La Tassonomia UE è il sistema europeo che definisce quando un’attività economica può essere considerata sostenibile dal punto di vista ambientale.
Per le aziende, è uno strumento di classificazione con effetti concreti sulla rendicontazione, sugli investimenti e sul rapporto con banche, clienti e investitori. Serve a collegare attività economiche, ricavi, investimenti e alcune spese operative a criteri ambientali comuni, riducendo il rischio di valutazioni generiche o non confrontabili.
Nel 2026 la Tassonomia è al centro di un nuovo lavoro di revisione. Dopo il pacchetto Omnibus e l’atto delegato di semplificazione adottato nel 2025, la Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica per rivedere i criteri tecnici e rendere il quadro più chiaro, coerente e applicabile nella pratica.

Il tema non è ridurre l’importanza della Tassonomia. È rendere il sistema più utilizzabile per imprese e operatori finanziari. Le difficoltà emerse negli ultimi anni riguardano soprattutto la complessità di alcuni criteri, l’applicazione del principio “Do No Significant Harm”, le sovrapposizioni con altre norme europee e la difficoltà di produrre evidenze comparabili tra aziende e settori.
Per le imprese soggette alla CSRD, la Tassonomia entra nel bilancio di sostenibilità attraverso indicatori specifici. Per le aziende non direttamente obbligate, può comunque diventare rilevante attraverso richieste di clienti, gruppi societari, banche o investitori.
Cos’è la Tassonomia UE e qual è il suo obiettivo principale
Il riferimento normativo è il Regolamento UE 2020/852, spesso cercato anche come “regolamento UE 852 tassonomia”. Il regolamento istituisce un quadro comune per stabilire se un’attività economica può essere considerata ecosostenibile.

Qual è l’obiettivo principale del regolamento sulla Tassonomia dell’UE?
In termini pratici, l’obiettivo è creare criteri condivisi per valutare le attività economiche dal punto di vista ambientale. Questo permette a imprese, banche, investitori e autorità di usare lo stesso linguaggio quando analizzano attività produttive, progetti, investimenti e dati economici.
La Tassonomia si inserisce nel Green Deal europeo e nel percorso dell’Unione Europea verso la neutralità climatica al 2050. Il suo ruolo è tradurre obiettivi ambientali di lungo periodo in criteri applicabili alle attività economiche e alla rendicontazione aziendale.
I sei obiettivi ambientali della Tassonomia
1. mitigazione dei cambiamenti climatici
2. adattamento ai cambiamenti climatici
3. uso sostenibile delle acque e delle risorse marine
4. transizione verso un’economia circolare
5. prevenzione e riduzione dell’inquinamento
6. protezione della biodiversità e degli ecosistemi.

Un’attività può essere considerata allineata alla Tassonomia solo se rispetta quattro condizioni:
- contribuisce in modo sostanziale ad almeno uno degli obiettivi ambientali
- non arreca danno significativo agli altri
- rispetta garanzie minime sociali e di governance
- soddisfa i criteri tecnici previsti dagli atti delegati.
Questa impostazione rende la Tassonomia diversa da una semplice dichiarazione ambientale. Un’attività non viene valutata sulla base di un impegno generale, ma attraverso requisiti specifici, soglie tecniche e documentazione verificabile.
Ha anche una funzione importante nella prevenzione del greenwashing. Stabilendo criteri comuni, aiuta a distinguere le attività effettivamente supportate da dati ed evidenze da quelle presentate come sostenibili senza basi sufficienti. Questo collegamento è particolarmente rilevante anche rispetto alla Green Claims Directive, che rafforza l’attenzione sulle dichiarazioni ambientali verificabili.
Per un’azienda manifatturiera, la Tassonomia può riguardare investimenti in impianti più efficienti, processi produttivi con minori emissioni, gestione dei rifiuti o uso di materiali riciclati. Per un’azienda immobiliare può riguardare edifici, ristrutturazioni e prestazioni energetiche. Per una banca o un investitore, invece, entra nella valutazione delle attività finanziate.
Quali aziende sono coinvolte dalla Tassonomia UE
Gli obblighi di rendicontazione della Tassonomia UE sono collegati alla rendicontazione di sostenibilità. Le imprese soggette alla CSRD devono includere nel proprio bilancio di sostenibilità anche le informazioni previste dall’articolo 8 del Regolamento Tassonomia.
