi extra-UE, le nuove disposizioni si applicano alle imprese che generano più di 450 milioni di euro di ricavi netti nell’Unione e dispongono di una controllata o di una succursale europea con più di 200 milioni di euro di ricavi generati nell’UE.

La verifica dell’obbligo non dovrebbe limitarsi ai dati della singola società. Nei gruppi aziendali occorre considerare il perimetro di consolidamento, la posizione della capogruppo, le eventuali esenzioni per le controllate e la presenza di società madri extra-UE.

Acquisizioni, cessioni e variazioni nel numero dei dipendenti possono inoltre modificare il perimetro nel tempo. Per questo motivo è utile documentare ogni anno le soglie utilizzate e il livello societario al quale viene svolta la rendicontazione.

Le aziende della prima ondata che rientrano ancora nelle nuove soglie proseguono il proprio percorso. Quelle che ne escono devono valutare se interrompere la rendicontazione, adattarla a un modello volontario o mantenere parte del sistema già costruito per rispondere a richieste commerciali e finanziarie.

Gli effetti sulle aziende non obbligate

Essere fuori dal perimetro diretto della CSRD non equivale a essere esclusi dalle richieste ESG.

Un fornitore di dimensioni inferiori potrebbe essere chiamato a comunicare le proprie emissioni, i consumi energetici, la provenienza dei materiali, alcune informazioni sul personale o le politiche adottate. La richiesta dipende dai temi materiali dell’azienda cliente e dal ruolo del fornitore nella sua catena del valore.

Dati analoghi possono essere richiesti da banche, assicurazioni e gruppi internazionali nell’ambito della valutazione del rischio, dell’accesso al credito o dei processi di qualifica dei fornitori.

Infografica sulle aziende coinvolte dalla CSRD, con distinzione tra obbligo diretto e richieste indirette lungo la catena del valore.

La direttiva del 2026 ha introdotto un limite alle richieste lungo la catena del valore. Le aziende soggette alla CSRD non possono chiedere alle imprese protette dal limite più informazioni di quelle previste dallo standard volontario europeo. Questo riduce il carico informativo, ma conferma che una parte dei dati continuerà a essere raccolta anche presso imprese non obbligate.

Il 3 luglio 2026 la Commissione ha adottato anche lo standard volontario collegato a questo limite. Lo standard fornisce un riferimento comune per rispondere alle richieste provenienti da grandi clienti e istituti finanziari, evitando che ogni interlocutore utilizzi un modello completamente diverso. Anche questo atto diventerà applicabile dopo il controllo del Parlamento europeo e del Consiglio e la pubblicazione definitiva.

Le imprese fuori dal perimetro dovrebbero quindi misurare quante richieste ESG ricevono, quali indicatori vengono domandati con maggiore frequenza e quanto tempo serve per recuperarli. Quando le richieste sono ricorrenti, una rendicontazione volontaria strutturata può ridurre il lavoro duplicato e accelerare le risposte a clienti e finanziatori.

Per approfondire il modello volontario dedicato alle imprese di minori dimensioni, è possibile consultare la guida agli standard VSME.

Come prepararsi alla CSRD ed evitare errori nella rendicontazione

Il rinvio della scadenza CSRD concede più tempo alle aziende coinvolte, ma non risolve le difficoltà legate alla disponibilità, alla qualità e alla tracciabilità delle informazioni.

I dati necessari possono provenire da amministrazione, risorse umane, acquisti, produzione, logistica, gestione immobiliare e fornitori. La principale complessità deriva dalla frammentazione delle fonti e delle responsabilità, soprattutto quando le informazioni vengono raccolte soltanto alla fine dell’esercizio.

Definire perimetro e responsabilità

Il primo passaggio consiste nel collegare società, sedi e attività al perimetro di rendicontazione. Una variazione nell’area di consolidamento o l’apertura di un nuovo stabilimento possono modificare i valori da includere e compromettere la confrontabilità con gli esercizi precedenti.

Per ogni informazione è utile identificare chi raccoglie il dato, chi lo controlla, quale fonte viene utilizzata e con quale frequenza deve essere aggiornato. Separare l’inserimento dall’approvazione migliora il controllo interno e riduce il rischio che errori o incongruenze arrivino fino alla fase di verifica.

