Decarbonizzazione, impronta di carbonio e LCA

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SBTi: cos’è e come definire obiettivi climatici aziendali credibili

SBTi: cos’è e come definire obiettivi climatici aziendali credibili

Articolo aggiornato a giugno 2026.
Foto ritratto di Luis Antazema
Luis Antazema
Immagine di copertina SBTi con grafici, percorsi di riduzione, icone climatiche ed elementi di visualizzazione dei dati nello stile visivo di Metrikflow.

Cos’è SBTi e cosa cambia con il Corporate Net-Zero Standard V2.0

SBTi, acronimo di Science Based Targets initiative, è l’iniziativa che supporta aziende e istituzioni finanziarie nella definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni coerenti con la scienza climatica. Il suo ruolo è fornire standard, criteri e strumenti per rendere i target climatici più misurabili, paragonabili e verificabili.

A giugno 2026, SBTi ha pubblicato il nuovo Corporate Net-Zero Standard V2.0, la versione aggiornata dello standard per le aziende che vogliono definire obiettivi Net Zero credibili.

Il Corporate Net-Zero Standard V2.0 rafforza il collegamento tra target, piano operativo e monitoraggio. Secondo il documento ufficiale Corporate Net-Zero Standard V2 Main Changes, la revisione è stata condotta tra aprile 2024 e maggio 2026 per allineare lo standard alla scienza più recente, rafforzare l’approccio alle emissioni Scope 3 e migliorare l’applicabilità del framework per le aziende.

L’aggiornamento introduce un approccio più flessibile all’impostazione di obiettivi climatici, con requisiti che tengono conto di elementi come dimensione aziendale, geografia, profilo emissivo e complessità della catena del valore.

In particolare:
tutte le aziende dovranno definire target near-term per Scope 1 e Scope 2;
lo Scope 3 diventa più mirato, con opzioni diverse in base al coinvolgimento dei fornitori, all’allineamento dei clienti o a specifiche categorie emissive ad alto impatto;
→ alle aziende verrà richiesto di dimostrare piani di implementazione più solidi, non solo target validati;
→ SBTi introduce un approccio “best-efforts”, riconoscendo che alcune barriere possono essere fuori dal controllo diretto dell’azienda;
→ il nuovo framework Ongoing Emissions Responsibility apre a un ruolo più chiaro per rimozioni e azioni di mitigazione.

Riteniamo che questo aggiornamento sia un miglioramento positivo che si adatta più facilmente alla situazione aziendale che varia molto da azienda a azienda. Le società non possono essere sempre messe nelle stesse categorie poichè non partono tutte dallo stesso livello di maturità che sia a livello di sistemi informativi, disponibilità dei dati o per la struttura e differente complessità della supply chain. 

La V2.0 conferma infatti una direzione chiara: i target climatici devono essere sostenuti da dati, piani e responsabilità operative. Per un’azienda, intraprendere un percorso SBTi significa partire da una base misurabile: emissioni di partenza, perimetro organizzativo, Scope 1, Scope 2, Scope 3, anno base, anno target, percentuale di riduzione e metodo di monitoraggio.

Questo rende SBTi rilevante anche sul piano gestionale e finanziario. Un target science-based può orientare investimenti, procurement, logistica, scelte energetiche, sviluppo prodotto e relazione con i fornitori. La sua utilità dipende dalla capacità dell’azienda di collegare l’obiettivo climatico alle decisioni che incidono realmente sulla carbon footprint.



Infografica Metrikflow che spiega cos’è SBTi, da dove nasce, perché è utile alle aziende e su quali elementi si basa un target science-based.


Cosa significa definire obiettivi target science-based: Near-term, long-term e Net Zero

Un science-based target è un obiettivo di riduzione delle emissioni costruito a partire da una baseline misurata e da traiettorie coerenti con la scienza climatica. Rispetto a un obiettivo climatico generico, richiede un inventario GHG, un perimetro chiaro, una metodologia documentata e una logica di monitoraggio.

