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Rendicontazione di sostenibilità

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Standard VSME 2026: come redigere un bilancio di sostenibilità volontario

Standard VSME 2026: come redigere un bilancio di sostenibilità volontario

Aggiornato a luglio 2026

Foto primo piano Sharon Ridolfo
Sharon Ridolfo
Immagine di copertina per un articolo sugli standard VSME, che mostra la grande scritta verde "VSME" circondata da report di sostenibilità, dashboard ESG, grafici e visualizzazioni di dati ambientali su un background chiaro e pulito.

Che cos’è lo standard VSME e cosa cambia nel 2026

Il VSME, acronimo di Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs, è lo standard europeo per la rendicontazione volontaria di sostenibilità delle micro, piccole e medie imprese non quotate.

È stato sviluppato da EFRAG e recepito dalla Commissione europea attraverso la Raccomandazione (UE) 2025/1710 del 30 luglio 2025. La raccomandazione invita le PMI a utilizzare il VSME e incoraggia grandi aziende e istituti finanziari a basare su questo riferimento le proprie richieste di informazioni ESG.

Il VSME si rivolge principalmente alle imprese che non rientrano negli obblighi di rendicontazione previsti dalla CSRD. La distinzione tra rendicontazione obbligatoria e volontaria dipende dalle dimensioni dell’azienda e dai requisiti applicabili, approfonditi nell’articolo su che cos’è il bilancio di sostenibilità e quando è obbligatorio.

Lo standard può essere utilizzato quando un’impresa deve fornire dati ambientali e sociali a un cliente, partecipare a una gara, rispondere a una richiesta bancaria o pubblicare un bilancio di sostenibilità volontario.

Una base informativa strutturata può essere riutilizzata per diversi interlocutori, riducendo il tempo dedicato alla compilazione di questionari con formati e definizioni differenti.

Dal VSME al nuovo Voluntary Standard

Il quadro è cambiato il 3 luglio 2026, quando la Commissione europea ha adottato il nuovo Voluntary Standard per la rendicontazione volontaria delle aziende escluse dalla CSRD e protette dal limite alle richieste lungo la catena del valore. Lo standard viene talvolta indicato anche come VS, ma questo acronimo non risulta ancora utilizzato stabilmente nelle comunicazioni ufficiali.

Il Voluntary Standard deriva dal VSME, ma presenta un perimetro più ampio rispetto alle sole PMI. È destinato alle aziende non soggette alla rendicontazione obbligatoria che non superano una media di 1.000 dipendenti nell’esercizio precedente.

Lo standard introduce inoltre il value chain cap, ovvero un limite alle informazioni che le aziende soggette alla CSRD possono richiedere alle imprese protette presenti nella propria catena del valore. Per finalità legate alla rendicontazione di sostenibilità, le richieste non potranno superare i dati compresi nel Voluntary Standard.

Il nuovo riferimento mantiene la struttura modulare del VSME, composta da un Modulo Base e un Modulo Completo. Le modifiche sono state circoscritte per garantire continuità alle aziende che avevano già iniziato ad applicare il VSME. La Commissione ha però:

  • allineato i contenuti ai nuovi ESRS;

  • ridotto il numero complessivo di dati richiesti;

  • chiarito quali informazioni rientrano nel limite della catena del valore;

  • reso volontarie alcune informative più complesse per le imprese con dieci dipendenti o meno.

Il testo del Regolamento delegato sul Voluntary Standard indica che il VSME adottato nel 2025 ha rappresentato una soluzione transitoria in attesa del nuovo standard normativo.

Alla data di aggiornamento di questo articolo, il regolamento è stato adottato dalla Commissione ma non è ancora entrato in vigore. Deve completare il periodo di esame da parte del Parlamento europeo e del Consiglio ed essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Il limite alle richieste lungo la catena del valore sarà applicabile agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027.

La Commissione riassume finalità e passaggi del provvedimento nella comunicazione sui nuovi standard di rendicontazione adottati il 3 luglio 2026.

Durante questa fase di transizione, il VSME resta il riferimento operativo per le PMI. Dopo l’entrata in vigore del regolamento delegato, il Voluntary Standard diventerà il riferimento normativo per le aziende protette dal limite della catena del valore.

Quali aziende possono utilizzare il VSME

La Raccomandazione del 2025 identifica come destinatarie le micro, piccole e medie imprese non quotate.

Un’impresa è classificata come media quando non supera almeno due dei seguenti limiti:

  • 25 milioni di euro di totale di bilancio;

  • 50 milioni di euro di ricavi netti;

  • 250 dipendenti medi durante l’esercizio.

Sono previste soglie inferiori per le micro e piccole imprese.

Il Voluntary Standard adottato nel 2026 estende invece il riferimento alle imprese fuori dalla CSRD che non superano una media di 1.000 dipendenti. La soglia dei 1.000 dipendenti definisce anche le aziende protette dal limite alle richieste della catena del valore.

