La Science Based Targets initiative (SBTi) aiuta le aziende a definire obiettivi di riduzione delle emissioni coerenti con la scienza climatica e a trasformarli in un percorso concreto di decarbonizzazione. In questo articolo vediamo cos’è SBTi, come funziona la metodologia, quali obiettivi può definire un’azienda e come avviene la validazione dei target, con un focus sulle novità introdotte dal Corporate Net-Zero Standard V2.0.
Cos’è SBTi: significato e obiettivo del framework
SBTi è l’acronimo di Science Based Targets initiative, l’iniziativa che sviluppa standard, criteri e metodologie per supportare aziende e istituzioni finanziarie nella definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni coerenti con la scienza climatica.
L’obiettivo principale del framework SBTi è rendere gli impegni climatici misurabili e verificabili. L’azienda deve definire un anno base, quantificare le proprie emissioni, stabilire quali attività e società rientrano nel perimetro di calcolo e individuare una traiettoria di riduzione compatibile con i criteri previsti dal framework.

Questo approccio permette di collegare gli obiettivi climatici alla pianificazione aziendale. La traiettoria emissiva può infatti influenzare scelte relative a energia, processi produttivi, acquisti, logistica, progettazione dei prodotti e gestione dei fornitori.
A giugno 2026, SBTi ha pubblicato il nuovo Corporate Net-Zero Standard V2.0, che aggiorna il riferimento metodologico per le aziende impegnate nella definizione di obiettivi Net Zero. Il nuovo standard è stato pubblicato nel 2026, ma la transizione sarà progressiva: per le validazioni effettuate nel 2026 resta applicabile la Version 1.3.1, mentre le submission secondo la V2.0 saranno disponibili dal 2027.
Secondo il documento ufficiale Corporate Net-Zero Standard V2 Main Changes, la revisione è stata sviluppata tra aprile 2024 e maggio 2026 con l’obiettivo di aggiornare lo standard alla scienza più recente, rafforzare la gestione delle emissioni Scope 3 e migliorare l’applicabilità dei requisiti alle diverse strutture aziendali.
La nuova versione tiene maggiormente conto di elementi come dimensione dell’organizzazione, area geografica, profilo emissivo e complessità della catena del valore. Le aziende possono quindi applicare criteri più aderenti alla propria struttura, mantenendo requisiti comuni sulla misurazione delle emissioni e sulla definizione dei target.
Tra le principali novità, tutte le aziende dovranno definire obiettivi di breve e medio termine per Scope 1 e Scope 2. Per lo Scope 3, il framework introduce modalità più specifiche in funzione delle categorie emissive e della capacità dell’impresa di intervenire sulla propria catena del valore.
La V2.0 rafforza inoltre il ruolo dei piani di implementazione. L’azienda deve dimostrare come intende raggiungere gli obiettivi attraverso azioni, risorse e responsabilità definite. Il principio dei “best efforts” riconosce che alcune variabili possono dipendere da fornitori, clienti o disponibilità dei dati, ma richiede comunque di documentare le azioni intraprese e i progressi ottenuti.
Per un’impresa, il percorso SBTi parte quindi da una base quantitativa chiara: emissioni iniziali, perimetro organizzativo, Scope 1, Scope 2 e Scope 3, anno base, anno target e percentuale di riduzione. Senza questi elementi diventa difficile costruire obiettivi realistici e monitorarne l’avanzamento.

Come definire gli obiettivi SBTi
Gli obiettivi SBTi vengono definiti a partire dall’inventario delle emissioni dell’organizzazione e dalle traiettorie previste dalla metodologia applicabile.
Un science-based target identifica il livello di riduzione delle emissioni che l’azienda deve raggiungere rispetto a un anno di riferimento. Per definirlo servono una baseline affidabile, un perimetro organizzativo documentato e una corretta classificazione delle emissioni.
Il base year rappresenta l’anno rispetto al quale verranno misurate le riduzioni. La scelta dell’anno deve essere supportata da dati sufficientemente completi e rappresentativi delle attività aziendali.
Il perimetro organizzativo stabilisce invece quali società, stabilimenti, attività e unità operative sono incluse nel calcolo. Questa scelta deve rimanere coerente nel tempo per consentire confronti attendibili tra l’anno base e gli anni successivi.
Un altro elemento centrale della metodologia SBTi è la copertura delle emissioni di Scope 1, Scope 2 e Scope 3. Per approfondire come vengono classificate, è possibile consultare la guida dedicata a Scope 1, Scope 2 e Scope 3.
Gli obiettivi vengono poi distinti in funzione dell’orizzonte temporale.