Il primo elemento è il base year, cioè l’anno di riferimento rispetto al quale vengono calcolate le riduzioni. Il secondo è il perimetro organizzativo, che chiarisce quali società, siti, business unit e attività sono incluse nel calcolo. Il terzo è la copertura delle emissioni, con particolare attenzione a Scope 1, Scope 2 e Scope 3.

Per approfondire la distinzione tra le tre categorie, è utile consultare la guida su Scope 1, Scope 2 e Scope 3.

Nel percorso SBTi è utile distinguere tra near-term targets, long-term targets e Net Zero targets. I near-term targets definiscono le riduzioni da raggiungere nel breve e medio periodo e guidano le decisioni operative dei prossimi anni. I long-term targets indicano la traiettoria necessaria per arrivare a un livello di riduzione compatibile con l’obiettivo Net Zero.

Nel framework SBTi, il Net Zero richiede una riduzione profonda delle emissioni lungo la catena del valore, che differisce dalla tematica di compensazione delle emissioni dove il problema non viene affrontato alla radice. Successivamente, le emissioni residue entrano in gioco dopo gli interventi strutturali di riduzione, secondo criteri specifici. Questo approccio richiede che energia, materiali, fornitori, logistica, processi produttivi e progettazione dei prodotti siano coerenti con la traiettoria definita.

Con il Corporate Net-Zero Standard V2.0, questa logica diventa più operativa. Tutte le aziende dovranno definire target near-term per Scope 1 e Scope 2, mentre lo Scope 3 viene trattato con maggiore granularità, includendo opzioni legate a supplier engagement, allineamento dei clienti o categorie emissive ad alto impatto. La maggiore flessibilità serve a riflettere meglio la realtà aziendale, ma richiede processi più solidi per dimostrare metodo, responsabilità e progressi.

Infografica Metrikflow sulle 5 fasi del percorso SBTi: commitment, 24 mesi, validazione, target set e monitoraggio dei risultati.


Come iniziare un percorso SBTi: carbon footprint, Scope 3 e qualità del dato

Prima di definire un target SBTi, l’azienda deve costruire una base dati affidabile. Il punto di partenza è il calcolo della carbon footprint aziendale, cioè l’inventario delle emissioni GHG generate direttamente e indirettamente dall’organizzazione. Una baseline incompleta può portare a target sottostimati, riduzioni poco realistiche o difficoltà nella validazione.

La qualità della carbon footprint dipende da perimetro organizzativo, fonti dati, fattori di emissione, metodologia di calcolo, assunzioni utilizzate e frequenza di aggiornamento. Per rendere il dato utilizzabile, l’azienda dovrebbe distinguere tra dati primari, dati stimati e proxy, documentando il livello di affidabilità delle informazioni. Questo passaggio è particolarmente rilevante per gruppi con più sedi, business unit, mercati o fornitori.

Lo Scope 3 è spesso la componente più complessa del percorso SBTi. Molte emissioni non si trovano nei sistemi aziendali interni, ma nella supply chain: materiali acquistati, trasporti, distributori, uso dei prodotti venduti, processi esternalizzati e fine vita. In settori come moda, food, packaging, chimica, manifattura, costruzioni e retail, una quota significativa della carbon footprint può concentrarsi fuori dal controllo diretto dell’impresa.

Per questo, lo Scope 3 richiede un miglioramento progressivo della qualità del dato. Nelle fasi iniziali possono essere utilizzate stime, ma un percorso maturo richiede dati più specifici sulle categorie con maggiore peso emissivo. La guida sulle emissioni Scope 3 aiuta a collegare il target setting alle attività concrete di raccolta dati, coinvolgimento dei fornitori e miglioramento del carbon accounting.

La V2.0 introduce un approccio più pragmatico a questa complessità. Il concetto di “best efforts” riconosce che alcune barriere possono dipendere da attori esterni all’azienda, come fornitori, clienti o disponibilità dei dati. Questa impostazione non riduce la responsabilità dell’impresa: richiede di dimostrare quali leve sono sotto controllo diretto, quali dipendono dalla catena del valore e quali azioni vengono attivate per migliorare progressivamente.