L’assenza di un obbligo di pubblicare un bilancio di sostenibilità non elimina la necessità di fornire dati ESG. Le richieste possono provenire da clienti che devono analizzare la propria catena del valore, banche che valutano rischi e condizioni di finanziamento o gruppi che devono consolidare informazioni provenienti dalle controllate.

Il VSME può essere adottato anche da un’azienda che vuole misurare con continuità consumi, emissioni, forza lavoro e altri indicatori, pur senza essere soggetta alla CSRD.

Rispetto agli ESRS, destinati alla rendicontazione obbligatoria delle aziende comprese nel perimetro della direttiva, il VSME propone una struttura più proporzionata. Gli standard GRI seguono invece un’impostazione internazionale più ampia, centrata sugli impatti dell’organizzazione.

Modulo Base e Modulo Completo: come è strutturato il VSME

Lo standard VSME è suddiviso in due livelli: Modulo Base e Modulo Completo. Il secondo può essere applicato soltanto insieme al primo.

La scelta determina la quantità di informazioni da raccogliere e il livello di approfondimento del report. Dovrebbe tenere conto delle dimensioni dell’impresa, della disponibilità dei dati e delle richieste effettivamente ricevute da clienti, banche e altri interlocutori.

Confronto tra Modulo Base e Modulo Completo del VSME, con informative richieste e principali casi d’uso.

La struttura modulare è stata mantenuta anche nel Voluntary Standard del 2026. I singoli dati richiesti presentano però alcune modifiche rispetto al VSME originale, legate all’allineamento con i nuovi ESRS, alla riduzione dei datapoint e alle semplificazioni previste per le imprese di minori dimensioni.

La versione del 2025 dello standard VSME nel Knowledge Hub di EFRAG contiene le informative e le istruzioni applicative utilizzate dalle PMI durante la fase transitoria.

Il Modulo Base

Il Modulo Base comprende undici informative, indicate con i codici da B1 a B11. Rappresenta il livello essenziale del reporting VSME e può essere utilizzato anche dalle microimprese.

Le prime informative riguardano il perimetro del report, le caratteristiche dell’azienda e le pratiche di sostenibilità già introdotte.

La parte ambientale comprende consumi energetici, emissioni di gas serra, inquinamento, biodiversità, acqua, uso delle risorse, economia circolare e rifiuti.

Le informazioni sociali riguardano la composizione della forza lavoro, la salute e sicurezza, le retribuzioni, la contrattazione collettiva e la formazione. La sezione di governance comprende eventuali condanne e sanzioni per corruzione o concussione.

Il Modulo Base è adatto a un’impresa che prepara il primo bilancio di sostenibilità volontario o deve fornire un insieme circoscritto di indicatori. La sua applicazione richiede comunque di definire il perimetro, documentare i metodi di calcolo e mantenere evidenze a supporto dei dati.

Nel Voluntary Standard alcune informative ambientali più complesse diventano facoltative per le imprese con dieci dipendenti o meno. La semplificazione tiene conto delle risorse limitate delle microimprese e riduce le informazioni che possono essere richieste loro attraverso la catena del valore.

Il Modulo Completo

Il Modulo Completo aggiunge nove informative, da C1 a C9, alle undici del Modulo Base.

Approfondisce gli aspetti che possono essere richiesti da banche, investitori e grandi clienti. Comprende informazioni sul modello di business, sulle iniziative aziendali, sugli obiettivi di riduzione delle emissioni, sui piani di transizione e sui rischi climatici.

Sono inoltre previste informazioni più dettagliate sui diritti umani, sulla forza lavoro e sulla governance.

Il Modulo Completo può essere indicato quando l’azienda riceve richieste ESG articolate, ha già raccolto gli indicatori previsti dal Modulo Base o deve comunicare obiettivi ambientali, rischi climatici e piani di riduzione delle emissioni.

La scelta dovrebbe partire dall’utilizzo concreto delle informazioni. Raccogliere dati che non verranno utilizzati aumenta tempi e costi, mentre limitarsi al Modulo Base può essere insufficiente quando un cliente o un istituto finanziario richiede informazioni prospettiche.

Un Modulo Base ben documentato può offrire maggiore valore rispetto a un Modulo Completo costruito su stime poco controllate o informazioni non aggiornate.

Come redigere un bilancio di sostenibilità VSME-aligned

La preparazione di un bilancio di sostenibilità secondo lo standard VSME richiede il coinvolgimento di più funzioni aziendali. Amministrazione, risorse umane, acquisti, produzione, gestione degli immobili e funzioni HSE possono detenere parti diverse delle informazioni richieste.

Il processo dovrebbe iniziare con la definizione del perimetro e terminare con un controllo formale degli indicatori, delle fonti e delle responsabilità.

