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Certificazioni, rating e valutazioni ESG

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Certificazione EPD: che cos’è, a cosa serve e come si ottiene

Certificazione EPD: che cos’è, a cosa serve e come si ottiene

Dati, LCA e verifica per dichiarare l’impatto ambientale dei prodotti.

Foto ritratto Alessandro Nora
Alessandro Nora
Illustrazione della certificazione EPD che mostra una dichiarazione ambientale di prodotto verificata collegata alle fasi del ciclo di vita, ai materiali, ai trasporti, agli edifici e agli indicatori di impatto ambientale.

Che cos’è la certificazione EPD e quali informazioni contiene

L’EPD è una Dichiarazione Ambientale di Prodotto disciplinata dalla ****ISO 14025. La nuova ISO 14025:2026, pubblicata nel giugno 2026 in sostituzione dell’edizione 2006, definisce principi, requisiti e indicazioni per i programmi EPD e le relative dichiarazioni, facendo riferimento alle norme ISO 14040 e ISO 14044 per la valutazione del ciclo di vita.

L’espressione certificazione EPD è consolidata nel linguaggio aziendale, anche se tecnicamente l’EPD è una dichiarazione ambientale sottoposta a verifica indipendente. La verifica accerta che metodologia, dati, calcoli e contenuti del documento rispettino le regole applicabili. Per questo, quando si parla di certificati EPD, è utile distinguere la dichiarazione ambientale dalla certificazione di una specifica prestazione del prodotto.

Infografica sulla certificazione EPD: dichiarazione ambientale di prodotto basata su LCA, verificata da terza parte e più ampia della carbon footprint.

L’EPD non assegna un giudizio sintetico al prodotto. Rende misurabili i suoi impatti ambientali attraverso indicatori definiti e documentati, che possono riguardare cambiamento climatico, consumo di risorse, utilizzo di energia e acqua, produzione di rifiuti e altre categorie previste dalle regole di riferimento.

Un esempio di EPD può quindi mostrare, per la stessa unità di prodotto, gli impatti associati alla produzione delle materie prime, alla lavorazione, ai trasporti e alle ulteriori fasi comprese nel perimetro dello studio. La struttura effettiva dipende dalla categoria analizzata e dalle regole applicabili.

EPD e carbon footprint di prodotto non coincidono. La Product Carbon Footprint misura le emissioni di gas a effetto serra associate al ciclo di vita del prodotto, espresse in CO₂ equivalente, mentre una dichiarazione EPD comprende un insieme più ampio di indicatori ambientali. I dati relativi alla CO₂ restano quindi una componente rilevante del report EPD, ma rappresentano una parte dell’analisi complessiva.

Le dichiarazioni sono diffuse soprattutto nelle filiere in cui servono informazioni quantitative sui materiali e sui prodotti. Nel settore delle costruzioni, per esempio, sono frequenti EPD per acciaio, calcestruzzo, laterizio, materiali isolanti, pavimenti sopraelevati e prodotti in alluminio. Lo stesso metodo può essere applicato ad altre categorie quando esistono regole di prodotto adeguate.

EPD e LCA: come si calcolano gli impatti ambientali del prodotto

Alla base della certificazione EPD c’è lo studio LCA, cioè l’analisi del ciclo di vita.

L’azienda ricostruisce i flussi di materiali, energia, trasporti e processi associati al prodotto all’interno del perimetro previsto. Il modello utilizza dati primari provenienti direttamente dall’organizzazione e dati secondari ricavati da banche dati riconosciute quando le informazioni specifiche non sono disponibili.

Per un prodotto industriale possono essere necessari dati sulle quantità e sulla tipologia delle materie prime, sui consumi energetici degli impianti, sui processi di trasformazione, sugli imballaggi e sulla logistica. Quando il perimetro lo richiede, l’analisi comprende anche distribuzione, utilizzo e gestione a fine vita.

La qualità dell’EPD dipende direttamente dalla qualità e dalla tracciabilità dei dati utilizzati. Informazioni frammentate tra distinte base, gestionali, fogli di calcolo e documenti dei fornitori aumentano il lavoro di riconciliazione e possono generare richieste di approfondimento durante la verifica.