Come costruire un piano di decarbonizzazione coerente con SBTi

Per le imprese, un target science-based ha valore se è sostenuto da un piano di decarbonizzazione credibile. Dopo aver misurato le emissioni e definito la traiettoria, l’azienda deve identificare quali interventi possono ridurre concretamente la carbon footprint, con quali tempi, quali investimenti, quali dipendenze operative e quali owner interni.

Le strategie per ridurre le emissioni Scope 1, 2 e 3 possono riguardare efficienza energetica, elettrificazione dei processi, acquisto di energia rinnovabile, riduzione dei consumi, ottimizzazione logistica, sostituzione di materiali ad alta intensità emissiva, redesign di prodotto, riduzione degli sprechi e coinvolgimento dei fornitori. Ogni leva dovrebbe essere valutata in base a potenziale di riduzione, costo, fattibilità tecnica, tempi di implementazione e impatto sul business.

Un piano coerente con SBTi dovrebbe includere milestone intermedie, KPI annuali, owner interni e meccanismi di revisione. Se lo Scope 3 pesa molto sulla carbon footprint totale, il piano deve includere supplier engagement, criteri di selezione dei fornitori, raccolta di dati primari e obiettivi progressivi di miglioramento. In questi casi, la valutazione dei fornitori aiuta a collegare emissioni, rischio e priorità di intervento.

Infografica Metrikflow sugli elementi necessari per la validazione SBTi: anno base, inventario emissivo, Scope 1, 2 e 3, metodologia di calcolo e traiettoria di riduzione.

Il percorso SBTi segue una sequenza formale. Per le aziende corporate, il primo passaggio può essere il commitment, cioè l’impegno pubblico a sviluppare target di riduzione delle emissioni coerenti con i criteri SBTi. Dopo il commitment, l’azienda viene inserita nella Target Dashboard SBTi con status attivo e deve sviluppare i propri obiettivi science-based e sottoporli a validazione secondo le tempistiche applicabili.

La fase successiva è la validazione dei target. L’azienda presenta a SBTi Services i propri obiettivi insieme alle informazioni tecniche necessarie: perimetro organizzativo, anno base, inventario emissivo, copertura Scope 1, Scope 2 e Scope 3, metodologia di calcolo e traiettoria di riduzione. SBTi Services opera come entità legale distinta dalla Science Based Targets initiative e si occupa della validazione dei target climatici di aziende, istituzioni finanziarie e PMI.

Se la validazione ha esito positivo, l’azienda passa allo status “target set”, con target approvati e pubblicati. Da quel momento il lavoro prosegue attraverso monitoraggio, aggiornamento della carbon footprint, verifica delle leve di decarbonizzazione e coerenza tra target, performance e decisioni aziendali.

Il nuovo standard rafforza questa dimensione. La V2.0 introduce un assurance model pensato per supportare la valutazione del miglioramento continuo lungo il percorso net-zero. La credibilità del target dipende quindi anche dalla capacità dell’azienda di dimostrare progressi, aggiornamenti e coerenza nel tempo.

SBTi fornisce alle aziende un metodo riconosciuto per definire obiettivi climatici misurabili e allineati alla scienza. La sua utilità dipende dalla qualità del lavoro preparatorio: carbon footprint completa, baseline affidabile, copertura Scope 1, Scope 2 e Scope 3, analisi della supply chain e piano di decarbonizzazione operativo.

La validazione è una tappa importante, ma il valore aziendale nasce dall’esecuzione: dati solidi, responsabilità chiare, strumenti adeguati e decisioni coerenti con la traiettoria di riduzione.


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Cos’è SBTi e cosa cambia con il Corporate Net-Zero Standard V2.0

SBTi, acronimo di Science Based Targets initiative, è l’iniziativa che supporta aziende e istituzioni finanziarie nella definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni coerenti con la scienza climatica. Il suo ruolo è fornire standard, criteri e strumenti per rendere i target climatici più misurabili, paragonabili e verificabili.