Processo in cinque passaggi per preparare un report VSME, dal perimetro aziendale alla pubblicazione finale.

Le aziende che avviano il progetto nel 2026 dovrebbero inoltre considerare l’evoluzione verso il Voluntary Standard. La continuità tra i due riferimenti permette di valorizzare il lavoro già svolto, ma le singole informative dovranno essere verificate rispetto alla versione definitiva applicabile.

Definire perimetro, periodo e responsabilità

Il primo passaggio consiste nello stabilire quali società, sedi e attività rientrano nel report VSME.

L’azienda deve indicare se la rendicontazione è individuale o consolidata. In presenza di controllate, può predisporre un report che comprenda i dati dell’impresa e delle società controllate.

Il periodo di riferimento dovrebbe coincidere con quello del bilancio finanziario. L’allineamento facilita il confronto tra indicatori economici, dati operativi e informazioni di sostenibilità.

In questa fase è utile assegnare un responsabile al progetto e definire le funzioni coinvolte, le scadenze per la raccolta, i referenti per ogni area e il livello di approvazione dei dati.

Una chiara distribuzione delle responsabilità riduce ritardi e richieste duplicate. Permette inoltre di identificare chi deve verificare e spiegare eventuali variazioni rispetto all’esercizio precedente.

Selezionare il modulo e mappare i dati

Dopo aver scelto il modulo, l’azienda può associare ogni informativa VSME a una fonte interna.

I dati energetici possono provenire da fatture, contatori o sistemi di gestione degli stabilimenti. Le informazioni sul personale derivano dai sistemi delle risorse umane e dai registri relativi alla sicurezza. Rifiuti, acqua e sostanze inquinanti possono richiedere il coinvolgimento di produzione, manutenzione o HSE.

Per ogni indicatore è opportuno registrare:

  • la definizione utilizzata;

  • l’unità di misura;

  • il periodo considerato;

  • la società o sede di riferimento;

  • la fonte;

  • il responsabile;

  • il metodo di calcolo;

  • l’approvazione.

Questa mappatura permette di distinguere i dati già disponibili, quelli che richiedono un calcolo e quelli che l’azienda non rileva ancora.

Il risultato è una valutazione concreta delle attività necessarie, delle funzioni da coinvolgere e delle eventuali lacune informative.

Raccogliere dati ed evidenze

Ogni valore dovrebbe poter essere ricondotto a una fonte. Fatture, registri, estrazioni gestionali, certificati e prospetti del personale permettono di verificare il dato e aggiornare il calcolo negli anni successivi.

La verificabilità assume particolare importanza quando il rapporto di sostenibilità viene utilizzato per una valutazione creditizia, una gara o un processo di qualifica dei fornitori. Un valore privo di fonte può essere difficile da confermare anche quando è stato calcolato correttamente.

Dal secondo esercizio di applicazione, il report dovrebbe includere anche i dati comparativi dell’anno precedente, quando disponibili. Per rendere il confronto significativo, perimetri, formule e unità di misura devono rimanere coerenti.

Eventuali variazioni metodologiche devono essere documentate. Lo stesso vale per acquisizioni, cessioni, apertura di stabilimenti o altri cambiamenti che incidono sul perimetro.

Calcolare e controllare gli indicatori

Alcune informazioni possono essere estratte direttamente dai sistemi aziendali. Altre richiedono calcoli e criteri metodologici condivisi.

Per determinare le emissioni di Scope 1 e Scope 2 occorre partire dai consumi di combustibili ed energia e applicare fattori di emissione coerenti con il periodo, la fonte e l’area geografica. La distinzione tra emissioni Scope 1, 2 e 3 aiuta a definire correttamente il perimetro, mentre il calcolo della carbon footprint aziendale richiede di documentare dati di attività, fattori utilizzati e criteri metodologici.

Per ogni calcolo è utile conservare separatamente il dato di attività originario, l’unità di misura, il fattore di emissione, la fonte del fattore e il risultato.

Anche gli indicatori sociali richiedono definizioni precise. Turnover, infortuni e ore di formazione devono essere calcolati con criteri identici tra sedi e società.

Prima della pubblicazione, il report dovrebbe superare tre controlli.

Il controllo di completezza verifica che tutte le informative applicabili siano state compilate. Quello di coerenza confronta periodi, perimetri e unità di misura. Il controllo di attendibilità conferma la presenza delle fonti e delle approvazioni necessarie.

Gli scostamenti rilevanti rispetto all’anno precedente meritano un’analisi specifica. Possono dipendere da cambiamenti operativi, variazioni del perimetro o revisioni dei metodi di calcolo. La spiegazione permette al lettore di interpretare correttamente l’indicatore.