Per le aziende che devono elaborare EPD per più prodotti, organizzare il dato in modo strutturato permette di riutilizzare una parte delle informazioni nei successivi studi LCA e di aggiornare i calcoli quando cambiano materiali, processi, siti produttivi o fornitori. Un software LCA può supportare questa continuità, centralizzando dati, fattori di emissione e modelli utilizzati nelle diverse analisi.

Il ruolo delle PCR, Product Category Rules

Lo studio LCA utilizzato per elaborare una EPD deve rispettare specifiche Product Category Rules (PCR), cioè regole di categoria di prodotto.

Le PCR definiscono l’unità funzionale o dichiarata, i confini del sistema, le fasi del ciclo di vita da includere, le regole di calcolo e gli indicatori da riportare. La loro funzione è creare una base metodologica comune per EPD riferite alla stessa categoria.

Per i prodotti da costruzione assume particolare rilevanza la EN 15804, utilizzata come riferimento per le dichiarazioni ambientali del settore. I diversi programmi EPD possono poi prevedere PCR specifiche o regole complementari per determinate famiglie di prodotto.

Individuare la PCR applicabile prima di iniziare la raccolta dei dati evita revisioni successive del modello LCA. Un errore nella scelta delle regole può infatti incidere sul perimetro, sugli indicatori richiesti e sulla struttura finale della dichiarazione.

Come si ottiene una certificazione EPD

Il processo di certificazione EPD parte dall’individuazione delle regole applicabili e arriva alla registrazione della dichiarazione presso un programma EPD. Tra questi passaggi si collocano la raccolta dei dati, lo studio LCA, la preparazione del documento e la verifica indipendente.

La complessità del percorso varia in base al prodotto, al numero di stabilimenti coinvolti e soprattutto alla disponibilità di dati aziendali già organizzati.

Infografica sul processo per ottenere una certificazione EPD: scelta delle PCR, raccolta dati, studio LCA, verifica, registrazione e pubblicazione.

Individuazione delle PCR applicabili

Il primo passaggio consiste nell’identificare la categoria di prodotto e verificare quali PCR siano disponibili nel programma EPD scelto.

Questa scelta stabilisce il perimetro dello studio e le regole da applicare durante il progetto. È quindi utile definire fin dall’inizio anche il programma attraverso il quale la dichiarazione verrà successivamente registrata.

Raccolta dei dati e studio LCA

L’azienda raccoglie quindi le informazioni necessarie e costruisce il modello LCA.

Il processo coinvolge normalmente diverse funzioni. Produzione ed energia forniscono i dati relativi agli stabilimenti, acquisti e approvvigionamenti contribuiscono con le informazioni su materiali e fornitori, mentre logistica e sviluppo prodotto completano il quadro su trasporti, composizione e caratteristiche tecniche.

Quando una parte significativa degli impatti deriva dall’energia utilizzata negli stabilimenti, collegare i dati LCA a un sistema strutturato di gestione dell’energia permette di utilizzare consumi documentati e aggiornabili anziché ricostruirli manualmente per ogni analisi.

Una raccolta dati documentata riduce il numero di verifiche e correzioni nelle fasi successive. Ogni informazione dovrebbe essere riconducibile alla propria fonte, al periodo di riferimento e al criterio con cui è stata elaborata.

Preparazione e verifica della dichiarazione EPD

I risultati dello studio vengono trasferiti nel documento EPD, che identifica il prodotto e l’organizzazione, descrive il metodo utilizzato e presenta gli indicatori ambientali previsti.

Il report EPD viene poi esaminato da un verificatore indipendente. L’auditor EPD, o più correttamente verificatore EPD, controlla la coerenza dello studio LCA, le fonti dei dati, l’applicazione delle PCR e le informazioni riportate nella dichiarazione.