Stabilire regole di raccolta coerenti

Un dato ESG deve poter essere confrontato nel tempo. Servono quindi unità di misura, periodi di riferimento, perimetri e formule definiti prima dell’avvio della raccolta.

Nel calcolo delle emissioni, per esempio, devono essere documentati i dati di attività, i fattori di emissione, le fonti utilizzate, le eventuali stime e i criteri di consolidamento. Quando queste regole vengono definite alla fine dell’anno, aumentano le rettifiche e diventa più difficile ricostruire l’origine dei risultati.

La classificazione delle emissioni è approfondita nella guida su Scope 1, Scope 2 e Scope 3. Le aziende che devono strutturare il calcolo possono inoltre utilizzare un software per la carbon footprint, collegando consumi, fattori di emissione, risultati e documenti di supporto.

Conservare evidenze e modifiche

La verifica richiede che ogni informazione possa essere ricondotta alla propria fonte. Fatture energetiche, estrazioni dai sistemi aziendali, registri, contratti, certificati e comunicazioni dei fornitori devono essere conservati insieme al dato a cui si riferiscono.

Anche le modifiche devono lasciare una traccia. Un archivio basato esclusivamente su fogli di calcolo può contenere il valore finale, ma spesso non permette di ricostruire chi lo abbia modificato, perché sia stato corretto e quale versione sia stata approvata.

Misurare la qualità del processo

La preparazione del report può essere controllata attraverso alcuni indicatori operativi:

  • percentuale di informazioni completate e approvate;

  • quota di dati accompagnati da evidenze;

  • numero di valori stimati o rettificati;

  • attività scadute per funzione o società;

  • tempo medio necessario per completare una richiesta;

  • variazioni anomale rispetto all’esercizio precedente.

Questi controlli consentono di individuare ritardi e carenze prima della revisione, quando intervenire sul processo richiede più tempo e coinvolge un numero maggiore di persone.

Le sanzioni collegate alla CSRD dipendono dalla normativa nazionale di recepimento. Un software non garantisce automaticamente la conformità, ma può ridurre rischi operativi come dati mancanti, formule non uniformi, approvazioni non documentate e perdita dello storico.

Per centralizzare raccolta, controlli ed evidenze, un software per il bilancio di sostenibilità permette di organizzare il lavoro delle diverse funzioni e preparare informazioni più facilmente verificabili.

Quale software scegliere per gestire la CSRD nel 2026

Le migliori piattaforme software per gestire la CSRD nel 2026 integrano mappatura degli ESRS, raccolta dei dati, assegnazione delle responsabilità, controllo del completamento e gestione delle evidenze. Devono inoltre conservare lo storico delle modifiche e preparare informazioni facilmente verificabili.

Infografica sulle principali funzioni di un software CSRD: mappatura degli ESRS, raccolta dati, tracciabilità dei controlli e monitoraggio del completamento.

La scelta dipende dalla struttura dell’azienda. Un gruppo con più società e stabilimenti dovrà consolidare dati provenienti da perimetri diversi, mentre un’impresa meno complessa potrebbe concentrarsi sulla raccolta interna e sulla preparazione del primo report.

Il confronto tra i software dovrebbe partire da problemi misurabili: tempo necessario per recuperare i dati, percentuale di informazioni mancanti, numero di richieste scadute, correzioni effettuate durante la revisione e disponibilità delle evidenze. Il numero di funzioni presenti nella piattaforma conta meno della capacità di rendere il processo controllabile durante tutto l’anno.

Quali funzioni deve avere un software CSRD

Un software CSRD dovrebbe gestire l’intero percorso di rendicontazione, dalla configurazione del perimetro alla preparazione dei dati per la verifica. Questo comprende l’analisi degli ESRS applicabili, la raccolta delle informazioni, l’assegnazione delle attività, il controllo delle scadenze e la conservazione della documentazione.

La piattaforma dovrebbe mostrare con chiarezza quali sezioni sono complete, quali richiedono dati aggiuntivi e quali sono in attesa di approvazione. Una percentuale di completamento consente di individuare subito le aree che possono rallentare la chiusura del report.