Preparare e aggiornare il report VSME

Il bilancio può essere pubblicato come documento autonomo oppure integrato in un altro documento aziendale. Quando un’informazione è già presente in una relazione pubblica, lo standard consente di richiamarla attraverso un riferimento chiaro.

La struttura del report dovrebbe seguire l’ordine delle informative VSME. Tabelle e grafici sono utili per gli indicatori quantitativi, mentre brevi note metodologiche possono spiegare il perimetro, le fonti e le eventuali esclusioni.

La prima edizione richiede generalmente il maggiore lavoro, perché l’azienda deve identificare fonti, criteri e responsabilità. Negli esercizi successivi il processo diventa più efficiente se sono stati conservati lo storico, le regole di calcolo e i documenti utilizzati.

In vista dell’entrata in vigore del Voluntary Standard, è utile mantenere una struttura di raccolta flessibile. L’azienda potrà così aggiornare le singole richieste senza ricostruire l’intero processo.

Quale software utilizzare per un bilancio VSME-aligned

Un software per il bilancio di sostenibilità dovrebbe supportare la raccolta, il controllo e l’aggiornamento dei dati. La sola generazione del documento finale copre una parte limitata del processo di rendicontazione ESG.

La prima funzione da valutare è la presenza di una struttura coerente con il Modulo Base e il Modulo Completo. Il sistema dovrebbe indicare quali informazioni raccogliere, permettere di assegnarle ai referenti e mostrare lo stato di avanzamento.

Considerata l’evoluzione normativa del 2026, il software dovrebbe consentire anche di aggiornare informative e datapoint senza perdere lo storico già raccolto secondo il VSME.

Per aziende con più società o stabilimenti è importante poter mantenere separati i dati delle singole unità e consolidarli nel risultato complessivo. In questo modo è possibile individuare valori mancanti, scostamenti o differenze nei criteri utilizzati.

Un altro requisito riguarda la tracciabilità. Ogni indicatore dovrebbe essere associato alla fonte, alla data di aggiornamento, al metodo di calcolo e alle persone che lo hanno inserito e approvato.

Per gli indicatori ambientali, il software ESG dovrebbe gestire conversioni, fattori di emissione e calcoli mantenendo visibili i dati originari. Lo storico consente di confrontare gli esercizi e ricostruire le ragioni di eventuali variazioni.

Quando Excel può essere sufficiente

Un foglio di calcolo può essere adeguato per una microimpresa con un solo referente, un perimetro semplice e un numero limitato di indicatori.

La gestione diventa più complessa quando aumentano le persone coinvolte, le società o le sedi, i documenti da conservare e i controlli necessari.

In queste situazioni, formule modificate, file duplicati e fonti archiviate separatamente possono ridurre l’affidabilità del report e aumentare il tempo necessario per aggiornarlo. Il confronto tra i principali software ESG dovrebbe quindi partire dalla complessità reale del processo e dalla capacità di mantenere i dati verificabili nel tempo.

Metrikflow per il reporting VSME

Metrikflow è un software per il bilancio di sostenibilità che permette di organizzare in un unico ambiente la raccolta delle informazioni richieste dal VSME.

Le attività possono essere assegnate alle funzioni competenti, con responsabilità e scadenze definite. La piattaforma consente di consolidare dati provenienti da più sedi o società, allegare le evidenze e monitorare lo stato di compilazione.

Le funzioni di calcolo supportano la gestione degli indicatori ambientali, mentre lo storico conserva dati, fonti e risultati degli esercizi precedenti.

Le informazioni raccolte possono essere riutilizzate per rispondere a clienti, banche e altri interlocutori, riducendo la necessità di avviare raccolte separate per ogni richiesta.

La scelta di un software VSME dovrebbe quindi partire dal processo aziendale: numero di persone coinvolte, complessità del perimetro, frequenza delle richieste e necessità di aggiornare il report nel tempo. Una piattaforma strutturata permette di rendere questi passaggi più controllabili, misurabili e replicabili, accompagnando anche il passaggio dal VSME al nuovo Voluntary Standard.

Anche le aziende escluse dagli obblighi della CSRD si trovano a gestire richieste di dati ESG precise e ricorrenti. Un cliente può chiedere informazioni sulle emissioni, una banca può valutare l’esposizione ai rischi climatici, una capogruppo può aver bisogno di dati omogenei provenienti da tutte le società controllate.

In assenza di un modello condiviso, queste richieste vengono spesso gestite attraverso file separati, questionari diversi e calcoli difficili da aggiornare. Lo standard VSME offre alle piccole e medie imprese una struttura europea per raccogliere, organizzare e comunicare le informazioni di sostenibilità su base volontaria.

Il VSME permette di partire da un insieme essenziale di indicatori e ampliare progressivamente il livello di rendicontazione. La sua applicazione richiede però un processo preciso: scegliere il modulo corretto, individuare le fonti, assegnare le responsabilità e garantire che i dati siano confrontabili nel tempo.