Eventuali incongruenze o dati non sufficientemente documentati possono richiedere integrazioni prima che il processo prosegua. La logica è analoga a quella che caratterizza altri percorsi di verifica aziendale: dati tracciabili, responsabilità definite e documentazione coerente rendono più efficiente anche la gestione di certificazioni e sistemi ISO.

Registrazione, database EPD e pubblicazione

Dopo la verifica, la dichiarazione viene registrata attraverso un Program Operator, cioè l’organizzazione responsabile della gestione di uno specifico programma EPD.

L’EPD viene quindi pubblicata nel relativo database EPD, dove può essere consultata insieme a informazioni quali identificativo della dichiarazione, titolare, prodotto, PCR utilizzata e periodo di validità. Queste banche dati costituiscono anche uno strumento utile per verificare EPD già pubblicate e individuare esempi relativi alla propria categoria di prodotto.

Nel caso di The International EPD System, il processo ufficiale di sviluppo di una EPD prevede cinque passaggi principali: selezione della PCR, studio LCA, preparazione della dichiarazione, verifica e registrazione con successiva pubblicazione nell’EPD Library.

La pubblicazione non rende il documento immutabile. Cambiamenti significativi nei prodotti, nei processi o nei dati utilizzati possono richiedere l’aggiornamento dell’EPD, secondo le regole del programma.

EPDItaly e International EPD System: cosa cambia

Tra i principali programmi che un’impresa può valutare ci sono EPDItaly e The International EPD System.

EPDItaly, ricercato anche come EPD Italy o EPD Italia, è il Program Operator italiano per la pubblicazione delle dichiarazioni EPD. Lo schema opera nell’ambito dell’accreditamento Accredia e le verifiche sono svolte da organismi di verifica e validazione accreditati.

Nel 2026 il programma sta attraversando un periodo di transizione regolamentare. Secondo il Regolamento EPDItaly Rev. 7.1, fino al 30 settembre 2026 possono essere utilizzate le revisioni 6.0 e 7.1; dal 1° ottobre 2026 le nuove EPD dovranno essere sviluppate e pubblicate secondo la Rev. 7.1 e le relative condizioni previste dal programma.

The International EPD System, spesso indicato nelle ricerche come EPD International, opera invece a livello internazionale e viene utilizzato da organizzazioni appartenenti a numerosi Paesi e settori produttivi.

Per un’azienda, la scelta del programma dipende dal mercato di destinazione, dalle richieste dei clienti e dei capitolati, dalla categoria di prodotto e dalle PCR disponibili. Non esiste quindi una scelta valida in modo uniforme per tutte le imprese.

Due EPD pubblicate attraverso programmi diversi non sono inoltre automaticamente confrontabili. Per effettuare un confronto occorre verificare la compatibilità di PCR, funzione del prodotto, unità di riferimento, fasi del ciclo di vita analizzate e metodo di valutazione degli impatti.

Quando la certificazione EPD è richiesta: CAM, LEED e BREEAM

Una domanda frequente riguarda se la certificazione EPD è obbligatoria. In termini generali, l’EPD è uno strumento volontario, ma può diventare necessaria dal punto di vista commerciale o contrattuale quando è richiesta da un cliente, da un capitolato, da una gara o da specifici criteri di qualificazione del prodotto.

Per questo la decisione di svilupparla dovrebbe partire da una valutazione concreta del mercato. Se clienti strategici richiedono dati ambientali verificati, se determinate gare attribuiscono rilevanza alle dichiarazioni ambientali o se la filiera utilizza dati LCA nei propri processi di acquisto, l’EPD può assumere un valore operativo diretto.

Infografica sui principali utilizzi aziendali dell’EPD: richieste dei clienti, gare e procurement, LEED e BREEAM e decisioni interne.

Certificazione EPD e CAM

Il rapporto tra certificazione EPD e CAM è particolarmente rilevante per le imprese che operano negli appalti pubblici italiani.

Per il settore delle costruzioni occorre fare riferimento ai CAM Edilizia adottati con il DM 24 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2025, che costituisce il quadro di riferimento per i criteri ambientali minimi applicabili alla progettazione e ai lavori negli appalti pubblici.