In concreto, un’azienda deve indicare quale quota del proprio fatturato, degli investimenti e di alcune spese operative è associata ad attività ammissibili o allineate alla Tassonomia. Queste informazioni permettono di leggere il legame tra attività economica e obiettivi ambientali europei in termini misurabili.
Il pacchetto Omnibus ha introdotto un percorso di semplificazione delle regole europee sulla sostenibilità, con effetti anche su CSRD, CSDDD e Tassonomia UE. Per le imprese, questo rende ancora più importante verificare con attenzione il proprio perimetro: dimensione aziendale, fatturato, numero di dipendenti, appartenenza a un gruppo, quotazione e obblighi di rendicontazione applicabili.
Anche le aziende non direttamente obbligate possono essere coinvolte in modo indiretto. Una società può ricevere richieste da clienti, capogruppo, banche o investitori che hanno bisogno di dati coerenti con la Tassonomia per valutare fornitori, finanziamenti, piani industriali o progetti di investimento.
Il rapporto con il settore finanziario è uno degli aspetti più rilevanti. Banche, investitori e intermediari devono a loro volta rendicontare la quota delle proprie esposizioni collegata ad attività economiche allineate alla Tassonomia. Per questo possono chiedere alle imprese informazioni più precise su attività, investimenti, prestazioni ambientali e piani di transizione.
Avere dati già strutturati può facilitare il dialogo con gli istituti finanziari, soprattutto in presenza di nuovi finanziamenti, progetti di efficientamento, investimenti in impianti o interventi legati alla transizione ambientale. Il tema non riguarda solo la conformità normativa, ma anche la qualità delle informazioni con cui l’impresa presenta le proprie attività economiche al mercato.
La Tassonomia dialoga anche con altri strumenti europei sulla finanza sostenibile, come la SFDR per gli operatori finanziari e la CSRD per la rendicontazione societaria. Il risultato è un quadro in cui le informazioni ambientali devono essere più confrontabili, documentate e collegate ai dati economici.
Il primo passaggio, quindi, non è calcolare subito gli indicatori, ma capire se l’azienda rientra negli obblighi diretti, se può ricevere richieste indirette e quali attività economiche potrebbero essere rilevanti per la Tassonomia.
Attività ammissibili e attività allineate: esempio e cosa cambia
Uno degli aspetti più importanti della Tassonomia UE è la distinzione tra attività ammissibili e attività allineate.

Un’attività è ammissibile quando rientra tra quelle previste dagli atti delegati della Tassonomia. Significa che l’attività è coperta dal quadro normativo e può essere analizzata rispetto ai criteri europei.
Un’attività è allineata quando, oltre a essere ammissibile, rispetta tutti i requisiti richiesti. Deve contribuire in modo sostanziale a un obiettivo ambientale, rispettare il principio “Do No Significant Harm”, soddisfare le garanzie minime e rispettare i criteri tecnici di vaglio.
La differenza è importante perché un’azienda può avere attività ammissibili, ma non necessariamente allineate.
Pensiamo a un’azienda manifatturiera che installa un impianto fotovoltaico sul tetto dello stabilimento per coprire parte dei propri consumi energetici. L’investimento può essere ammissibile perché la produzione di energia da fonte solare rientra tra le attività considerate dalla Tassonomia. Tuttavia, non è automaticamente allineato. Per esserlo, l’azienda deve dimostrare che l’impianto rispetta i criteri tecnici applicabili, che non arreca danno significativo agli altri obiettivi ambientali e che la documentazione è completa: autorizzazioni, schede tecniche, dati sulla produzione attesa, informazioni sui materiali utilizzati, gestione del fine vita dei componenti e verifiche ambientali richieste.
In assenza di queste evidenze, l’investimento può restare ammissibile, ma non essere rendicontato come allineato.
Per arrivare a una valutazione corretta, l’azienda deve partire dalla mappatura delle proprie attività economiche. Questa fase richiede una lettura concreta del modello di business: quali attività generano ricavi, quali investimenti sono rilevanti, quali processi hanno impatti ambientali misurabili e quali funzioni aziendali possiedono i dati necessari.
La mappatura può basarsi sui codici NACE, ma non dovrebbe fermarsi a una corrispondenza formale. Serve confrontare la descrizione normativa dell’attività con quello che l’azienda fa davvero. In alcuni casi, due attività con lo stesso codice possono avere caratteristiche operative diverse; in altri, un progetto di investimento può essere rilevante per la Tassonomia anche se non coincide con l’attività principale dell’impresa.