In questa guida analizziamo la struttura dello standard, le informazioni richieste, il processo per redigere un report VSME e le caratteristiche da valutare nella scelta di un software per il bilancio di sostenibilità volontario.

Infografica sul passaggio dal VSME al Voluntary Standard e sugli effetti per le aziende nel 2026.

Che cos’è lo standard VSME e cosa cambia nel 2026

Il VSME, acronimo di Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs, è lo standard europeo per la rendicontazione volontaria di sostenibilità delle micro, piccole e medie imprese non quotate.

È stato sviluppato da EFRAG e recepito dalla Commissione europea attraverso la Raccomandazione (UE) 2025/1710 del 30 luglio 2025. La raccomandazione invita le PMI a utilizzare il VSME e incoraggia grandi aziende e istituti finanziari a basare su questo riferimento le proprie richieste di informazioni ESG.

Il VSME si rivolge principalmente alle imprese che non rientrano negli obblighi di rendicontazione previsti dalla CSRD. La distinzione tra rendicontazione obbligatoria e volontaria dipende dalle dimensioni dell’azienda e dai requisiti applicabili, approfonditi nell’articolo su che cos’è il bilancio di sostenibilità e quando è obbligatorio.

Lo standard può essere utilizzato quando un’impresa deve fornire dati ambientali e sociali a un cliente, partecipare a una gara, rispondere a una richiesta bancaria o pubblicare un bilancio di sostenibilità volontario.

Una base informativa strutturata può essere riutilizzata per diversi interlocutori, riducendo il tempo dedicato alla compilazione di questionari con formati e definizioni differenti.

Dal VSME al nuovo Voluntary Standard

Il quadro è cambiato il 3 luglio 2026, quando la Commissione europea ha adottato il nuovo Voluntary Standard per la rendicontazione volontaria delle aziende escluse dalla CSRD e protette dal limite alle richieste lungo la catena del valore. Lo standard viene talvolta indicato anche come VS, ma questo acronimo non risulta ancora utilizzato stabilmente nelle comunicazioni ufficiali.

Il Voluntary Standard deriva dal VSME, ma presenta un perimetro più ampio rispetto alle sole PMI. È destinato alle aziende non soggette alla rendicontazione obbligatoria che non superano una media di 1.000 dipendenti nell’esercizio precedente.

Lo standard introduce inoltre il value chain cap, ovvero un limite alle informazioni che le aziende soggette alla CSRD possono richiedere alle imprese protette presenti nella propria catena del valore. Per finalità legate alla rendicontazione di sostenibilità, le richieste non potranno superare i dati compresi nel Voluntary Standard.

Il nuovo riferimento mantiene la struttura modulare del VSME, composta da un Modulo Base e un Modulo Completo. Le modifiche sono state circoscritte per garantire continuità alle aziende che avevano già iniziato ad applicare il VSME. La Commissione ha però:

  • allineato i contenuti ai nuovi ESRS;

  • ridotto il numero complessivo di dati richiesti;

  • chiarito quali informazioni rientrano nel limite della catena del valore;

  • reso volontarie alcune informative più complesse per le imprese con dieci dipendenti o meno.

Il testo del Regolamento delegato sul Voluntary Standard indica che il VSME adottato nel 2025 ha rappresentato una soluzione transitoria in attesa del nuovo standard normativo.

Alla data di aggiornamento di questo articolo, il regolamento è stato adottato dalla Commissione ma non è ancora entrato in vigore. Deve completare il periodo di esame da parte del Parlamento europeo e del Consiglio ed essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Il limite alle richieste lungo la catena del valore sarà applicabile agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027.

La Commissione riassume finalità e passaggi del provvedimento nella comunicazione sui nuovi standard di rendicontazione adottati il 3 luglio 2026.

Durante questa fase di transizione, il VSME resta il riferimento operativo per le PMI. Dopo l’entrata in vigore del regolamento delegato, il Voluntary Standard diventerà il riferimento normativo per le aziende protette dal limite della catena del valore.

Quali aziende possono utilizzare il VSME

La Raccomandazione del 2025 identifica come destinatarie le micro, piccole e medie imprese non quotate.

Un’impresa è classificata come media quando non supera almeno due dei seguenti limiti:

  • 25 milioni di euro di totale di bilancio;

  • 50 milioni di euro di ricavi netti;

  • 250 dipendenti medi durante l’esercizio.

Sono previste soglie inferiori per le micro e piccole imprese.

Il Voluntary Standard adottato nel 2026 estende invece il riferimento alle imprese fuori dalla CSRD che non superano una media di 1.000 dipendenti. La soglia dei 1.000 dipendenti definisce anche le aziende protette dal limite alle richieste della catena del valore.