A giugno 2026, SBTi ha pubblicato il nuovo Corporate Net-Zero Standard V2.0, la versione aggiornata dello standard per le aziende che vogliono definire obiettivi Net Zero credibili.

Il Corporate Net-Zero Standard V2.0 rafforza il collegamento tra target, piano operativo e monitoraggio. Secondo il documento ufficiale Corporate Net-Zero Standard V2 Main Changes, la revisione è stata condotta tra aprile 2024 e maggio 2026 per allineare lo standard alla scienza più recente, rafforzare l’approccio alle emissioni Scope 3 e migliorare l’applicabilità del framework per le aziende.

L’aggiornamento introduce un approccio più flessibile all’impostazione di obiettivi climatici, con requisiti che tengono conto di elementi come dimensione aziendale, geografia, profilo emissivo e complessità della catena del valore.

In particolare:
tutte le aziende dovranno definire target near-term per Scope 1 e Scope 2;
lo Scope 3 diventa più mirato, con opzioni diverse in base al coinvolgimento dei fornitori, all’allineamento dei clienti o a specifiche categorie emissive ad alto impatto;
→ alle aziende verrà richiesto di dimostrare piani di implementazione più solidi, non solo target validati;
→ SBTi introduce un approccio “best-efforts”, riconoscendo che alcune barriere possono essere fuori dal controllo diretto dell’azienda;
→ il nuovo framework Ongoing Emissions Responsibility apre a un ruolo più chiaro per rimozioni e azioni di mitigazione.

Riteniamo che questo aggiornamento sia un miglioramento positivo che si adatta più facilmente alla situazione aziendale che varia molto da azienda a azienda. Le società non possono essere sempre messe nelle stesse categorie poichè non partono tutte dallo stesso livello di maturità che sia a livello di sistemi informativi, disponibilità dei dati o per la struttura e differente complessità della supply chain. 

La V2.0 conferma infatti una direzione chiara: i target climatici devono essere sostenuti da dati, piani e responsabilità operative. Per un’azienda, intraprendere un percorso SBTi significa partire da una base misurabile: emissioni di partenza, perimetro organizzativo, Scope 1, Scope 2, Scope 3, anno base, anno target, percentuale di riduzione e metodo di monitoraggio.

Questo rende SBTi rilevante anche sul piano gestionale e finanziario. Un target science-based può orientare investimenti, procurement, logistica, scelte energetiche, sviluppo prodotto e relazione con i fornitori. La sua utilità dipende dalla capacità dell’azienda di collegare l’obiettivo climatico alle decisioni che incidono realmente sulla carbon footprint.



Infografica Metrikflow che spiega cos’è SBTi, da dove nasce, perché è utile alle aziende e su quali elementi si basa un target science-based.


Cosa significa definire obiettivi target science-based: Near-term, long-term e Net Zero

Un science-based target è un obiettivo di riduzione delle emissioni costruito a partire da una baseline misurata e da traiettorie coerenti con la scienza climatica. Rispetto a un obiettivo climatico generico, richiede un inventario GHG, un perimetro chiaro, una metodologia documentata e una logica di monitoraggio.

Il primo elemento è il base year, cioè l’anno di riferimento rispetto al quale vengono calcolate le riduzioni. Il secondo è il perimetro organizzativo, che chiarisce quali società, siti, business unit e attività sono incluse nel calcolo. Il terzo è la copertura delle emissioni, con particolare attenzione a Scope 1, Scope 2 e Scope 3.

Per approfondire la distinzione tra le tre categorie, è utile consultare la guida su Scope 1, Scope 2 e Scope 3.

Nel percorso SBTi è utile distinguere tra near-term targets, long-term targets e Net Zero targets. I near-term targets definiscono le riduzioni da raggiungere nel breve e medio periodo e guidano le decisioni operative dei prossimi anni. I long-term targets indicano la traiettoria necessaria per arrivare a un livello di riduzione compatibile con l’obiettivo Net Zero.