La differenza tra EPD e CAM riguarda innanzitutto la loro funzione. I Criteri Ambientali Minimi definiscono requisiti applicabili a determinate procedure di acquisto pubblico; l’EPD documenta invece gli impatti ambientali di un prodotto attraverso uno studio LCA verificato.

Di conseguenza, un certificato EPD e la conformità CAM non sono equivalenti. Una dichiarazione EPD può costituire una delle evidenze richieste o utilizzabili nell’ambito di uno specifico criterio, ma occorre verificare puntualmente il CAM applicabile e le modalità di dimostrazione previste.

Anche espressioni come certificazione CAM EPD vanno quindi interpretate con attenzione: non identificano un’unica certificazione, ma il possibile rapporto tra la dichiarazione ambientale del prodotto e i requisiti stabiliti dai CAM.

EPD nei protocolli LEED e BREEAM

Le dichiarazioni EPD trovano applicazione anche nei sistemi di valutazione degli edifici come LEED e BREEAM, nei quali possono contribuire alla documentazione relativa alle caratteristiche ambientali dei materiali.

Il possesso di una EPD non determina automaticamente il raggiungimento di un credito o di un determinato livello di valutazione. Occorre verificare le condizioni previste dalla versione del protocollo utilizzata e il ruolo del prodotto all’interno dello specifico progetto.

Come organizzare dati, strumenti e competenze per ottenere una EPD

La parte più impegnativa di un progetto EPD è spesso la costruzione di una base dati sufficientemente completa e verificabile.

Prima di avviare il calcolo, l’azienda dovrebbe definire prodotti interessati, siti produttivi inclusi, periodo di riferimento, fonti informative e responsabilità interne. Questa impostazione permette di capire rapidamente quali dati sono già disponibili e dove esistono invece lacune da colmare.

Materiali e componenti devono essere riconducibili alle distinte base; i consumi energetici devono poter essere attribuiti ai processi o agli stabilimenti interessati; trasporti, scarti e altre ipotesi devono essere documentati in modo coerente con il modello.

Quando l’organizzazione non dispone internamente delle competenze metodologiche necessarie, può ricorrere a una consulenza EPD o a un consulente specializzato per impostare PCR, raccolta dati, modello LCA e preparazione della dichiarazione. Il verificatore deve invece mantenere il ruolo indipendente previsto dal programma.

Un software EPD, un software LCA o uno strumento dedicato al calcolo e alla gestione dei dati può rendere il processo più efficiente quando aumentano numero di prodotti, stabilimenti o aggiornamenti da gestire. La stessa base informativa può inoltre alimentare analisi complementari, come il calcolo della carbon footprint attraverso strumenti dedicati, evitando di duplicare la raccolta delle informazioni ambientali.

Per le imprese che devono produrre EPD in modo ricorrente, questo aspetto ha un impatto misurabile: ridurre la raccolta manuale, mantenere tracciabili le fonti e riutilizzare i dati già validati permette di abbreviare i cicli di aggiornamento e ridurre il rischio di incongruenze.

Il risultato del processo è la dichiarazione pubblicata e disponibile sul sito o nel database del programma EPD scelto. Il patrimonio più riutilizzabile rimane però il modello sottostante: dati di prodotto, processi e risultati LCA possono essere aggiornati nel tempo e utilizzati per confrontare scenari produttivi, materiali, energia e logistica sulla base di indicatori quantitativi.

La certificazione EPD consente alle aziende di comunicare attraverso dati verificati gli impatti ambientali associati a un prodotto lungo il suo ciclo di vita. EPD è l’acronimo di Environmental Product Declaration, in italiano Dichiarazione Ambientale di Prodotto.

Il significato di EPD è quindi strettamente legato alla misurazione: la dichiarazione riporta informazioni quantitative calcolate attraverso uno studio di Life Cycle Assessment (LCA) e organizzate secondo regole precise per la categoria di prodotto analizzata.