L’assenza di un obbligo di pubblicare un bilancio di sostenibilità non elimina la necessità di fornire dati ESG. Le richieste possono provenire da clienti che devono analizzare la propria catena del valore, banche che valutano rischi e condizioni di finanziamento o gruppi che devono consolidare informazioni provenienti dalle controllate.

Il VSME può essere adottato anche da un’azienda che vuole misurare con continuità consumi, emissioni, forza lavoro e altri indicatori, pur senza essere soggetta alla CSRD.

Rispetto agli ESRS, destinati alla rendicontazione obbligatoria delle aziende comprese nel perimetro della direttiva, il VSME propone una struttura più proporzionata. Gli standard GRI seguono invece un’impostazione internazionale più ampia, centrata sugli impatti dell’organizzazione.

Modulo Base e Modulo Completo: come è strutturato il VSME

Lo standard VSME è suddiviso in due livelli: Modulo Base e Modulo Completo. Il secondo può essere applicato soltanto insieme al primo.

La scelta determina la quantità di informazioni da raccogliere e il livello di approfondimento del report. Dovrebbe tenere conto delle dimensioni dell’impresa, della disponibilità dei dati e delle richieste effettivamente ricevute da clienti, banche e altri interlocutori.

Confronto tra Modulo Base e Modulo Completo del VSME, con informative richieste e principali casi d’uso.

La struttura modulare è stata mantenuta anche nel Voluntary Standard del 2026. I singoli dati richiesti presentano però alcune modifiche rispetto al VSME originale, legate all’allineamento con i nuovi ESRS, alla riduzione dei datapoint e alle semplificazioni previste per le imprese di minori dimensioni.

La versione del 2025 dello standard VSME nel Knowledge Hub di EFRAG contiene le informative e le istruzioni applicative utilizzate dalle PMI durante la fase transitoria.

Il Modulo Base

Il Modulo Base comprende undici informative, indicate con i codici da B1 a B11. Rappresenta il livello essenziale del reporting VSME e può essere utilizzato anche dalle microimprese.

Le prime informative riguardano il perimetro del report, le caratteristiche dell’azienda e le pratiche di sostenibilità già introdotte.

La parte ambientale comprende consumi energetici, emissioni di gas serra, inquinamento, biodiversità, acqua, uso delle risorse, economia circolare e rifiuti.

Le informazioni sociali riguardano la composizione della forza lavoro, la salute e sicurezza, le retribuzioni, la contrattazione collettiva e la formazione. La sezione di governance comprende eventuali condanne e sanzioni per corruzione o concussione.

Il Modulo Base è adatto a un’impresa che prepara il primo bilancio di sostenibilità volontario o deve fornire un insieme circoscritto di indicatori. La sua applicazione richiede comunque di definire il perimetro, documentare i metodi di calcolo e mantenere evidenze a supporto dei dati.

Nel Voluntary Standard alcune informative ambientali più complesse diventano facoltative per le imprese con dieci dipendenti o meno. La semplificazione tiene conto delle risorse limitate delle microimprese e riduce le informazioni che possono essere richieste loro attraverso la catena del valore.

Il Modulo Completo

Il Modulo Completo aggiunge nove informative, da C1 a C9, alle undici del Modulo Base.

Approfondisce gli aspetti che possono essere richiesti da banche, investitori e grandi clienti. Comprende informazioni sul modello di business, sulle iniziative aziendali, sugli obiettivi di riduzione delle emissioni, sui piani di transizione e sui rischi climatici.

Sono inoltre previste informazioni più dettagliate sui diritti umani, sulla forza lavoro e sulla governance.

Il Modulo Completo può essere indicato quando l’azienda riceve richieste ESG articolate, ha già raccolto gli indicatori previsti dal Modulo Base o deve comunicare obiettivi ambientali, rischi climatici e piani di riduzione delle emissioni.

La scelta dovrebbe partire dall’utilizzo concreto delle informazioni. Raccogliere dati che non verranno utilizzati aumenta tempi e costi, mentre limitarsi al Modulo Base può essere insufficiente quando un cliente o un istituto finanziario richiede informazioni prospettiche.

Un Modulo Base ben documentato può offrire maggiore valore rispetto a un Modulo Completo costruito su stime poco controllate o informazioni non aggiornate.

Come redigere un bilancio di sostenibilità VSME-aligned

La preparazione di un bilancio di sostenibilità secondo lo standard VSME richiede il coinvolgimento di più funzioni aziendali. Amministrazione, risorse umane, acquisti, produzione, gestione degli immobili e funzioni HSE possono detenere parti diverse delle informazioni richieste.

Il processo dovrebbe iniziare con la definizione del perimetro e terminare con un controllo formale degli indicatori, delle fonti e delle responsabilità.

Processo in cinque passaggi per preparare un report VSME, dal perimetro aziendale alla pubblicazione finale.

