Cosa sono le certificazioni ESG
Le certificazioni ESG sono strumenti che permettono a un’azienda di dimostrare, tramite criteri verificabili, come gestisce aspetti ambientali, sociali e di governance. Possono riguardare l’intera organizzazione, un sito produttivo, un processo, un prodotto, un edificio o una specifica area di performance, come emissioni di gas serra, gestione ambientale, efficienza energetica, salute e sicurezza, governance o responsabilità di filiera.
Per le imprese, il valore di una certificazione ESG dipende soprattutto dalla sua spendibilità. Una certificazione utile deve rispondere a esigenze concrete: qualifiche fornitori, gare pubbliche, audit di gruppo, questionari clienti, richieste bancarie, rating ESG, reporting di sostenibilità o accesso a mercati regolati. Prima di avviare un percorso di certificazione, quindi, conviene chiarire quale obiettivo aziendale deve supportare e quali stakeholder dovranno riconoscerne il valore.
Il tema è diventato più rilevante anche perché le aziende devono documentare con maggiore precisione le informazioni ESG che comunicano. La Direttiva UE 2024/825 rafforza l’attenzione verso dichiarazioni ambientali generiche, marchi di sostenibilità e claim non supportati da elementi verificabili. In questo scenario, una certificazione riconosciuta può ridurre il rischio di comunicazioni deboli e migliorare la qualità delle evidenze disponibili.

Le principali tipologie di certificazioni ESG per aziende
Le certificazioni ESG non hanno tutte lo stesso obiettivo. Alcune verificano il sistema di gestione dell’azienda, altre misurano un impatto ambientale, altre riguardano un prodotto, un edificio o una valutazione complessiva delle performance aziendali. Per scegliere quella più adatta, un’impresa deve prima capire quale evidenza vuole produrre: controllo dei processi, qualificazione come fornitore, supporto ai claim ambientali, partecipazione a gare, risposta a clienti corporate o rafforzamento del reporting.

Certificazioni di sistema: ISO 14001 e ISO 50001
Le certificazioni di sistema valutano il modo in cui l’azienda gestisce processi, responsabilità, controlli e obiettivi di miglioramento. Non si concentrano su un singolo prodotto, ma sull’organizzazione o su specifici siti operativi. Sono particolarmente utili per imprese industriali, logistica, utility, aziende multi-sito e fornitori che devono dimostrare una gestione strutturata degli impatti ambientali o energetici.
La ISO 14001 è una delle certificazioni ambientali più riconosciute a livello internazionale. Attesta che l’azienda ha implementato un sistema di gestione ambientale, con procedure per identificare gli aspetti ambientali rilevanti, monitorare le performance, gestire la conformità normativa e definire obiettivi di miglioramento. Per un cliente o un auditor, questa certificazione indica che l’impresa gestisce l’ambiente attraverso un processo formalizzato, con responsabilità e controlli documentati.
La ISO 50001 segue una logica simile, ma si concentra sulla gestione dell’energia. È rilevante per aziende energivore, stabilimenti produttivi, data center, grande distribuzione e realtà con consumi energetici significativi. Il suo valore operativo sta nella capacità di collegare misurazione, efficienza e riduzione dei costi, rendendo la performance energetica un indicatore gestito con continuità.
Certificazioni climatiche e carbon footprint: ISO 14064 e ISO 14067
Un secondo gruppo riguarda la misurazione e la verifica delle emissioni di gas serra. In questo caso, il focus è la qualità del dato climatico: confini di rendicontazione, fattori di emissione, fonti utilizzate, metodologia di calcolo e tracciabilità delle informazioni.
La ISO 14064 viene utilizzata per quantificare e rendicontare le emissioni GHG a livello di organizzazione. È utile per aziende che devono rispondere a richieste su Scope 1, Scope 2 e Scope 3, preparare piani di decarbonizzazione, supportare target climatici o fornire dati verificabili a clienti, investitori e capogruppo. Per approfondire la classificazione delle emissioni, rimane centrale il collegamento con il tema Scope 1, 2 e 3.
Per ottimizzare la raccolta dati in conformità con la ISO di riferimento, specialmente per le aziende medio-grandi con più siti produttivi è molto utile appoggiarsi a un software carbon footprint che abbia già aiutato altre aziende con la revisione.
La ISO 14067 riguarda invece la carbon footprint di prodotto. È indicata quando l’azienda deve misurare le emissioni associate al ciclo di vita di un prodotto o servizio, dalla materia prima alla produzione, fino a distribuzione, uso e fine vita, in base al perimetro definito. Questo tipo di certificazione è particolarmente utile nei settori manifatturieri e B2B, dove clienti e supply chain richiedono dati ambientali specifici per confrontare materiali, componenti o fornitori.