Per un’impresa, ottenere una EPD significa disporre di informazioni ambientali verificabili e presentate secondo uno schema riconosciuto. Il certificato EPD, espressione frequentemente utilizzata per indicare la dichiarazione, può essere richiesto da clienti e committenti, utilizzato nelle gare o nei processi di approvvigionamento e impiegato come fonte dati lungo la filiera.

Che cos’è la certificazione EPD e quali informazioni contiene

L’EPD è una Dichiarazione Ambientale di Prodotto disciplinata dalla ****ISO 14025. La nuova ISO 14025:2026, pubblicata nel giugno 2026 in sostituzione dell’edizione 2006, definisce principi, requisiti e indicazioni per i programmi EPD e le relative dichiarazioni, facendo riferimento alle norme ISO 14040 e ISO 14044 per la valutazione del ciclo di vita.

L’espressione certificazione EPD è consolidata nel linguaggio aziendale, anche se tecnicamente l’EPD è una dichiarazione ambientale sottoposta a verifica indipendente. La verifica accerta che metodologia, dati, calcoli e contenuti del documento rispettino le regole applicabili. Per questo, quando si parla di certificati EPD, è utile distinguere la dichiarazione ambientale dalla certificazione di una specifica prestazione del prodotto.

Infografica sulla certificazione EPD: dichiarazione ambientale di prodotto basata su LCA, verificata da terza parte e più ampia della carbon footprint.

L’EPD non assegna un giudizio sintetico al prodotto. Rende misurabili i suoi impatti ambientali attraverso indicatori definiti e documentati, che possono riguardare cambiamento climatico, consumo di risorse, utilizzo di energia e acqua, produzione di rifiuti e altre categorie previste dalle regole di riferimento.

Un esempio di EPD può quindi mostrare, per la stessa unità di prodotto, gli impatti associati alla produzione delle materie prime, alla lavorazione, ai trasporti e alle ulteriori fasi comprese nel perimetro dello studio. La struttura effettiva dipende dalla categoria analizzata e dalle regole applicabili.

EPD e carbon footprint di prodotto non coincidono. La Product Carbon Footprint misura le emissioni di gas a effetto serra associate al ciclo di vita del prodotto, espresse in CO₂ equivalente, mentre una dichiarazione EPD comprende un insieme più ampio di indicatori ambientali. I dati relativi alla CO₂ restano quindi una componente rilevante del report EPD, ma rappresentano una parte dell’analisi complessiva.

Le dichiarazioni sono diffuse soprattutto nelle filiere in cui servono informazioni quantitative sui materiali e sui prodotti. Nel settore delle costruzioni, per esempio, sono frequenti EPD per acciaio, calcestruzzo, laterizio, materiali isolanti, pavimenti sopraelevati e prodotti in alluminio. Lo stesso metodo può essere applicato ad altre categorie quando esistono regole di prodotto adeguate.

EPD e LCA: come si calcolano gli impatti ambientali del prodotto

Alla base della certificazione EPD c’è lo studio LCA, cioè l’analisi del ciclo di vita.

L’azienda ricostruisce i flussi di materiali, energia, trasporti e processi associati al prodotto all’interno del perimetro previsto. Il modello utilizza dati primari provenienti direttamente dall’organizzazione e dati secondari ricavati da banche dati riconosciute quando le informazioni specifiche non sono disponibili.

Per un prodotto industriale possono essere necessari dati sulle quantità e sulla tipologia delle materie prime, sui consumi energetici degli impianti, sui processi di trasformazione, sugli imballaggi e sulla logistica. Quando il perimetro lo richiede, l’analisi comprende anche distribuzione, utilizzo e gestione a fine vita.

La qualità dell’EPD dipende direttamente dalla qualità e dalla tracciabilità dei dati utilizzati. Informazioni frammentate tra distinte base, gestionali, fogli di calcolo e documenti dei fornitori aumentano il lavoro di riconciliazione e possono generare richieste di approfondimento durante la verifica.