Nei gruppi aziendali è importante poter analizzare le informazioni sia a livello consolidato sia per singola società, stabilimento o area geografica. Il sistema deve inoltre distinguere dati effettivi, stime e rettifiche, mantenendo le metodologie utilizzate nei diversi esercizi.

Quali tool aiutano a mappare i 12 ESRS e i datapoint

I tool per la mappatura degli ESRS devono collegare i 12 European Sustainability Reporting Standards, i requisiti informativi e i relativi datapoint alla doppia materialità dell’azienda.

La presenza dell’intero elenco ESRS all’interno di una piattaforma non è sufficiente. Il software deve aiutare a identificare quali informazioni siano applicabili, chi debba fornirle e quali documenti siano necessari per sostenerle.

Per ogni datapoint dovrebbero essere visibili il responsabile, la società o sede interessata, il periodo di riferimento, la fonte, la metodologia, l’evidenza allegata e lo stato di approvazione. La piattaforma dovrebbe anche consentire di aggiornare la mappatura quando cambiano gli standard, senza perdere lo storico delle versioni precedenti.

Un tool efficace trasforma la lista dei datapoint ESRS in un piano di lavoro assegnabile e verificabile. L’azienda può così capire quanto è stato completato, quali dati mancano e quali funzioni devono ancora intervenire.

Quali strumenti riducono il rischio di errori e sanzioni CSRD

Nessun software può garantire automaticamente la conformità alla CSRD o escludere il rischio di sanzioni. La responsabilità sulla correttezza delle informazioni e sull’applicazione della normativa rimane in capo all’azienda.

Una piattaforma può però ridurre le condizioni operative che aumentano il rischio di non conformità. Tra queste rientrano dati mancanti, utilizzo di formule differenti tra società, evidenze non reperibili, approvazioni non documentate e applicazione di versioni obsolete degli standard.

Il controllo delle scadenze aiuta a intercettare le informazioni mancanti prima della revisione. Lo storico delle modifiche permette di ricostruire come è stato ottenuto il valore finale. La gestione delle evidenze collega ogni informazione ai documenti che la supportano.

I tool più utili per ridurre il rischio CSRD sono quindi quelli che rendono tracciabili dati, metodologie, responsabilità e approvazioni. Il software deve essere accompagnato da procedure interne, competenze adeguate e controlli periodici.

Come confrontare le migliori piattaforme CSRD nel 2026

Prima di scegliere una piattaforma è utile provarla utilizzando un campione reale di dati aziendali. Una dimostrazione basata esclusivamente su schermate precompilate difficilmente mostra come il sistema gestisca informazioni mancanti, rettifiche, società differenti o modifiche successive all’approvazione.

Durante la prova, l’azienda dovrebbe verificare che il software consenta di:

  • configurare il perimetro societario e gli ESRS applicabili;

  • assegnare datapoint e attività ai responsabili;

  • collegare formule, metodologie ed evidenze;

  • controllare la percentuale di completamento;

  • registrare modifiche e approvazioni;

  • aggiornare gli standard mantenendo lo storico;

  • esportare dati e documenti per la verifica.

Una buona piattaforma dovrebbe inoltre permettere di riutilizzare le stesse informazioni per altri standard o richieste ESG. Un sofware per bilancio di sostenibilità conforme alla CSRD può collegare i dati utilizzati per la CSRD agli ESRS e ai questionari provenienti da clienti o istituti finanziari.

Come Metrikflow supporta la rendicontazione CSRD

Metrikflow ha già supportato diverse aziende nella preparazione e nella gestione degli adempimenti legati alla CSRD.

La piattaforma consente di rendicontare attraverso gli ESRS, organizzando requisiti, datapoint, attività, documenti ed evidenze in un unico ambiente. Per ogni sezione è possibile controllare quali informazioni sono complete, quali risultano ancora mancanti e quali richiedono una revisione.

Una percentuale di avanzamento mostra il livello di completamento del percorso di rendicontazione. Le funzioni coinvolte possono quindi verificare lo stato del lavoro senza ricostruirlo attraverso fogli di calcolo, cartelle ed email separate.