I near-term target definiscono le riduzioni da conseguire nel breve e medio periodo e rappresentano il riferimento operativo per gli anni successivi. Consentono all’azienda di verificare se gli interventi previsti stanno producendo risultati coerenti con la traiettoria definita.
I long-term target indicano invece il livello di riduzione necessario nel lungo periodo per raggiungere una situazione compatibile con il Net Zero.
Nel framework SBTi, il Net Zero richiede una riduzione profonda delle emissioni lungo la catena del valore. La compensazione non sostituisce gli interventi di riduzione: eventuali emissioni residue vengono considerate dopo avere applicato le misure strutturali previste dal percorso.
Questa impostazione rende necessario collegare gli obiettivi alle attività che generano emissioni. Consumi energetici, materiali, processi produttivi, trasporti, prodotti e fornitori devono essere analizzati rispetto al contributo che possono fornire alla riduzione complessiva.

Come iniziare un percorso SBTi: carbon footprint e qualità dei dati
Prima di definire un obiettivo SBTi, l’azienda deve disporre di una base emissiva sufficientemente completa. Il punto di partenza è quindi il calcolo della carbon footprint aziendale. Una carbon footprint completa e documentabile è uno dei prerequisiti per costruire target SBTi e prepararli alla validazione.
La carbon footprint permette di quantificare le emissioni generate direttamente dall’organizzazione e quelle associate alle sue attività lungo la catena del valore. Il risultato serve a individuare le principali fonti emissive e a capire dove concentrare gli interventi di riduzione.
La qualità del dato incide direttamente sull’affidabilità della baseline. Perimetri incompleti, fattori di emissione non aggiornati o stime poco rappresentative possono alterare la distribuzione delle emissioni e portare alla definizione di obiettivi poco aderenti alla situazione aziendale.
Per questo è utile distinguere chiaramente dati primari, stime e proxy, documentando le fonti utilizzate e il livello di affidabilità delle informazioni. Questo aspetto diventa particolarmente rilevante nei gruppi con più stabilimenti, società o sistemi informativi diversi.
La disponibilità di dati strutturati facilita anche il monitoraggio successivo. Se metodologia, fonti e criteri di calcolo rimangono coerenti, l’azienda può confrontare le prestazioni nel tempo e verificare in modo più preciso l’avanzamento rispetto al target.
Il ruolo dello Scope 3
Lo Scope 3 è spesso la parte più complessa dell’inventario perché comprende emissioni che dipendono da soggetti esterni all’organizzazione.
Materie prime, beni acquistati, trasporti, processi esternalizzati, distribuzione, utilizzo dei prodotti e fine vita possono rappresentare una quota rilevante dell’impronta complessiva. In questi casi la qualità del calcolo dipende anche dalle informazioni disponibili lungo la catena di fornitura.
Nelle prime fasi, alcune categorie possono essere calcolate attraverso stime. Quando una categoria assume un peso significativo, diventa però utile aumentare progressivamente l’utilizzo di dati specifici e coinvolgere i fornitori nella raccolta delle informazioni.
La guida sulle emissioni Scope 3 approfondisce i criteri di calcolo e le principali attività necessarie per migliorare la qualità dei dati lungo la catena del valore.
Il principio dei “best efforts” introdotto nella V2.0 risponde anche a questo problema operativo. L’impresa deve dimostrare quali informazioni riesce a ottenere, quali limiti incontra e quali azioni mette in atto per aumentare nel tempo qualità e copertura dei dati.
Come costruire un piano di decarbonizzazione coerente con SBTi
Per le imprese, un target science-based ha valore se è sostenuto da un piano di decarbonizzazione credibile. Dopo aver misurato le emissioni e definito la traiettoria, l’azienda deve identificare quali interventi possono ridurre concretamente la carbon footprint, con quali tempi, quali investimenti, quali dipendenze operative e quali owner interni.
Le strategie per ridurre le emissioni Scope 1, 2 e 3 possono riguardare efficienza energetica, elettrificazione dei processi, acquisto di energia rinnovabile, riduzione dei consumi, ottimizzazione logistica, sostituzione di materiali ad alta intensità emissiva, redesign di prodotto, riduzione degli sprechi e coinvolgimento dei fornitori. Ogni leva dovrebbe essere valutata in base a potenziale di riduzione, costo, fattibilità tecnica, tempi di implementazione e impatto sul business.
Un piano coerente con SBTi dovrebbe includere milestone intermedie, KPI annuali, owner interni e meccanismi di revisione. Se lo Scope 3 pesa molto sulla carbon footprint totale, il piano deve includere supplier engagement, criteri di selezione dei fornitori, raccolta di dati primari e obiettivi progressivi di miglioramento. In questi casi, la valutazione dei fornitori aiuta a collegare emissioni, rischio e priorità di intervento.