Per le aziende che devono elaborare EPD per più prodotti, organizzare il dato in modo strutturato permette di riutilizzare una parte delle informazioni nei successivi studi LCA e di aggiornare i calcoli quando cambiano materiali, processi, siti produttivi o fornitori. Un software LCA può supportare questa continuità, centralizzando dati, fattori di emissione e modelli utilizzati nelle diverse analisi.

Il ruolo delle PCR, Product Category Rules

Lo studio LCA utilizzato per elaborare una EPD deve rispettare specifiche Product Category Rules (PCR), cioè regole di categoria di prodotto.

Le PCR definiscono l’unità funzionale o dichiarata, i confini del sistema, le fasi del ciclo di vita da includere, le regole di calcolo e gli indicatori da riportare. La loro funzione è creare una base metodologica comune per EPD riferite alla stessa categoria.

Per i prodotti da costruzione assume particolare rilevanza la EN 15804, utilizzata come riferimento per le dichiarazioni ambientali del settore. I diversi programmi EPD possono poi prevedere PCR specifiche o regole complementari per determinate famiglie di prodotto.

Individuare la PCR applicabile prima di iniziare la raccolta dei dati evita revisioni successive del modello LCA. Un errore nella scelta delle regole può infatti incidere sul perimetro, sugli indicatori richiesti e sulla struttura finale della dichiarazione.

Come si ottiene una certificazione EPD

Il processo di certificazione EPD parte dall’individuazione delle regole applicabili e arriva alla registrazione della dichiarazione presso un programma EPD. Tra questi passaggi si collocano la raccolta dei dati, lo studio LCA, la preparazione del documento e la verifica indipendente.

La complessità del percorso varia in base al prodotto, al numero di stabilimenti coinvolti e soprattutto alla disponibilità di dati aziendali già organizzati.

Infografica sul processo per ottenere una certificazione EPD: scelta delle PCR, raccolta dati, studio LCA, verifica, registrazione e pubblicazione.

Individuazione delle PCR applicabili

Il primo passaggio consiste nell’identificare la categoria di prodotto e verificare quali PCR siano disponibili nel programma EPD scelto.

Questa scelta stabilisce il perimetro dello studio e le regole da applicare durante il progetto. È quindi utile definire fin dall’inizio anche il programma attraverso il quale la dichiarazione verrà successivamente registrata.

Raccolta dei dati e studio LCA

L’azienda raccoglie quindi le informazioni necessarie e costruisce il modello LCA.

Il processo coinvolge normalmente diverse funzioni. Produzione ed energia forniscono i dati relativi agli stabilimenti, acquisti e approvvigionamenti contribuiscono con le informazioni su materiali e fornitori, mentre logistica e sviluppo prodotto completano il quadro su trasporti, composizione e caratteristiche tecniche.

Quando una parte significativa degli impatti deriva dall’energia utilizzata negli stabilimenti, collegare i dati LCA a un sistema strutturato di gestione dell’energia permette di utilizzare consumi documentati e aggiornabili anziché ricostruirli manualmente per ogni analisi.

Una raccolta dati documentata riduce il numero di verifiche e correzioni nelle fasi successive. Ogni informazione dovrebbe essere riconducibile alla propria fonte, al periodo di riferimento e al criterio con cui è stata elaborata.

Preparazione e verifica della dichiarazione EPD

I risultati dello studio vengono trasferiti nel documento EPD, che identifica il prodotto e l’organizzazione, descrive il metodo utilizzato e presenta gli indicatori ambientali previsti.

Il report EPD viene poi esaminato da un verificatore indipendente. L’auditor EPD, o più correttamente verificatore EPD, controlla la coerenza dello studio LCA, le fonti dei dati, l’applicazione delle PCR e le informazioni riportate nella dichiarazione.

Eventuali incongruenze o dati non sufficientemente documentati possono richiedere integrazioni prima che il processo prosegua. La logica è analoga a quella che caratterizza altri percorsi di verifica aziendale: dati tracciabili, responsabilità definite e documentazione coerente rendono più efficiente anche la gestione di certificazioni e sistemi ISO.