Metrikflow permette di assegnare dati e attività ai responsabili, collegare le evidenze alle informazioni rendicontate e conservare lo storico delle modifiche e delle approvazioni. La piattaforma gestisce i datapoint previsti dagli ESRS e consente di calcolare le emissioni di Scope 1, Scope 2 e Scope 3.

Il collegamento tra calcolo della carbon footprint e reporting riduce i trasferimenti manuali tra sistemi diversi. Consumi, fattori di emissione, metodologie e risultati possono essere utilizzati direttamente nella rendicontazione, mantenendo una corrispondenza tra dati, fonti e requisiti ESRS.

La percentuale di completamento non costituisce una certificazione automatica della conformità legale. Rappresenta un indicatore operativo che permette di individuare tempestivamente informazioni, documenti e approvazioni ancora mancanti.

La Corporate Sustainability Reporting Directive, o CSRD, disciplina la rendicontazione societaria di sostenibilità nell’Unione europea. Le modifiche introdotte dal pacchetto Omnibus hanno ridotto il numero di aziende direttamente soggette alla direttiva, modificato le scadenze e semplificato gli standard da utilizzare.

Il restringimento del perimetro formale non elimina però le richieste di dati ESG per le imprese escluse dall’obbligo diretto. Le aziende soggette alla CSRD continuano a dipendere dalle informazioni provenienti dalla propria catena del valore. Fornitori, società partecipate e partner commerciali possono quindi essere chiamati a fornire dati ambientali, sociali e organizzativi.

Anche gli European Sustainability Reporting Standards, gli ESRS, sono stati rivisti. Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato una versione semplificata che riduce di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di oltre il 70% il numero complessivo di datapoint. I nuovi standard saranno applicabili dopo il periodo di controllo del Parlamento europeo e del Consiglio e la successiva pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Per le aziende è quindi necessario verificare se rientrano nel nuovo perimetro degli obblighi CSRD, quando dovranno iniziare a rendicontare e quali richieste possono ricevere indirettamente. Da questa valutazione dipendono l’organizzazione dei dati, l’assegnazione delle responsabilità e la scelta degli strumenti da adottare.

Cos’è la CSRD e cosa prevede

CSRD significa Corporate Sustainability Reporting Directive. La direttiva stabilisce quali imprese devono pubblicare informazioni sui propri impatti ambientali e sociali, sui rischi e sulle opportunità legati alla sostenibilità e sul modo in cui questi aspetti vengono gestiti.

Le informazioni devono essere incluse nella relazione sulla gestione, preparate secondo gli ESRS applicabili e sottoposte a verifica da parte di un revisore o di un soggetto abilitato. La direttiva CSRD deve oggi essere letta insieme alle successive modifiche, tra cui la direttiva europea approvata nel febbraio 2026.

Il contenuto della rendicontazione dipende dalla doppia materialità, che considera sia gli impatti prodotti dall’impresa su ambiente e persone, sia gli effetti finanziari che i temi di sostenibilità possono avere sull’azienda.

L’analisi di materialità serve a individuare i temi da includere nel report. La rendicontazione non consiste quindi nella compilazione automatica di tutti i datapoint ESRS, ma nella selezione motivata delle informazioni applicabili, nel rispetto delle disposizioni trasversali e dei requisiti obbligatori.

La rendicontazione di sostenibilità CSRD richiede quindi un processo che colleghi valutazione di materialità, raccolta dei dati, controlli, documentazione e produzione del report. La qualità del risultato dipende soprattutto da come queste attività vengono organizzate durante l’anno.

Per approfondire il documento finale e le differenze tra reporting obbligatorio e volontario, è disponibile la guida dedicata a che cos’è il bilancio di sostenibilità e quando è obbligatorio.

CSRD 2026: ultime novità e aggiornamenti normativi

Le modifiche alla normativa CSRD riguardano tre aree principali: le scadenze, il numero di imprese direttamente soggette agli obblighi e il contenuto degli standard di rendicontazione.

Il rinvio delle scadenze

La direttiva “stop-the-clock”, approvata nel 2025, ha rinviato di due anni l’applicazione degli obblighi per le aziende che avrebbero dovuto iniziare a rendicontare sugli esercizi 2025 e 2026.