Anche qui, per ridurre il prezzo, aumentare la scalabilità, l’efficienza e aumentare la qualità del dato conviene appoggiarsi a software LCA in grado di offrire la ISO di riferimento e/o l’EPD
Certificazioni e dichiarazioni ambientali di prodotto: EPD ed EU Ecolabel
Le certificazioni di prodotto servono a comunicare informazioni ambientali riferite a un bene o servizio specifico. Sono rilevanti quando il mercato chiede dati comparabili, verificabili e legati alle caratteristiche del prodotto, soprattutto in settori come edilizia, arredo, packaging, moda, chimica, elettronica, food e materiali industriali.
L’EPD, Environmental Product Declaration, è una dichiarazione ambientale di prodotto basata su un’analisi LCA. Non certifica automaticamente che un prodotto abbia la performance migliore sul mercato, ma rende trasparenti i suoi impatti ambientali secondo regole metodologiche definite. Per questo è molto usata nel B2B, nelle supply chain industriali e nei settori in cui servono dati ambientali confrontabili. Per costruire una EPD solida, il punto di partenza è spesso un’analisi del ciclo di vita ben impostata, come spiegato nella guida su cos’è l’LCA.
L’EU Ecolabel ha una funzione diversa. È un marchio ambientale europeo assegnato a prodotti e servizi che rispettano criteri specifici di ridotto impatto ambientale lungo il ciclo di vita. È più orientato alla riconoscibilità sul mercato e può essere utile per aziende che vendono prodotti destinati anche al consumatore finale, alla pubblica amministrazione o a canali in cui il marchio ambientale ha valore commerciale immediato.
Certificazioni ESG e schemi di valutazione aziendale: B Corp, Get It Fair ed EcoVadis
Alcuni strumenti hanno un perimetro più ampio e valutano l’azienda su dimensioni ambientali, sociali e di governance. In questo gruppo rientrano certificazioni, rating e schemi di valutazione spesso richiesti da clienti, investitori, partner o gruppi internazionali.
B Corp è una certificazione che valuta l’impatto complessivo dell’azienda su governance, lavoratori, comunità, ambiente e clienti. È adatta a imprese che vogliono rendere verificabile un modello di business orientato alla responsabilità sociale e ambientale, soprattutto quando questi elementi sono parte integrante del posizionamento aziendale.
Get It Fair è uno schema di valutazione ESG orientato alla gestione dei rischi e alla due diligence. Può essere rilevante per aziende che operano in settori esposti a requisiti di filiera, appalti, edilizia o qualifiche fornitori. In questo caso, il valore non sta solo nel riconoscimento esterno, ma nella capacità di strutturare un processo di analisi e miglioramento dei rischi ESG.
EcoVadis, invece, è un rating ESG e non una certificazione in senso stretto. Valuta le pratiche aziendali su ambiente, lavoro e diritti umani, etica e acquisti sostenibili, restituendo uno score utilizzato spesso nelle supply chain internazionali. Per molte aziende, migliorare il punteggio EcoVadis significa rafforzare documentazione, policy, KPI e prove operative richieste dai clienti.
Certificazioni per edifici e asset immobiliari: LEED, BREEAM e WELL
Un’altra categoria riguarda edifici, asset immobiliari e spazi aziendali. Queste certificazioni sono rilevanti per developer, fondi immobiliari, società di facility management, corporate offices, retail, hospitality e organizzazioni che vogliono misurare o valorizzare la qualità ambientale e funzionale degli immobili.
LEED e BREEAM valutano la sostenibilità degli edifici considerando aspetti come energia, acqua, materiali, qualità ambientale interna, gestione del sito e impatti lungo il ciclo di vita. Sono spesso utilizzate per aumentare il valore dell’asset, ridurre costi operativi, accedere a capitali green o rispondere a criteri ESG nel real estate.
WELL ha un focus più diretto sul benessere delle persone che occupano gli spazi. Valuta elementi come qualità dell’aria, illuminazione, comfort, salute e caratteristiche dell’ambiente interno. Per aziende con uffici, sedi operative o spazi aperti al pubblico, può diventare uno strumento utile per collegare sostenibilità, produttività e gestione degli ambienti di lavoro.