Registrazione, database EPD e pubblicazione

Dopo la verifica, la dichiarazione viene registrata attraverso un Program Operator, cioè l’organizzazione responsabile della gestione di uno specifico programma EPD.

L’EPD viene quindi pubblicata nel relativo database EPD, dove può essere consultata insieme a informazioni quali identificativo della dichiarazione, titolare, prodotto, PCR utilizzata e periodo di validità. Queste banche dati costituiscono anche uno strumento utile per verificare EPD già pubblicate e individuare esempi relativi alla propria categoria di prodotto.

Nel caso di The International EPD System, il processo ufficiale di sviluppo di una EPD prevede cinque passaggi principali: selezione della PCR, studio LCA, preparazione della dichiarazione, verifica e registrazione con successiva pubblicazione nell’EPD Library.

La pubblicazione non rende il documento immutabile. Cambiamenti significativi nei prodotti, nei processi o nei dati utilizzati possono richiedere l’aggiornamento dell’EPD, secondo le regole del programma.

EPDItaly e International EPD System: cosa cambia

Tra i principali programmi che un’impresa può valutare ci sono EPDItaly e The International EPD System.

EPDItaly, ricercato anche come EPD Italy o EPD Italia, è il Program Operator italiano per la pubblicazione delle dichiarazioni EPD. Lo schema opera nell’ambito dell’accreditamento Accredia e le verifiche sono svolte da organismi di verifica e validazione accreditati.

Nel 2026 il programma sta attraversando un periodo di transizione regolamentare. Secondo il Regolamento EPDItaly Rev. 7.1, fino al 30 settembre 2026 possono essere utilizzate le revisioni 6.0 e 7.1; dal 1° ottobre 2026 le nuove EPD dovranno essere sviluppate e pubblicate secondo la Rev. 7.1 e le relative condizioni previste dal programma.

The International EPD System, spesso indicato nelle ricerche come EPD International, opera invece a livello internazionale e viene utilizzato da organizzazioni appartenenti a numerosi Paesi e settori produttivi.

Per un’azienda, la scelta del programma dipende dal mercato di destinazione, dalle richieste dei clienti e dei capitolati, dalla categoria di prodotto e dalle PCR disponibili. Non esiste quindi una scelta valida in modo uniforme per tutte le imprese.

Due EPD pubblicate attraverso programmi diversi non sono inoltre automaticamente confrontabili. Per effettuare un confronto occorre verificare la compatibilità di PCR, funzione del prodotto, unità di riferimento, fasi del ciclo di vita analizzate e metodo di valutazione degli impatti.

Quando la certificazione EPD è richiesta: CAM, LEED e BREEAM

Una domanda frequente riguarda se la certificazione EPD è obbligatoria. In termini generali, l’EPD è uno strumento volontario, ma può diventare necessaria dal punto di vista commerciale o contrattuale quando è richiesta da un cliente, da un capitolato, da una gara o da specifici criteri di qualificazione del prodotto.

Per questo la decisione di svilupparla dovrebbe partire da una valutazione concreta del mercato. Se clienti strategici richiedono dati ambientali verificati, se determinate gare attribuiscono rilevanza alle dichiarazioni ambientali o se la filiera utilizza dati LCA nei propri processi di acquisto, l’EPD può assumere un valore operativo diretto.

Infografica sui principali utilizzi aziendali dell’EPD: richieste dei clienti, gare e procurement, LEED e BREEAM e decisioni interne.

Certificazione EPD e CAM

Il rapporto tra certificazione EPD e CAM è particolarmente rilevante per le imprese che operano negli appalti pubblici italiani.

Per il settore delle costruzioni occorre fare riferimento ai CAM Edilizia adottati con il DM 24 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2025, che costituisce il quadro di riferimento per i criteri ambientali minimi applicabili alla progettazione e ai lavori negli appalti pubblici.

La differenza tra EPD e CAM riguarda innanzitutto la loro funzione. I Criteri Ambientali Minimi definiscono requisiti applicabili a determinate procedure di acquisto pubblico; l’EPD documenta invece gli impatti ambientali di un prodotto attraverso uno studio LCA verificato.