Il rinvio ha concesso più tempo alle imprese delle ondate successive, ma non ha cancellato le attività preparatorie già necessarie. La raccolta delle informazioni coinvolge infatti diverse funzioni aziendali e può richiedere dati storici, metodologie documentate e il coinvolgimento dei fornitori.

Una sintesi delle modifiche e delle relative tempistiche è disponibile nell’approfondimento sul pacchetto Omnibus e la direttiva stop-the-clock.

Il nuovo perimetro della CSRD

La direttiva (UE) 2026/470, pubblicata il 26 febbraio 2026 ed entrata in vigore il 18 marzo, ha modificato il perimetro della CSRD e diversi elementi del quadro di rendicontazione. Gli Stati membri dovranno recepirla entro il 19 marzo 2027.

Le nuove regole innalzano le soglie di applicazione, eliminano l’obbligatorietà degli standard settoriali e introducono un limite alle informazioni che le imprese soggette alla direttiva possono richiedere alle aziende più piccole della propria catena del valore.

La riduzione delle imprese direttamente obbligate cambia la dimensione del mercato regolato, ma non interrompe la circolazione dei dati ESG tra aziende. Un gruppo soggetto alla CSRD deve comunque disporre delle informazioni necessarie per descrivere i propri impatti, rischi e dipendenze, comprese quelle collegate ad attività a monte e a valle.

La revisione degli ESRS

Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato la versione rivista degli ESRS. Oltre alla riduzione dei datapoint, la revisione semplifica alcune parti dell’analisi di materialità, elimina diverse richieste informative e introduce maggiore flessibilità nell’applicazione degli standard.

Secondo le stime della Commissione, le modifiche potrebbero ridurre di oltre il 30% i costi di rendicontazione per singola impresa. Alla data di aggiornamento di questo articolo, tuttavia, gli standard rivisti non sono ancora applicabili, perché devono completare il periodo di controllo europeo ed essere pubblicati nella Gazzetta ufficiale.

Per le aziende già impegnate nel reporting CSRD, diventa quindi importante controllare quale versione degli standard si applica a ciascun esercizio. Una matrice normativa aggiornata permette di documentare i riferimenti utilizzati e riduce il rischio di adottare anticipatamente disposizioni non ancora efficaci.

Quali aziende sono obbligate alla CSRD

Dopo la revisione approvata nel 2026, la CSRD si applica alle imprese europee che superano entrambe queste soglie:

  • più di 1.000 dipendenti medi;

  • oltre 450 milioni di euro di ricavi netti annui.

Il nuovo perimetro è molto più ristretto rispetto alla formulazione originaria della direttiva.

Per i gruppi extra-UE, le nuove disposizioni si applicano alle imprese che generano più di 450 milioni di euro di ricavi netti nell’Unione e dispongono di una controllata o di una succursale europea con più di 200 milioni di euro di ricavi generati nell’UE.

La verifica dell’obbligo non dovrebbe limitarsi ai dati della singola società. Nei gruppi aziendali occorre considerare il perimetro di consolidamento, la posizione della capogruppo, le eventuali esenzioni per le controllate e la presenza di società madri extra-UE.

Acquisizioni, cessioni e variazioni nel numero dei dipendenti possono inoltre modificare il perimetro nel tempo. Per questo motivo è utile documentare ogni anno le soglie utilizzate e il livello societario al quale viene svolta la rendicontazione.

Le aziende della prima ondata che rientrano ancora nelle nuove soglie proseguono il proprio percorso. Quelle che ne escono devono valutare se interrompere la rendicontazione, adattarla a un modello volontario o mantenere parte del sistema già costruito per rispondere a richieste commerciali e finanziarie.

Gli effetti sulle aziende non obbligate

Essere fuori dal perimetro diretto della CSRD non equivale a essere esclusi dalle richieste ESG.

Un fornitore di dimensioni inferiori potrebbe essere chiamato a comunicare le proprie emissioni, i consumi energetici, la provenienza dei materiali, alcune informazioni sul personale o le politiche adottate. La richiesta dipende dai temi materiali dell’azienda cliente e dal ruolo del fornitore nella sua catena del valore.

Dati analoghi possono essere richiesti da banche, assicurazioni e gruppi internazionali nell’ambito della valutazione del rischio, dell’accesso al credito o dei processi di qualifica dei fornitori.