Quando il piano comprende più target, iniziative e responsabili, un software di carbon accounting e decarbonizzazione può aiutare a mantenere collegati dati emissivi, obiettivi di riduzione e avanzamento delle azioni.
Con Metrikflow, ad esempio, le aziende possono gestire la carbon footprint Scope 1, 2 e 3, definire target di riduzione, costruire scenari di decarbonizzazione e monitorare nel tempo l’avanzamento rispetto alla traiettoria prevista.
Come costruire un piano di decarbonizzazione coerente con SBTi
Una volta definita la baseline e individuata la traiettoria di riduzione, l’azienda deve stabilire quali interventi consentono di raggiungere gli obiettivi previsti.
Il piano di decarbonizzazione dovrebbe partire dall’analisi delle principali fonti emissive. Su questa base è possibile confrontare le diverse leve in termini di riduzione potenziale, costo, tempi di implementazione e fattibilità tecnica.
Le strategie per ridurre le emissioni Scope 1, 2 e 3 possono comprendere interventi sull’efficienza energetica, elettrificazione dei processi, utilizzo di energia rinnovabile, ottimizzazione della logistica, sostituzione di materiali ad alta intensità emissiva e revisione della progettazione dei prodotti.
La priorità degli interventi dipende dal profilo emissivo dell’azienda. Un’impresa con emissioni concentrate nei consumi energetici avrà leve diverse rispetto a un’organizzazione in cui la maggior parte dell’impatto dipende dall’acquisto di materiali o dalla fase di utilizzo dei prodotti.
Per questo il piano dovrebbe associare a ogni intervento una riduzione attesa, una tempistica, un investimento e una responsabilità interna. Questi elementi permettono di verificare se la somma delle azioni previste è coerente con la traiettoria SBTi.
Il monitoraggio annuale consente poi di confrontare le riduzioni effettive con quelle pianificate. Se i risultati risultano inferiori alle attese, l’azienda può rivedere priorità, investimenti o modalità di implementazione prima che lo scostamento diventi difficile da recuperare.
Quando una parte significativa delle emissioni dipende dallo Scope 3, il piano deve includere anche la catena di fornitura. In questi casi, la valutazione dei fornitori può supportare l’identificazione dei soggetti e delle categorie su cui concentrare la raccolta dati e gli interventi di riduzione.
Il percorso SBTi: dal commitment alla validazione degli obiettivi
Una volta sviluppati gli obiettivi, l’azienda può procedere attraverso il percorso formale previsto da SBTi.
Per le aziende corporate, uno dei passaggi iniziali può essere il commitment, attraverso cui l’organizzazione comunica l’intenzione di sviluppare obiettivi coerenti con i criteri dell’iniziativa.
Segue la definizione tecnica dei target, costruiti sulla base dell’inventario emissivo, dell’anno base, del perimetro organizzativo e della traiettoria di riduzione applicabile.
Gli obiettivi vengono successivamente sottoposti a validazione.
Certificazione SBTi: come funziona la validazione dei target
L’espressione “certificazione SBTi” viene utilizzata frequentemente per indicare questo passaggio, ma è più preciso parlare di validazione degli obiettivi SBTi.

La valutazione riguarda infatti i target climatici presentati dall’azienda e la loro conformità ai criteri previsti dal framework. Non costituisce una certificazione generale della sostenibilità o delle prestazioni ESG dell’organizzazione.
Durante il processo, l’azienda presenta a SBTi Services le informazioni necessarie alla valutazione: perimetro organizzativo, anno base, inventario delle emissioni, copertura di Scope 1, Scope 2 e Scope 3, metodologia di calcolo e traiettoria di riduzione.
SBTi Services opera come entità legale distinta dalla Science Based Targets initiative e gestisce il processo di validazione dei target per aziende, istituzioni finanziarie e PMI.
La preparazione di queste informazioni può essere supportata da strumenti digitali che permettono di mantenere coerenti baseline, inventario emissivo, target e traiettorie di riduzione.
Metrikflow supporta le aziende nel processo di validazione dei target SBTi, aiutandole a strutturare e monitorare i dati utilizzati durante la preparazione della submission. La valutazione e la validazione formale dei target vengono poi effettuate da SBTi Services.
In caso di esito positivo, gli obiettivi vengono riconosciuti secondo il processo previsto da SBTi e pubblicati attraverso i relativi strumenti di consultazione.