Di conseguenza, un certificato EPD e la conformità CAM non sono equivalenti. Una dichiarazione EPD può costituire una delle evidenze richieste o utilizzabili nell’ambito di uno specifico criterio, ma occorre verificare puntualmente il CAM applicabile e le modalità di dimostrazione previste.

Anche espressioni come certificazione CAM EPD vanno quindi interpretate con attenzione: non identificano un’unica certificazione, ma il possibile rapporto tra la dichiarazione ambientale del prodotto e i requisiti stabiliti dai CAM.

EPD nei protocolli LEED e BREEAM

Le dichiarazioni EPD trovano applicazione anche nei sistemi di valutazione degli edifici come LEED e BREEAM, nei quali possono contribuire alla documentazione relativa alle caratteristiche ambientali dei materiali.

Il possesso di una EPD non determina automaticamente il raggiungimento di un credito o di un determinato livello di valutazione. Occorre verificare le condizioni previste dalla versione del protocollo utilizzata e il ruolo del prodotto all’interno dello specifico progetto.

Come organizzare dati, strumenti e competenze per ottenere una EPD

La parte più impegnativa di un progetto EPD è spesso la costruzione di una base dati sufficientemente completa e verificabile.

Prima di avviare il calcolo, l’azienda dovrebbe definire prodotti interessati, siti produttivi inclusi, periodo di riferimento, fonti informative e responsabilità interne. Questa impostazione permette di capire rapidamente quali dati sono già disponibili e dove esistono invece lacune da colmare.

Materiali e componenti devono essere riconducibili alle distinte base; i consumi energetici devono poter essere attribuiti ai processi o agli stabilimenti interessati; trasporti, scarti e altre ipotesi devono essere documentati in modo coerente con il modello.

Quando l’organizzazione non dispone internamente delle competenze metodologiche necessarie, può ricorrere a una consulenza EPD o a un consulente specializzato per impostare PCR, raccolta dati, modello LCA e preparazione della dichiarazione. Il verificatore deve invece mantenere il ruolo indipendente previsto dal programma.

Un software EPD, un software LCA o uno strumento dedicato al calcolo e alla gestione dei dati può rendere il processo più efficiente quando aumentano numero di prodotti, stabilimenti o aggiornamenti da gestire. La stessa base informativa può inoltre alimentare analisi complementari, come il calcolo della carbon footprint attraverso strumenti dedicati, evitando di duplicare la raccolta delle informazioni ambientali.

Per le imprese che devono produrre EPD in modo ricorrente, questo aspetto ha un impatto misurabile: ridurre la raccolta manuale, mantenere tracciabili le fonti e riutilizzare i dati già validati permette di abbreviare i cicli di aggiornamento e ridurre il rischio di incongruenze.

Il risultato del processo è la dichiarazione pubblicata e disponibile sul sito o nel database del programma EPD scelto. Il patrimonio più riutilizzabile rimane però il modello sottostante: dati di prodotto, processi e risultati LCA possono essere aggiornati nel tempo e utilizzati per confrontare scenari produttivi, materiali, energia e logistica sulla base di indicatori quantitativi.

AUTORE

Foto ritratto Alessandro Nora

Alessandro Nora

CEO e cofondatore

La volontà di Alessandro è quella di generare un impatto concreto sulla sostenibilità. Dopo aver fondato un marketplace di fashion sostenibile, sceglie di dedicarsi alla digitalizzazione dell’ESG con l’obiettivo di rendere la sostenibilità più concreta, misurabile e accessibile per le aziende. Founder attento e metodico, con esperienze tra Genova, Berlino e Lisbona, Alessandro unisce visione internazionale e rigore operativo nello sviluppo di soluzioni digitali che semplificano normative ESG e compliance, supportando le imprese nell’adeguamento a normative, certificazioni e rating ESG attraverso strumenti strutturati e audit-ready. Temi trattati: CSRD, CSDDD, EUDR, CBAM rating ESG, certificazioni ESG, Ecovadis, governance della sostenibilità, compliance normativa.

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