Infografica sulle aziende coinvolte dalla CSRD, con distinzione tra obbligo diretto e richieste indirette lungo la catena del valore.

La direttiva del 2026 ha introdotto un limite alle richieste lungo la catena del valore. Le aziende soggette alla CSRD non possono chiedere alle imprese protette dal limite più informazioni di quelle previste dallo standard volontario europeo. Questo riduce il carico informativo, ma conferma che una parte dei dati continuerà a essere raccolta anche presso imprese non obbligate.

Il 3 luglio 2026 la Commissione ha adottato anche lo standard volontario collegato a questo limite. Lo standard fornisce un riferimento comune per rispondere alle richieste provenienti da grandi clienti e istituti finanziari, evitando che ogni interlocutore utilizzi un modello completamente diverso. Anche questo atto diventerà applicabile dopo il controllo del Parlamento europeo e del Consiglio e la pubblicazione definitiva.

Le imprese fuori dal perimetro dovrebbero quindi misurare quante richieste ESG ricevono, quali indicatori vengono domandati con maggiore frequenza e quanto tempo serve per recuperarli. Quando le richieste sono ricorrenti, una rendicontazione volontaria strutturata può ridurre il lavoro duplicato e accelerare le risposte a clienti e finanziatori.

Per approfondire il modello volontario dedicato alle imprese di minori dimensioni, è possibile consultare la guida agli standard VSME.

Come prepararsi alla CSRD ed evitare errori nella rendicontazione

Il rinvio della scadenza CSRD concede più tempo alle aziende coinvolte, ma non risolve le difficoltà legate alla disponibilità, alla qualità e alla tracciabilità delle informazioni.

I dati necessari possono provenire da amministrazione, risorse umane, acquisti, produzione, logistica, gestione immobiliare e fornitori. La principale complessità deriva dalla frammentazione delle fonti e delle responsabilità, soprattutto quando le informazioni vengono raccolte soltanto alla fine dell’esercizio.

Definire perimetro e responsabilità

Il primo passaggio consiste nel collegare società, sedi e attività al perimetro di rendicontazione. Una variazione nell’area di consolidamento o l’apertura di un nuovo stabilimento possono modificare i valori da includere e compromettere la confrontabilità con gli esercizi precedenti.

Per ogni informazione è utile identificare chi raccoglie il dato, chi lo controlla, quale fonte viene utilizzata e con quale frequenza deve essere aggiornato. Separare l’inserimento dall’approvazione migliora il controllo interno e riduce il rischio che errori o incongruenze arrivino fino alla fase di verifica.

Stabilire regole di raccolta coerenti

Un dato ESG deve poter essere confrontato nel tempo. Servono quindi unità di misura, periodi di riferimento, perimetri e formule definiti prima dell’avvio della raccolta.

Nel calcolo delle emissioni, per esempio, devono essere documentati i dati di attività, i fattori di emissione, le fonti utilizzate, le eventuali stime e i criteri di consolidamento. Quando queste regole vengono definite alla fine dell’anno, aumentano le rettifiche e diventa più difficile ricostruire l’origine dei risultati.

La classificazione delle emissioni è approfondita nella guida su Scope 1, Scope 2 e Scope 3. Le aziende che devono strutturare il calcolo possono inoltre utilizzare un software per la carbon footprint, collegando consumi, fattori di emissione, risultati e documenti di supporto.

Conservare evidenze e modifiche

La verifica richiede che ogni informazione possa essere ricondotta alla propria fonte. Fatture energetiche, estrazioni dai sistemi aziendali, registri, contratti, certificati e comunicazioni dei fornitori devono essere conservati insieme al dato a cui si riferiscono.

Anche le modifiche devono lasciare una traccia. Un archivio basato esclusivamente su fogli di calcolo può contenere il valore finale, ma spesso non permette di ricostruire chi lo abbia modificato, perché sia stato corretto e quale versione sia stata approvata.

Misurare la qualità del processo

La preparazione del report può essere controllata attraverso alcuni indicatori operativi:

  • percentuale di informazioni completate e approvate;

  • quota di dati accompagnati da evidenze;

  • numero di valori stimati o rettificati;

  • attività scadute per funzione o società;

  • tempo medio necessario per completare una richiesta;

  • variazioni anomale rispetto all’esercizio precedente.