Da quel momento, il monitoraggio assume un ruolo centrale. L’azienda deve aggiornare periodicamente il proprio inventario emissivo e verificare la distanza tra performance effettiva e traiettoria programmata.
Il Corporate Net-Zero Standard V2.0 rafforza questa logica introducendo requisiti più orientati all’implementazione e al miglioramento continuo. La qualità del percorso dipende quindi dalla capacità di mantenere nel tempo dati, metodologie e responsabilità sufficientemente solidi per misurare i progressi.
Cosa serve a un’azienda per affrontare un percorso SBTi
La definizione di obiettivi SBTi richiede innanzitutto un inventario delle emissioni affidabile. Senza una baseline rappresentativa, qualsiasi traiettoria di riduzione rischia di partire da un riferimento debole.
Il secondo elemento è la capacità di individuare le principali fonti emissive e collegarle alle leve operative disponibili. Questo permette di verificare se il livello di riduzione previsto può essere sostenuto da interventi tecnicamente ed economicamente realizzabili.
Serve poi un sistema di monitoraggio che mantenga coerenti fonti, metodologie e perimetro nel tempo. Solo in questo modo è possibile confrontare i risultati annuali e individuare tempestivamente eventuali scostamenti.
Infine, il percorso deve avere responsabilità interne definite. Le emissioni possono dipendere da acquisti, operations, energia, logistica, progettazione e fornitori; per questo il raggiungimento degli obiettivi richiede dati e decisioni provenienti da più funzioni aziendali.
SBTi fornisce il riferimento metodologico entro cui organizzare questi elementi. La validazione degli obiettivi rappresenta una tappa del percorso, mentre la capacità di raggiungerli dipende dall’esecuzione del piano di decarbonizzazione e dalla qualità con cui vengono misurati i risultati.
Domande frequenti su SBTi
Cosa significa SBTi?
SBTi significa Science Based Targets initiative. L’iniziativa sviluppa standard e metodologie per la definizione di obiettivi aziendali di riduzione delle emissioni coerenti con la scienza climatica.
Qual è l’obiettivo principale del framework SBTi?
L’obiettivo del framework è fornire alle organizzazioni criteri per definire target climatici misurabili, verificabili e costruiti a partire dal proprio inventario delle emissioni.
Cosa sono gli obiettivi SBTi?
Gli obiettivi SBTi sono target di riduzione delle emissioni definiti sulla base di un anno di riferimento, di un perimetro organizzativo, dell’inventario delle emissioni e delle traiettorie previste dalla metodologia applicabile.
SBTi è una certificazione?
È più corretto parlare di validazione degli obiettivi. La valutazione riguarda la conformità dei target climatici dell’azienda ai criteri SBTi e non rappresenta una certificazione complessiva delle prestazioni ambientali o ESG dell’organizzazione.
Da dove parte un percorso SBTi?
Il punto di partenza è la misurazione delle emissioni aziendali. Una carbon footprint completa permette di costruire la baseline, individuare le principali fonti emissive e definire una traiettoria di riduzione coerente.
Qual è il ruolo dello Scope 3 in un percorso SBTi?
Lo Scope 3 comprende le emissioni indirette associate alla catena del valore. Quando rappresenta una quota rilevante dell’impronta aziendale, richiede un lavoro specifico sulla qualità dei dati e sul coinvolgimento dei fornitori.
AUTORE
Luis Antazema
ESG Analyst
Con una formazione da ingegnere chimico e specializzato nel settore energetico, Luis applica un approccio tecnico e analitico rigoroso alla decarbonizzazione e alla misurazione delle emissioni. Nato in Bolivia e cresciuto professionalmente tra Stati Uniti ed Europa, contribuisce alla progettazione e all'attuazione di metodologie per il calcolo della Carbon Footprint e della Life Cycle Assessment (LCA), supportando le organizzazioni nel quantificare accuratamente le emissioni e, al contempo, nell'individuare opportunità per ottimizzare i processi, migliorare l'efficienza delle risorse e ridurre i costi operativi. Luis non considera la sostenibilità come un mero adempimento normativo, bensì come un catalizzatore di valore aziendale tangibile, capace di legare le prestazioni ambientali ai rendimenti economici, alla mitigazione del rischio e alla competitività a lungo termine. Il suo obiettivo è rendere la sostenibilità concreta, basata sui dati e finanziariamente rilevante per le organizzazioni e i loro stakeholder. Ambiti di competenza: Decarbonizzazione, Corporate Carbon Footprint, Life Cycle Assessment (LCA), Rendicontazione Scope 1–2–3, GHG Protocol, Product Carbon Footprint (PCF).
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