Dopo la mappatura, l’azienda deve verificare i criteri tecnici. Qui emergono spesso le principali difficoltà: dati non disponibili, documenti distribuiti tra uffici diversi, criteri ambientali interpretati in modo non uniforme, informazioni economiche non collegate ai dati tecnici.
Una rendicontazione solida nasce quando ogni valutazione è tracciabile. Per ogni attività, dovrebbe essere chiaro perché è stata considerata ammissibile, quali criteri sono stati applicati, quali dati supportano l’allineamento e quali limiti sono stati identificati.
Questo passaggio è particolarmente delicato per le imprese con attività in settori ancora in transizione. In questi casi, la Tassonomia può evidenziare la distanza tra attività attuali, investimenti programmati e requisiti richiesti. La valutazione diventa quindi utile anche per capire quali dati mancano e quali interventi potrebbero migliorare l’allineamento nel tempo.
Gli indicatori richiesti: fatturato, CapEx e OpEx
La Tassonomia UE richiede alle imprese non finanziarie di rendicontare tre indicatori principali: fatturato, CapEx e OpEx.

L’indicatore sul fatturato misura la quota di ricavi generata da attività ammissibili o allineate alla Tassonomia. È il dato che collega il risultato economico dell’azienda alle attività valutate secondo i criteri ambientali europei. Per calcolarlo correttamente servono ricavi separabili per attività, criteri di attribuzione chiari e coerenza con i dati contabili.
Il CapEx riguarda le spese in conto capitale, quindi gli investimenti. È un indicatore molto rilevante perché mostra come l’azienda sta orientando le risorse destinate al futuro. Può includere investimenti in impianti, edifici, tecnologie, efficientamento energetico, mezzi, processi produttivi o progetti collegati ad attività coperte dalla Tassonomia.
L’OpEx riguarda alcune spese operative definite dalla normativa. È spesso l’indicatore più complesso da gestire, perché non coincide con tutte le spese operative aziendali. Bisogna capire quali costi rientrano nella definizione applicabile, come sono registrati e come possono essere collegati alle attività economiche rilevanti.
Questi indicatori non dovrebbero essere trattati come un esercizio da fare a fine anno. Se i dati vengono raccolti solo al momento della rendicontazione, il rischio è avere informazioni incomplete, difficili da verificare o non coerenti tra loro.
Un processo più efficace collega fin dall’inizio attività, dati economici e dati tecnici. Per ogni attività rilevante, l’azienda dovrebbe sapere quale quota di fatturato è associata, quali investimenti sono collegati, quali spese operative rientrano nel perimetro e quali evidenze servono per verificare l’allineamento.
Questo lavoro richiede una collaborazione stretta tra sostenibilità e funzioni finanziarie. La sostenibilità aiuta a leggere i criteri ambientali; amministrazione e controllo di gestione garantiscono coerenza con i dati economici; le funzioni tecniche forniscono le evidenze operative. Senza questo coordinamento, la rendicontazione rischia di diventare manuale, lenta e difficile da aggiornare.
La qualità degli indicatori dipende anche dalla capacità di documentare le scelte metodologiche. Se un ricavo, un investimento o una spesa vengono inclusi o esclusi dal calcolo, la motivazione deve essere chiara. Questo è essenziale per rendere il bilancio di sostenibilità più solido e per preparare eventuali attività di revisione.
Gli indicatori della Tassonomia possono inoltre dialogare con altri dati ambientali già gestiti dall’azienda, come la carbon footprint, le analisi legate all’LCA o le informazioni raccolte lungo la catena di fornitura. Quando questi dati sono coerenti tra loro, la rendicontazione diventa più semplice da controllare e aggiornare.
Aggiornamenti 2026 e come prepararsi
Gli aggiornamenti più recenti alla Tassonomia UE si inseriscono nel percorso di semplificazione del quadro europeo sulla finanza sostenibile.
Il 4 luglio 2025 la Commissione europea ha adottato un atto delegato per semplificare l’applicazione della Tassonomia. Le modifiche riguardano gli obblighi di informativa, alcuni aspetti degli atti delegati climatici e ambientali e misure pensate per ridurre il carico amministrativo sulle imprese.