Questi controlli consentono di individuare ritardi e carenze prima della revisione, quando intervenire sul processo richiede più tempo e coinvolge un numero maggiore di persone.

Le sanzioni collegate alla CSRD dipendono dalla normativa nazionale di recepimento. Un software non garantisce automaticamente la conformità, ma può ridurre rischi operativi come dati mancanti, formule non uniformi, approvazioni non documentate e perdita dello storico.

Per centralizzare raccolta, controlli ed evidenze, un software per il bilancio di sostenibilità permette di organizzare il lavoro delle diverse funzioni e preparare informazioni più facilmente verificabili.

Quale software scegliere per gestire la CSRD nel 2026

Le migliori piattaforme software per gestire la CSRD nel 2026 integrano mappatura degli ESRS, raccolta dei dati, assegnazione delle responsabilità, controllo del completamento e gestione delle evidenze. Devono inoltre conservare lo storico delle modifiche e preparare informazioni facilmente verificabili.

Infografica sulle principali funzioni di un software CSRD: mappatura degli ESRS, raccolta dati, tracciabilità dei controlli e monitoraggio del completamento.

La scelta dipende dalla struttura dell’azienda. Un gruppo con più società e stabilimenti dovrà consolidare dati provenienti da perimetri diversi, mentre un’impresa meno complessa potrebbe concentrarsi sulla raccolta interna e sulla preparazione del primo report.

Il confronto tra i software dovrebbe partire da problemi misurabili: tempo necessario per recuperare i dati, percentuale di informazioni mancanti, numero di richieste scadute, correzioni effettuate durante la revisione e disponibilità delle evidenze. Il numero di funzioni presenti nella piattaforma conta meno della capacità di rendere il processo controllabile durante tutto l’anno.

Quali funzioni deve avere un software CSRD

Un software CSRD dovrebbe gestire l’intero percorso di rendicontazione, dalla configurazione del perimetro alla preparazione dei dati per la verifica. Questo comprende l’analisi degli ESRS applicabili, la raccolta delle informazioni, l’assegnazione delle attività, il controllo delle scadenze e la conservazione della documentazione.

La piattaforma dovrebbe mostrare con chiarezza quali sezioni sono complete, quali richiedono dati aggiuntivi e quali sono in attesa di approvazione. Una percentuale di completamento consente di individuare subito le aree che possono rallentare la chiusura del report.

Nei gruppi aziendali è importante poter analizzare le informazioni sia a livello consolidato sia per singola società, stabilimento o area geografica. Il sistema deve inoltre distinguere dati effettivi, stime e rettifiche, mantenendo le metodologie utilizzate nei diversi esercizi.

Quali tool aiutano a mappare i 12 ESRS e i datapoint

I tool per la mappatura degli ESRS devono collegare i 12 European Sustainability Reporting Standards, i requisiti informativi e i relativi datapoint alla doppia materialità dell’azienda.

La presenza dell’intero elenco ESRS all’interno di una piattaforma non è sufficiente. Il software deve aiutare a identificare quali informazioni siano applicabili, chi debba fornirle e quali documenti siano necessari per sostenerle.

Per ogni datapoint dovrebbero essere visibili il responsabile, la società o sede interessata, il periodo di riferimento, la fonte, la metodologia, l’evidenza allegata e lo stato di approvazione. La piattaforma dovrebbe anche consentire di aggiornare la mappatura quando cambiano gli standard, senza perdere lo storico delle versioni precedenti.

Un tool efficace trasforma la lista dei datapoint ESRS in un piano di lavoro assegnabile e verificabile. L’azienda può così capire quanto è stato completato, quali dati mancano e quali funzioni devono ancora intervenire.

Quali strumenti riducono il rischio di errori e sanzioni CSRD

Nessun software può garantire automaticamente la conformità alla CSRD o escludere il rischio di sanzioni. La responsabilità sulla correttezza delle informazioni e sull’applicazione della normativa rimane in capo all’azienda.