Le aziende che avviano il progetto nel 2026 dovrebbero inoltre considerare l’evoluzione verso il Voluntary Standard. La continuità tra i due riferimenti permette di valorizzare il lavoro già svolto, ma le singole informative dovranno essere verificate rispetto alla versione definitiva applicabile.

Definire perimetro, periodo e responsabilità

Il primo passaggio consiste nello stabilire quali società, sedi e attività rientrano nel report VSME.

L’azienda deve indicare se la rendicontazione è individuale o consolidata. In presenza di controllate, può predisporre un report che comprenda i dati dell’impresa e delle società controllate.

Il periodo di riferimento dovrebbe coincidere con quello del bilancio finanziario. L’allineamento facilita il confronto tra indicatori economici, dati operativi e informazioni di sostenibilità.

In questa fase è utile assegnare un responsabile al progetto e definire le funzioni coinvolte, le scadenze per la raccolta, i referenti per ogni area e il livello di approvazione dei dati.

Una chiara distribuzione delle responsabilità riduce ritardi e richieste duplicate. Permette inoltre di identificare chi deve verificare e spiegare eventuali variazioni rispetto all’esercizio precedente.

Selezionare il modulo e mappare i dati

Dopo aver scelto il modulo, l’azienda può associare ogni informativa VSME a una fonte interna.

I dati energetici possono provenire da fatture, contatori o sistemi di gestione degli stabilimenti. Le informazioni sul personale derivano dai sistemi delle risorse umane e dai registri relativi alla sicurezza. Rifiuti, acqua e sostanze inquinanti possono richiedere il coinvolgimento di produzione, manutenzione o HSE.

Per ogni indicatore è opportuno registrare:

  • la definizione utilizzata;

  • l’unità di misura;

  • il periodo considerato;

  • la società o sede di riferimento;

  • la fonte;

  • il responsabile;

  • il metodo di calcolo;

  • l’approvazione.

Questa mappatura permette di distinguere i dati già disponibili, quelli che richiedono un calcolo e quelli che l’azienda non rileva ancora.

Il risultato è una valutazione concreta delle attività necessarie, delle funzioni da coinvolgere e delle eventuali lacune informative.

Raccogliere dati ed evidenze

Ogni valore dovrebbe poter essere ricondotto a una fonte. Fatture, registri, estrazioni gestionali, certificati e prospetti del personale permettono di verificare il dato e aggiornare il calcolo negli anni successivi.

La verificabilità assume particolare importanza quando il rapporto di sostenibilità viene utilizzato per una valutazione creditizia, una gara o un processo di qualifica dei fornitori. Un valore privo di fonte può essere difficile da confermare anche quando è stato calcolato correttamente.

Dal secondo esercizio di applicazione, il report dovrebbe includere anche i dati comparativi dell’anno precedente, quando disponibili. Per rendere il confronto significativo, perimetri, formule e unità di misura devono rimanere coerenti.

Eventuali variazioni metodologiche devono essere documentate. Lo stesso vale per acquisizioni, cessioni, apertura di stabilimenti o altri cambiamenti che incidono sul perimetro.

Calcolare e controllare gli indicatori

Alcune informazioni possono essere estratte direttamente dai sistemi aziendali. Altre richiedono calcoli e criteri metodologici condivisi.

Per determinare le emissioni di Scope 1 e Scope 2 occorre partire dai consumi di combustibili ed energia e applicare fattori di emissione coerenti con il periodo, la fonte e l’area geografica. La distinzione tra emissioni Scope 1, 2 e 3 aiuta a definire correttamente il perimetro, mentre il calcolo della carbon footprint aziendale richiede di documentare dati di attività, fattori utilizzati e criteri metodologici.

Per ogni calcolo è utile conservare separatamente il dato di attività originario, l’unità di misura, il fattore di emissione, la fonte del fattore e il risultato.

Anche gli indicatori sociali richiedono definizioni precise. Turnover, infortuni e ore di formazione devono essere calcolati con criteri identici tra sedi e società.

Prima della pubblicazione, il report dovrebbe superare tre controlli.

Il controllo di completezza verifica che tutte le informative applicabili siano state compilate. Quello di coerenza confronta periodi, perimetri e unità di misura. Il controllo di attendibilità conferma la presenza delle fonti e delle approvazioni necessarie.

Gli scostamenti rilevanti rispetto all’anno precedente meritano un’analisi specifica. Possono dipendere da cambiamenti operativi, variazioni del perimetro o revisioni dei metodi di calcolo. La spiegazione permette al lettore di interpretare correttamente l’indicatore.

Preparare e aggiornare il report VSME

Il bilancio può essere pubblicato come documento autonomo oppure integrato in un altro documento aziendale. Quando un’informazione è già presente in una relazione pubblica, lo standard consente di richiamarla attraverso un riferimento chiaro.