Le nuove misure si applicano dal 1° gennaio 2026 e riguardano l’esercizio finanziario 2025. Tra gli elementi più rilevanti ci sono la semplificazione dei modelli di rendicontazione, l’introduzione di soglie di materialità e alcune modifiche ai criteri “Do No Significant Harm”, in particolare per rendere più gestibile l’applicazione dei requisiti legati alla prevenzione e riduzione dell’inquinamento.
Nel marzo 2026 la Commissione ha inoltre aperto una consultazione pubblica sulla revisione dei criteri tecnici della Tassonomia. La revisione nasce da criticità emerse nella pratica: definizioni non sempre chiare, criteri difficili da applicare, sovrapposizioni con norme europee più recenti e rischio di ridurre l’utilità del sistema per aziende e investitori.
La direzione della revisione è rendere i criteri più comprensibili, più coerenti con la normativa esistente e più proporzionati rispetto alle informazioni realmente necessarie. Questo vale soprattutto per i criteri DNSH, che in molti casi richiedono dati tecnici e documentazione non sempre facili da raccogliere o interpretare.
Per le aziende, semplificazione non vuol dire minori aspettative sui dati. Vuol dire ridurre passaggi ridondanti e criteri difficili da applicare, mantenendo però alta l’attenzione su chiarezza, coerenza e confrontabilità delle informazioni.
Per prepararsi, un’azienda dovrebbe partire da una verifica del perimetro normativo e poi costruire una mappa delle attività potenzialmente rilevanti. Da lì è possibile associare ogni attività ai dati economici necessari, identificare le evidenze tecniche disponibili e capire dove mancano informazioni.
La qualità della rendicontazione dipende molto dalla tracciabilità. Ogni dato dovrebbe avere una fonte, un responsabile, un criterio di calcolo e una versione. Questo vale per i dati economici, ma anche per le evidenze tecniche: certificazioni, audit energetici, documentazione impiantistica, analisi ambientali, contratti, schede tecniche e procedure interne.
Per molte imprese, il lavoro sulla Tassonomia UE diventa anche un’occasione per mettere ordine nei dati ESG già presenti in azienda. Le informazioni spesso esistono, ma sono distribuite tra reparti, file, fornitori e sistemi diversi. Il problema principale non è sempre la mancanza di dati, ma la difficoltà di collegarli in modo coerente alla normativa.
Una piattaforma o un software ESG può supportare questo processo quando permette di centralizzare le informazioni, assegnare responsabilità, mantenere traccia delle fonti e aggiornare i criteri normativi nel tempo. Lo stesso vale per i processi di valutazione dei fornitori, quando le informazioni richieste arrivano lungo la catena del valore, o per ambiti normativi collegati come il CBAM, dove dati tecnici, dati economici e dati di emissione devono essere raccolti in modo coerente.
L’utilità di uno strumento digitale non sta nel sostituire la valutazione tecnica, ma nel ridurre il lavoro manuale e rendere più controllabile la raccolta delle evidenze.
La Tassonomia UE continuerà a evolvere insieme al quadro europeo sulla rendicontazione di sostenibilità. Per le aziende, l’approccio più efficace è costruire un processo aggiornabile: attività mappate, dati economici riconciliabili, evidenze tecniche archiviate e responsabilità chiare.
In questo modo la Tassonomia diventa una parte gestibile del bilancio di sostenibilità, senza trasformarsi ogni anno in una raccolta dati da ricostruire da zero.
AUTORE

Alessandro Nora
CEO e cofondatore
La volontà di Alessandro è quella di generare un impatto concreto sulla sostenibilità. Dopo aver fondato un marketplace di fashion sostenibile, sceglie di dedicarsi alla digitalizzazione dell’ESG con l’obiettivo di rendere la sostenibilità più concreta, misurabile e accessibile per le aziende. Founder attento e metodico, con esperienze tra Genova, Berlino e Lisbona, Alessandro unisce visione internazionale e rigore operativo nello sviluppo di soluzioni digitali che semplificano normative ESG e compliance, supportando le imprese nell’adeguamento a normative, certificazioni e rating ESG attraverso strumenti strutturati e audit-ready. Temi trattati: CSRD, CSDDD, EUDR, CBAM rating ESG, certificazioni ESG, Ecovadis, governance della sostenibilità, compliance normativa.
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