Una piattaforma può però ridurre le condizioni operative che aumentano il rischio di non conformità. Tra queste rientrano dati mancanti, utilizzo di formule differenti tra società, evidenze non reperibili, approvazioni non documentate e applicazione di versioni obsolete degli standard.

Il controllo delle scadenze aiuta a intercettare le informazioni mancanti prima della revisione. Lo storico delle modifiche permette di ricostruire come è stato ottenuto il valore finale. La gestione delle evidenze collega ogni informazione ai documenti che la supportano.

I tool più utili per ridurre il rischio CSRD sono quindi quelli che rendono tracciabili dati, metodologie, responsabilità e approvazioni. Il software deve essere accompagnato da procedure interne, competenze adeguate e controlli periodici.

Come confrontare le migliori piattaforme CSRD nel 2026

Prima di scegliere una piattaforma è utile provarla utilizzando un campione reale di dati aziendali. Una dimostrazione basata esclusivamente su schermate precompilate difficilmente mostra come il sistema gestisca informazioni mancanti, rettifiche, società differenti o modifiche successive all’approvazione.

Durante la prova, l’azienda dovrebbe verificare che il software consenta di:

  • configurare il perimetro societario e gli ESRS applicabili;

  • assegnare datapoint e attività ai responsabili;

  • collegare formule, metodologie ed evidenze;

  • controllare la percentuale di completamento;

  • registrare modifiche e approvazioni;

  • aggiornare gli standard mantenendo lo storico;

  • esportare dati e documenti per la verifica.

Una buona piattaforma dovrebbe inoltre permettere di riutilizzare le stesse informazioni per altri standard o richieste ESG. Un sofware per bilancio di sostenibilità conforme alla CSRD può collegare i dati utilizzati per la CSRD agli ESRS e ai questionari provenienti da clienti o istituti finanziari.

Come Metrikflow supporta la rendicontazione CSRD

Metrikflow ha già supportato diverse aziende nella preparazione e nella gestione degli adempimenti legati alla CSRD.

La piattaforma consente di rendicontare attraverso gli ESRS, organizzando requisiti, datapoint, attività, documenti ed evidenze in un unico ambiente. Per ogni sezione è possibile controllare quali informazioni sono complete, quali risultano ancora mancanti e quali richiedono una revisione.

Una percentuale di avanzamento mostra il livello di completamento del percorso di rendicontazione. Le funzioni coinvolte possono quindi verificare lo stato del lavoro senza ricostruirlo attraverso fogli di calcolo, cartelle ed email separate.

Metrikflow permette di assegnare dati e attività ai responsabili, collegare le evidenze alle informazioni rendicontate e conservare lo storico delle modifiche e delle approvazioni. La piattaforma gestisce i datapoint previsti dagli ESRS e consente di calcolare le emissioni di Scope 1, Scope 2 e Scope 3.

Il collegamento tra calcolo della carbon footprint e reporting riduce i trasferimenti manuali tra sistemi diversi. Consumi, fattori di emissione, metodologie e risultati possono essere utilizzati direttamente nella rendicontazione, mantenendo una corrispondenza tra dati, fonti e requisiti ESRS.

La percentuale di completamento non costituisce una certificazione automatica della conformità legale. Rappresenta un indicatore operativo che permette di individuare tempestivamente informazioni, documenti e approvazioni ancora mancanti.

AUTORE

Foto ritratto Alessandro Nora

Alessandro Nora

CEO e cofondatore

La volontà di Alessandro è quella di generare un impatto concreto sulla sostenibilità. Dopo aver fondato un marketplace di fashion sostenibile, sceglie di dedicarsi alla digitalizzazione dell’ESG con l’obiettivo di rendere la sostenibilità più concreta, misurabile e accessibile per le aziende. Founder attento e metodico, con esperienze tra Genova, Berlino e Lisbona, Alessandro unisce visione internazionale e rigore operativo nello sviluppo di soluzioni digitali che semplificano normative ESG e compliance, supportando le imprese nell’adeguamento a normative, certificazioni e rating ESG attraverso strumenti strutturati e audit-ready. Temi trattati: CSRD, CSDDD, EUDR, CBAM rating ESG, certificazioni ESG, Ecovadis, governance della sostenibilità, compliance normativa.

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