Certificazione ESG e rating ESG: qual è la differenza
Nel linguaggio aziendale, “certificazione ESG” e “rating ESG” vengono spesso usati come sinonimi, ma indicano strumenti diversi. Una certificazione attesta la conformità a uno standard, a uno schema o a un insieme di requisiti verificati da un ente terzo. Un rating ESG valuta invece la performance o il profilo di rischio dell’azienda secondo una metodologia definita da una piattaforma o da un provider.
La differenza è operativa. Una certificazione come ISO 14001 dimostra che l’azienda ha implementato un sistema di gestione ambientale strutturato. Un rating ESG restituisce un punteggio, spesso utilizzato da clienti, investitori o capogruppo per confrontare aziende e fornitori. In alcuni casi, il rating è più rilevante per accedere a una supply chain; in altri, la certificazione è richiesta come evidenza formale in gara o in fase di audit.
Per approfondire questo punto, può essere utile leggere la guida Metrikflow sui rating ESG e l’articolo dedicato a EcoVadis, che chiarisce perché EcoVadis sia un rating ESG e non una certificazione in senso stretto.

Le certificazioni ESG sono obbligatorie?
In generale, una certificazione ESG non è obbligatoria per tutte le aziende. Diventa però necessaria o fortemente conveniente quando viene richiesta da un cliente, da una gara, da un capitolato, da una supply chain internazionale o da un sistema di qualifica fornitori. In alcuni settori, la distinzione tra obbligo normativo e obbligo commerciale è sottile: l’azienda non è obbligata per legge a certificarsi, ma senza quella certificazione rischia di perdere opportunità commerciali, punteggi premianti o accesso a determinati mercati.
Alcune certificazioni ambientali sono utilizzate come mezzo di prova nei Criteri Ambientali Minimi, altre supportano la partecipazione a gare pubbliche, altre ancora servono a rispondere alle richieste di clienti soggetti a CSRD o a obblighi di rendicontazione lungo la catena del valore. Per questo la domanda corretta non riguarda solo l’obbligatorietà formale, ma il peso della certificazione nei processi commerciali, finanziari e di qualifica.
Perché le certificazioni ESG contano nella supply chain
La pressione ESG sulle aziende passa spesso dalla supply chain. Le imprese soggette a reporting, rating o obblighi di due diligence devono raccogliere dati dai fornitori, valutare rischi ambientali e sociali, verificare emissioni Scope 3 e documentare i criteri con cui selezionano partner e materiali. Di conseguenza, anche aziende non quotate o PMI possono ricevere richieste ESG molto specifiche dai propri clienti.
Una certificazione può ridurre il lavoro di verifica perché fornisce un’evidenza standardizzata. Un fornitore con ISO 14001, dati GHG verificati, EPD di prodotto o un rating ESG aggiornato rende più semplice la valutazione da parte del cliente. Questo non elimina la necessità di dati puntuali, ma migliora la qualità documentale e riduce il rischio di risposte incomplete.
Per strutturare questi processi su larga scala, una piattaforma per la valutazione ESG dei fornitori consente di raccogliere informazioni, evidenze e indicatori in modo più ordinato rispetto a file e questionari isolati. Questo è particolarmente utile quando l’azienda deve confrontare fornitori diversi, monitorare aggiornamenti periodici e mantenere uno storico delle risposte ricevute.
Certificazioni ESG e reporting di sostenibilità
Le certificazioni ESG possono supportare il reporting di sostenibilità, ma non lo sostituiscono. Un bilancio di sostenibilità richiede una lettura complessiva di impatti, rischi, opportunità, politiche, target e risultati. Le certificazioni forniscono evidenze utili su specifiche aree, come gestione ambientale, emissioni, prodotti, energia, catena di fornitura o governance, ma devono essere integrate in un sistema di rendicontazione coerente.
Questo collegamento è particolarmente importante per le aziende che devono prepararsi alla CSRD, agli ESRS o a richieste informative da parte di clienti soggetti a obblighi di reporting. Una certificazione ISO o una dichiarazione ambientale verificata può rafforzare la qualità delle informazioni, ma servono anche processi di raccolta dati, controlli interni, responsabilità definite e indicatori aggiornati.
Un software per il bilancio di sostenibilità aiuta a collegare certificazioni, KPI, documentazione e workflow di approvazione in un unico processo audit-ready. Il vantaggio operativo sta nella possibilità di evitare duplicazioni: gli stessi dati possono alimentare reporting, audit, questionari clienti e monitoraggio interno, mantenendo coerenza tra le diverse richieste.