Nel framework SBTi, il Net Zero richiede una riduzione profonda delle emissioni lungo la catena del valore, che differisce dalla tematica di compensazione delle emissioni dove il problema non viene affrontato alla radice. Successivamente, le emissioni residue entrano in gioco dopo gli interventi strutturali di riduzione, secondo criteri specifici. Questo approccio richiede che energia, materiali, fornitori, logistica, processi produttivi e progettazione dei prodotti siano coerenti con la traiettoria definita.

Con il Corporate Net-Zero Standard V2.0, questa logica diventa più operativa. Tutte le aziende dovranno definire target near-term per Scope 1 e Scope 2, mentre lo Scope 3 viene trattato con maggiore granularità, includendo opzioni legate a supplier engagement, allineamento dei clienti o categorie emissive ad alto impatto. La maggiore flessibilità serve a riflettere meglio la realtà aziendale, ma richiede processi più solidi per dimostrare metodo, responsabilità e progressi.

Infografica Metrikflow sulle 5 fasi del percorso SBTi: commitment, 24 mesi, validazione, target set e monitoraggio dei risultati.


Come iniziare un percorso SBTi: carbon footprint, Scope 3 e qualità del dato

Prima di definire un target SBTi, l’azienda deve costruire una base dati affidabile. Il punto di partenza è il calcolo della carbon footprint aziendale, cioè l’inventario delle emissioni GHG generate direttamente e indirettamente dall’organizzazione. Una baseline incompleta può portare a target sottostimati, riduzioni poco realistiche o difficoltà nella validazione.

La qualità della carbon footprint dipende da perimetro organizzativo, fonti dati, fattori di emissione, metodologia di calcolo, assunzioni utilizzate e frequenza di aggiornamento. Per rendere il dato utilizzabile, l’azienda dovrebbe distinguere tra dati primari, dati stimati e proxy, documentando il livello di affidabilità delle informazioni. Questo passaggio è particolarmente rilevante per gruppi con più sedi, business unit, mercati o fornitori.

Lo Scope 3 è spesso la componente più complessa del percorso SBTi. Molte emissioni non si trovano nei sistemi aziendali interni, ma nella supply chain: materiali acquistati, trasporti, distributori, uso dei prodotti venduti, processi esternalizzati e fine vita. In settori come moda, food, packaging, chimica, manifattura, costruzioni e retail, una quota significativa della carbon footprint può concentrarsi fuori dal controllo diretto dell’impresa.

Per questo, lo Scope 3 richiede un miglioramento progressivo della qualità del dato. Nelle fasi iniziali possono essere utilizzate stime, ma un percorso maturo richiede dati più specifici sulle categorie con maggiore peso emissivo. La guida sulle emissioni Scope 3 aiuta a collegare il target setting alle attività concrete di raccolta dati, coinvolgimento dei fornitori e miglioramento del carbon accounting.

La V2.0 introduce un approccio più pragmatico a questa complessità. Il concetto di “best efforts” riconosce che alcune barriere possono dipendere da attori esterni all’azienda, come fornitori, clienti o disponibilità dei dati. Questa impostazione non riduce la responsabilità dell’impresa: richiede di dimostrare quali leve sono sotto controllo diretto, quali dipendono dalla catena del valore e quali azioni vengono attivate per migliorare progressivamente.


Come costruire un piano di decarbonizzazione coerente con SBTi

Per le imprese, un target science-based ha valore se è sostenuto da un piano di decarbonizzazione credibile. Dopo aver misurato le emissioni e definito la traiettoria, l’azienda deve identificare quali interventi possono ridurre concretamente la carbon footprint, con quali tempi, quali investimenti, quali dipendenze operative e quali owner interni.

Le strategie per ridurre le emissioni Scope 1, 2 e 3 possono riguardare efficienza energetica, elettrificazione dei processi, acquisto di energia rinnovabile, riduzione dei consumi, ottimizzazione logistica, sostituzione di materiali ad alta intensità emissiva, redesign di prodotto, riduzione degli sprechi e coinvolgimento dei fornitori. Ogni leva dovrebbe essere valutata in base a potenziale di riduzione, costo, fattibilità tecnica, tempi di implementazione e impatto sul business.