La struttura del report dovrebbe seguire l’ordine delle informative VSME. Tabelle e grafici sono utili per gli indicatori quantitativi, mentre brevi note metodologiche possono spiegare il perimetro, le fonti e le eventuali esclusioni.

La prima edizione richiede generalmente il maggiore lavoro, perché l’azienda deve identificare fonti, criteri e responsabilità. Negli esercizi successivi il processo diventa più efficiente se sono stati conservati lo storico, le regole di calcolo e i documenti utilizzati.

In vista dell’entrata in vigore del Voluntary Standard, è utile mantenere una struttura di raccolta flessibile. L’azienda potrà così aggiornare le singole richieste senza ricostruire l’intero processo.

Quale software utilizzare per un bilancio VSME-aligned

Un software per il bilancio di sostenibilità dovrebbe supportare la raccolta, il controllo e l’aggiornamento dei dati. La sola generazione del documento finale copre una parte limitata del processo di rendicontazione ESG.

La prima funzione da valutare è la presenza di una struttura coerente con il Modulo Base e il Modulo Completo. Il sistema dovrebbe indicare quali informazioni raccogliere, permettere di assegnarle ai referenti e mostrare lo stato di avanzamento.

Considerata l’evoluzione normativa del 2026, il software dovrebbe consentire anche di aggiornare informative e datapoint senza perdere lo storico già raccolto secondo il VSME.

Per aziende con più società o stabilimenti è importante poter mantenere separati i dati delle singole unità e consolidarli nel risultato complessivo. In questo modo è possibile individuare valori mancanti, scostamenti o differenze nei criteri utilizzati.

Un altro requisito riguarda la tracciabilità. Ogni indicatore dovrebbe essere associato alla fonte, alla data di aggiornamento, al metodo di calcolo e alle persone che lo hanno inserito e approvato.

Per gli indicatori ambientali, il software ESG dovrebbe gestire conversioni, fattori di emissione e calcoli mantenendo visibili i dati originari. Lo storico consente di confrontare gli esercizi e ricostruire le ragioni di eventuali variazioni.

Quando Excel può essere sufficiente

Un foglio di calcolo può essere adeguato per una microimpresa con un solo referente, un perimetro semplice e un numero limitato di indicatori.

La gestione diventa più complessa quando aumentano le persone coinvolte, le società o le sedi, i documenti da conservare e i controlli necessari.

In queste situazioni, formule modificate, file duplicati e fonti archiviate separatamente possono ridurre l’affidabilità del report e aumentare il tempo necessario per aggiornarlo. Il confronto tra i principali software ESG dovrebbe quindi partire dalla complessità reale del processo e dalla capacità di mantenere i dati verificabili nel tempo.

Metrikflow per il reporting VSME

Metrikflow è un software per il bilancio di sostenibilità che permette di organizzare in un unico ambiente la raccolta delle informazioni richieste dal VSME.

Le attività possono essere assegnate alle funzioni competenti, con responsabilità e scadenze definite. La piattaforma consente di consolidare dati provenienti da più sedi o società, allegare le evidenze e monitorare lo stato di compilazione.

Le funzioni di calcolo supportano la gestione degli indicatori ambientali, mentre lo storico conserva dati, fonti e risultati degli esercizi precedenti.

Le informazioni raccolte possono essere riutilizzate per rispondere a clienti, banche e altri interlocutori, riducendo la necessità di avviare raccolte separate per ogni richiesta.

La scelta di un software VSME dovrebbe quindi partire dal processo aziendale: numero di persone coinvolte, complessità del perimetro, frequenza delle richieste e necessità di aggiornare il report nel tempo. Una piattaforma strutturata permette di rendere questi passaggi più controllabili, misurabili e replicabili, accompagnando anche il passaggio dal VSME al nuovo Voluntary Standard.

AUTORE

Foto primo piano Sharon Ridolfo

Sharon Ridolfo

ESG analyst

Con un background nella ricerca ambientale internazionale, Sharon ha sviluppato competenze avanzate nell’analisi dei dati e nel monitoraggio delle emissioni, con un focus sullo studio degli inquinanti atmosferici e degli impatti ambientali. Dopo aver coordinato attività di ricerca in progetti europei Horizon 2020 e sviluppato piani di monitoraggio e valutazioni del rischio ambientale, oggi si occupa di ESG reporting e di reporting di sostenibilità, supportando le aziende nella strutturazione di dati solidi, misurabili e coerenti con i principali standard di riferimento. Di indole solare ed energica, è appassionata del mondo animale e della tutela dell’ambiente, valori che rafforzano il suo impegno professionale. Argomenti trattati: ESG reporting, reporting di sostenibilità, KPI ambientali, monitoraggio delle emissioni, cambiamento climatico, analisi dei dati ambientali.

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