Certificazioni ESG e comunicazione: attenzione al greenwashing
Le certificazioni aiutano a rendere più solida la comunicazione ESG, ma solo se vengono presentate in modo preciso. Dire che un’azienda è “certificata ESG” senza spiegare quale certificazione possiede, quale perimetro copre, chi l’ha rilasciata e quali requisiti verifica può creare ambiguità. Una certificazione ambientale di prodotto non equivale a una certificazione dell’intera azienda; una ISO di sistema non dimostra automaticamente che un prodotto abbia il minore impatto sul mercato; un rating ESG non certifica tutte le dichiarazioni ambientali usate nella comunicazione commerciale.
Per le aziende, questo significa che certificazioni e rating devono essere comunicati indicando sempre perimetro, standard, anno di validità e verificatore. Il tema è collegato anche alla Direttiva Antigreenwashing, che rende più importante costruire messaggi ambientali basati su dati, prove e documenti verificabili.
Come scegliere la certificazione ESG giusta
La scelta dovrebbe partire dalle richieste più rilevanti per l’azienda. Quali clienti chiedono dati ESG? Quali gare richiedono evidenze ambientali? Quali informazioni servono a banche, investitori o capogruppo? Quali impatti sono più rilevanti per il settore? Quali dati sono già disponibili e quali richiedono un processo di raccolta strutturato?
Un’azienda manifatturiera con forte esposizione a clienti industriali potrebbe dare priorità a ISO 14001, carbon footprint, EPD e dati Scope 3. Un’azienda che vende prodotti nel mercato europeo potrebbe valutare EU Ecolabel o dichiarazioni ambientali di prodotto. Un fornitore inserito in catene globali potrebbe concentrarsi su rating ESG, questionari di sostenibilità e tracciabilità delle evidenze. Un’azienda soggetta a rendicontazione dovrebbe invece collegare certificazioni, KPI e reporting in un sistema unico, supportato da un software ESG capace di ridurre frammentazione, errori e duplicazioni.
Il criterio più solido è la coerenza tra certificazione, obiettivo aziendale e dati disponibili. Avviare una certificazione senza una base dati affidabile può generare costi, ritardi e output difficili da mantenere. Una roadmap ESG costruita bene consente invece di procedere per priorità: prima i dati più rilevanti, poi gli standard più utili, infine l’integrazione con reporting, supply chain e comunicazione.
Il ruolo del software nella gestione delle certificazioni ESG
Molte certificazioni richiedono dati ricorrenti, evidenze documentali, responsabilità interne e aggiornamenti periodici. Gestire questi elementi con file separati rende difficile mantenere coerenza tra audit, reporting, questionari clienti e comunicazione esterna. Il rischio non è solo operativo: dati non allineati possono produrre risposte incoerenti tra certificazione, bilancio di sostenibilità, rating ESG e richieste di supply chain.
Un software ESG permette di centralizzare dati ambientali, sociali e di governance, collegare evidenze ai KPI, assegnare responsabilità, monitorare avanzamenti e preparare output verificabili.
Conclusione
Le certificazioni ESG sono utili quando aiutano l’azienda a dimostrare in modo verificabile ciò che gestisce, misura e migliora. Non tutte hanno lo stesso valore per ogni settore e non tutte rispondono alle stesse esigenze. La scelta dipende da mercato, clienti, obblighi indiretti, esposizione regolatoria, maturità dei dati e obiettivi di business.
Per costruire un percorso efficace, conviene partire dai requisiti più rilevanti per l’azienda, verificare quali dati servono, scegliere gli standard più riconosciuti dagli stakeholder e integrare certificazioni, rating e reporting in un processo unico. In questo modo la certificazione ESG diventa uno strumento operativo: riduce il rischio documentale, migliora la qualità delle informazioni e rende più solida la posizione dell’azienda verso clienti, investitori, fornitori e auditor.
AUTORE

Alessandro Nora
CEO e cofondatore
La volontà di Alessandro è quella di generare un impatto concreto sulla sostenibilità. Dopo aver fondato un marketplace di fashion sostenibile, sceglie di dedicarsi alla digitalizzazione dell’ESG con l’obiettivo di rendere la sostenibilità più concreta, misurabile e accessibile per le aziende. Founder attento e metodico, con esperienze tra Genova, Berlino e Lisbona, Alessandro unisce visione internazionale e rigore operativo nello sviluppo di soluzioni digitali che semplificano normative ESG e compliance, supportando le imprese nell’adeguamento a normative, certificazioni e rating ESG attraverso strumenti strutturati e audit-ready. Temi trattati: CSRD, CSDDD, EUDR, CBAM rating ESG, certificazioni ESG, Ecovadis, governance della sostenibilità, compliance normativa.
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