Un piano coerente con SBTi dovrebbe includere milestone intermedie, KPI annuali, owner interni e meccanismi di revisione. Se lo Scope 3 pesa molto sulla carbon footprint totale, il piano deve includere supplier engagement, criteri di selezione dei fornitori, raccolta di dati primari e obiettivi progressivi di miglioramento. In questi casi, la valutazione dei fornitori aiuta a collegare emissioni, rischio e priorità di intervento.

Infografica Metrikflow sugli elementi necessari per la validazione SBTi: anno base, inventario emissivo, Scope 1, 2 e 3, metodologia di calcolo e traiettoria di riduzione.

Il percorso SBTi segue una sequenza formale. Per le aziende corporate, il primo passaggio può essere il commitment, cioè l’impegno pubblico a sviluppare target di riduzione delle emissioni coerenti con i criteri SBTi. Dopo il commitment, l’azienda viene inserita nella Target Dashboard SBTi con status attivo e deve sviluppare i propri obiettivi science-based e sottoporli a validazione secondo le tempistiche applicabili.

La fase successiva è la validazione dei target. L’azienda presenta a SBTi Services i propri obiettivi insieme alle informazioni tecniche necessarie: perimetro organizzativo, anno base, inventario emissivo, copertura Scope 1, Scope 2 e Scope 3, metodologia di calcolo e traiettoria di riduzione. SBTi Services opera come entità legale distinta dalla Science Based Targets initiative e si occupa della validazione dei target climatici di aziende, istituzioni finanziarie e PMI.

Se la validazione ha esito positivo, l’azienda passa allo status “target set”, con target approvati e pubblicati. Da quel momento il lavoro prosegue attraverso monitoraggio, aggiornamento della carbon footprint, verifica delle leve di decarbonizzazione e coerenza tra target, performance e decisioni aziendali.

Il nuovo standard rafforza questa dimensione. La V2.0 introduce un assurance model pensato per supportare la valutazione del miglioramento continuo lungo il percorso net-zero. La credibilità del target dipende quindi anche dalla capacità dell’azienda di dimostrare progressi, aggiornamenti e coerenza nel tempo.

SBTi fornisce alle aziende un metodo riconosciuto per definire obiettivi climatici misurabili e allineati alla scienza. La sua utilità dipende dalla qualità del lavoro preparatorio: carbon footprint completa, baseline affidabile, copertura Scope 1, Scope 2 e Scope 3, analisi della supply chain e piano di decarbonizzazione operativo.

La validazione è una tappa importante, ma il valore aziendale nasce dall’esecuzione: dati solidi, responsabilità chiare, strumenti adeguati e decisioni coerenti con la traiettoria di riduzione.


AUTORE

Foto ritratto di Luis Antazema

Luis Antazema

ESG Analyst

Con una formazione da ingegnere chimico e specializzato nel settore energetico, Luis applica un approccio tecnico e analitico rigoroso alla decarbonizzazione e alla misurazione delle emissioni. Nato in Bolivia e cresciuto professionalmente tra Stati Uniti ed Europa, contribuisce alla progettazione e all'attuazione di metodologie per il calcolo della Carbon Footprint e della Life Cycle Assessment (LCA), supportando le organizzazioni nel quantificare accuratamente le emissioni e, al contempo, nell'individuare opportunità per ottimizzare i processi, migliorare l'efficienza delle risorse e ridurre i costi operativi. Luis non considera la sostenibilità come un mero adempimento normativo, bensì come un catalizzatore di valore aziendale tangibile, capace di legare le prestazioni ambientali ai rendimenti economici, alla mitigazione del rischio e alla competitività a lungo termine. Il suo obiettivo è rendere la sostenibilità concreta, basata sui dati e finanziariamente rilevante per le organizzazioni e i loro stakeholder. Ambiti di competenza: Decarbonizzazione, Corporate Carbon Footprint, Life Cycle Assessment (LCA), Rendicontazione Scope 1–2–3, GHG Protocol, Product Carbon Footprint (PCF).

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